

Ovvero istruzioni al dipendente comunale per “vincere” i concorsi senza farli
Transfughi pentiti? Come vogliamo chiamarli quei dipendenti pubblici che “saltellano” in modo disinvolto da un ente all’altro? In effetti basta dare un’occhiata alle delibere di questi ultimi tempi per rendersi conto di come la categoria dei “furbetti” (forse la definizione è più propria) stia celebrando la sua apoteosi proprio sotto la Giunta Veltroni. Il gioco è noto: il dipendente comunale si dimette e fa un primo salto verso le più remunerative aziende capitoline, salvo poi “ravvedersi” e tornare alla base in posizione di “comando” con un profilo professionale più alto. Ama, Zètema, Farmacap le aziende più gettonate per l’avvio del percorso, meglio se “assistito”. Di esempi ce ne sono tanti. A cominciare dai dipendenti comandati nello staff del sindaco e nelle altre strutture politiche. Il tutto, ovviamente, a spese del Comune di Roma.
Anche per quel funzionario direttivo (ne abbiamo incontrato uno nella nostra ricerca, non escludiamo ce ne siano altri) con posizione organizzativa che, fallito il concorso pubblico da dirigente, ha preso subito la scorciatoia per una carriera più rapida (e sicura) aggirando future e fastidiose procedure concorsuali. Passando così, in pochissimo tempo, dai 35 mila euro annui percepiti dal “quadro” comunale con p.o. ai 135 mila euro annui (più trattamento accessorio) corrisposti al dirigente della società capitolina in “prestito” al Comune di Roma.
Rispetto a tale “pratica” ci risulta che i dirigenti comunali di ruolo, quelli che hanno guadagnato i gradi sul campo, come pure i dipendenti che hanno partecipato al concorso, idonei e non vincitori, stiano dando battaglia. Non possiamo dar loro torto, solo dubitiamo dell’esito favorevole di un ricorso, viste le procedure formalmente ineccepibili seguite da un’Amministrazione dove sembra contare il solo aspetto normativo.
Chi ne esce male, come al solito, è la politica. Coi suoi falsi proclami sulla meritocrazia, i suoi richiami ad una questione morale che nel nostro paese non è mai stata affrontata, nemmeno a scherzare.
Adesso che il sindaco è anche segretario del Partito democratico ci aspettiamo segnali più “forti” su questo fronte. Quelli finora pervenuti (tagli dei c.d.a. delle società, rimozione del comandante dei vigili) sembrano più il frutto delle sollecitazioni dell’opinione pubblica che non una diretta e convinta azione di governo dell’Amministrazione comunale.
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