

L'assessore alle Politiche Sociali del Municipio XIII, Arianna Quarta: "si archivia una pagina dolorosa della nostra città"
Dopo mesi di lavoro serrato e coordinato, il Centro di Accoglienza Alloggiativa Temporanea (Caat) di Val Cannuta ha finalmente chiuso i battenti. Un traguardo che restituisce dignità a 120 famiglie romane, molte delle quali vivevano in condizioni precarie da troppo tempo.
«Si chiude una pagina dolorosa della nostra città, restituendo dignità a chi ha sofferto troppo a lungo», ha dichiarato Arianna Quarta, assessore del Municipio XIII alle Politiche Sociali, Sanitarie e Pari Opportunità, ricordando anche il richiamo del sindaco Gualtieri nel suo ultimo rapporto alla cittadinanza.
Il risultato non è arrivato per caso. Da maggio, il Dipartimento Politiche Abitative di Roma Capitale, insieme all’Unione Inquilini e al Municipio XIII, ha lavorato instancabilmente, affrontando momenti di tensione ma sempre con al centro le persone.
«Le intenzioni sono diventate fatti concreti e tangibili», spiega Quarta, sottolineando il ruolo determinante del sindaco Gualtieri e dell’assessore Zevi.
Grazie a strumenti innovativi e a un coordinamento mirato – dalla delibera 185 al collocamento nei Sassat, senza più il limite dei due anni – sono state effettuate 37 assegnazioni, permettendo a molte famiglie di tornare a una vita normale. Una vittoria che non è solo sociale: Roma Capitale risparmierà circa 3 milioni di euro all’anno.
Ma il percorso non si ferma qui. «La chiusura del Caat non significa la fine dell’emergenza abitativa», precisa l’assessore. «Quello di Val Cannuta dimostra che un lavoro attento su ogni singola persona produce risposte concrete, sostenibili e umane».
«Val Cannuta ha chiuso, le persone hanno vinto», conclude Quarta. «Continueremo su questa strada fatta di ascolto, responsabilità e soluzioni. La città sta già vedendo i primi frutti, ma c’è ancora tanto da fare».
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