

"Massimo Bernardini Giorgio Nena” ovvero Il colore della poesia
E’ stato dato alle stampe, nel dicembre appena trascorso, e sarà presentato presso il Wine-Art Bar “Frescovivo” in Via da Giussano a Roma, il 15 febbraio p.v. alle 18.30, il libro a quattro mani dal titolo “Massimo Bernardini Giorgio Nena” ovvero Il colore della poesia. Naturalmente, Bernardini e Nena ne sono gli autori l’uno per la parte pittorica e l’altro per la parte lirico-letteraria.
L’opera sarà illustrata dal Prof. Saverio Avveduto presidente dell’UNLA e dell’UCSA e dalla Prof: Luigina Bortolatto direttore de “Le Venezie”, critico e storico dell’arte che hanno curato la prefazione del libro con due saggi magistrali, stringati ed essenziali, ma che dischiudono la mente al lettore per una comprensione globale dell’opera mostrando vie e sentieri impensati o inaspettati. Dalle poche notizie che Bernardini e Nena danno di sé e della propria arte – solo nell’ultima pagina – emergono due vite fatalmente segnate da quel coacervo di moti, di idee, di sommovimenti più celebrati che attuati che fu il ’68. Ma segnate ancor prima da un’amicizia che proprio in quel movimento storico, precocemente vissuto con fasi intense ed eroiche (erano appena adolescenti), ha trovato cemento ed esaltazione. Un’amicizia che il tempo anziché affievolire ha consolidato fino a culminare con quest’opera editoriale di non poco conto. Non si può scrivere un libro in due se non c’è perfetta fusione, identità di vedute, o una stupenda linea guida comune da inseguire. Oso pensare che tale è stata la corrispondenza, la simbiosi di pensiero giovanile corsa tra i due che essi non potevano approdare nel tempo che a questo libro, a questo risultato.
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Se di Giorgio, che ha scritto la parte poetica, sorprende l’ostinazione del tema unico, quello dell’amore, in Bernardini sorprende il colore che, anche se in alcune pagine volutamente violento, conserva sempre un che di soffuso, di pastello, a volte di livido, di enigmatico, di misterioso, di un qualcosa che deve ancora venire e che non potrà essere bello e sereno. Questa peculiarità gli proviene dal suo costante impegno ambientale di denuncia dei mali della terra che tiene, lui e noi, in angoscia, come una frana latente che corrode le energie vitali di ognuno fino all’incubo di una catastrofe generale. O forse è proprio quella tecnica del “graffesco” – un neologismo coniato dallo stesso pittore – che consiste nel graffiare quanto già dipinto, a scuotere e preoccupare.
Non è proprio un libro tranquillo questo quinto volume della collana Esmeralda edito da Eurocrom di Treviso ma piuttosto un inno all’attesa, all’inquietudine, all’apprensione, all’agitazione interiore, ai confini misteriosi dell’ego e del superego. Un tandem tra lirica e pittura costruito su una incessante fluidità di sensazioni e di moti impalpabili. In Giorgio Nena, che si esprime con sonorità istintive e naturali, si sprigiona un fiume di ricordi d’infanzia, di amori acerbi, di amori sognati, di amori futuri, di amori impossibili. Un amore dominante e straboccante su tutto come se non possa esistere lo stesso concetto di poesia se non nel nome dell’amore. E butta giù i suoi pensieri lasciandosi prendere e trasportare senza sottrarsi al fascino del circolo chiuso di pensieri già pensati che ruotano intorno alle suggestive variazioni su un unico tema o a discorsi concentrici ed egocentrici però mai stagnanti o monodici. E la lirica di Giorgio non tradisce la pittura di Massimo, la sorregge piuttosto con estrosi andamenti di versi evocativi con una forma poetica che, data la brevità dei componimenti, non vuole appagare totalmente altrimenti chiuderebbe le porte a qualunque altro desiderio. E anche nel figurativismo di Bernardini oggetti e forme hanno segreti legami tra loro come cimeli, come ricordi o come appagamenti soggettivi. Raffinate metamorfosi giocano con un trasognato illusionismo, inaspettate crisalidi preludono al tema della morte intesa come maestra suprema di estetismo, come gli occhi che si affacciano sull’anima e contemplano l’involucro svuotato il cui nulla è cucito e rappezzato. Conosciamo altre tele di Bernardini, non riportate nel libro, con temi esiziali molto più espliciti e marcati in una sorta di surrealismo didascalico che tenta di dare forma all’informe, espressione di una non-coscienza che arriva a con-fondersi con l’auto-coscienza. Spesso, scorrendo le pagine, la fusione tra i due artisti è così compiuta che il tempo pare non esistere più e forse non sembra poi aver più tanto senso, come se tutto si svolgesse nella dimensione univoca di un eterno presente. E’ la dimostrazione che i due non hanno barato. E’ la consapevolezza (inconsapevole) di non aver tradito l’infanzia del cuore.
Nel corso della presentazione, con la proiezione delle diapositive delle pagine del libro, saranno declamati alcuni versi da Claudia Mencaroni. Le pitture originali di Massimo Bernardini create appositamente per il libro costituiranno prezioso materiale per una mostra che sarà inaugurata da Fabio De Propris contestualmente alla presentazione del libro e si protrarrà fino al 28 febbraio con orario dalle 10 alle 14.
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