

Studenti feriti nel corso della manifestazione del 25 ottobre di fronte a Montecitorio
La manifestazione del 25 ottobre davanti a Montecitorio si è conclusa tragicamente. Infatti, il sit-in di studenti e ricercatori, iniziato nella mattinata, si è prolungato e, nel pomeriggio, ci sono stati scontri tra studenti e polizia. Il bilancio è stato di otto feriti.
Ma la lotta e i cori degli studenti, a cui impunemente alcuni deputati di An, Santachè e La Russa, hanno risposto con gesti volgari, non hanno sortito alcun effetto. Il decreto è passato.
La riforma della docenza universitaria messa a punto dal ministro Moratti si è aggiudicata, con 259 voti favorevoli, il vai libera della Camera.
Ciò significa che uno studente che aspira a divenire professore universitario dopo aver ottenuto il posto di ricercatore sarà sempre un precario.
La riforma, infatti, prevede che dopo cinque anni di ricerca si possa accedere ad un concorso per professori associati. E qualora si dovesse vincere si otterrebbe un contratto a tempo determinato per tre anni. Alla fine del primo triennio, se si vince un concorso come professore ordinario, si ottiene un ulteriore contratto di tre anni, e poi? L’ateneo dovrebbe assumere il docente a tempo determinato.
Ma l’università ha la copertura finanziaria per assumere il docente a tempo inderminato?
E ancora, poiché il D. D. L prevede il ritorno al concorso unico nazionale, quanti ricercatori riusciranno a divenire professori?
Naturalmente le risposte a questi quesiti, data la difficile situazione economica dell’università pubblica, sono negative.
Perciò se a causa dell’aumento delle tasse universitarie, dell’inaccessibilità di borse di studio e degli alloggi per gli studenti e il caro affitti, l’università sta sempre più divenendo un privilegio di pochi, con la nuova riforma, poi, anche la carriera di docenti sarà un sogno irrealizzabile, per la maggior parte del popolo dei laureati.
Ad essere avvantaggiati come sempre saranno proprio i meno i meritevoli. Poiché quando si tradisce il principio cardine della giustizia sociale: l’eguaglianza delle possibilità (in questo caso si nega l’eguale diritto al sapere), ad emergere sarà sempre chi ha un maggiore potere d’acquisto delle cariche e dei meriti e non chi possiede delle qualità.
Gli studenti hanno già annunciato che la protesta all’interno degli atenei non si arresta e che continueranno le occupazioni.
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