

Fatti e misfatti di giugno 2013
Vergogna
“La legge 92 del 2012, che ha introdotto agevolazioni contributive e fiscali per i datori di lavoro i quali decidessero di assumere donne e disoccupati oltre i 51 anni – si è saputo – è tuttora ferma perché sempre in attesa dei necessari semplici regolamenti attuativi”.
Incredibile. Mentre la disoccupazione – specialmente tra le categorie più svantaggiate – continua a crescere drammaticamente giorno dopo giorno, né il Governo Monti uscente né il Governo Letta entrante hanno trovato qualche spicchio di tempo per dedicarsi a questi regolamenti attuativi che potrebbero portare sollievo, anche se minimo, a quella fascia di disoccupati tuttora più in crisi. Alla faccia, dunque, delle comuni sbandierate preoccupazioni di come e dove trovare, di nuovo, occasioni di lavoro. Ma evidentemente, se non costa alcuna fatica lanciare belle proposte e buoni propositi per combattere la disoccupazione, costa molta fatica, invece, tradurle in fatti concreti. Perfino quando sono lì già pronti. Vergogna.
Il pianto antico degli editori
“Dal 2007 quotidiani e periodici hanno perso un milione di copie, la pubblicità è ai minimi storici – si è detto preoccupato Giulio Anselmi, presidente della “Federazione italiana editori giornali” – e, quindi, è urgente un intervento dello Stato”.
Ma gli editori dei giornali non sono anch’essi imprenditori? Certo che sì. E, allora, perché lo Stato, se non è in condizione di aiutare gli imprenditori di altri settori, dovrebbe versare denaro pubblico agli editori di giornali? Il presidente Giulio Anselmi, invece di invocare la solita manna statale e di abbandonarsi al solito pianto antico, farebbe forse meglio a studiare come rinnovare la “formula giornale” per riacquistare i lettori perduti e come ridurre tante spese concretamente riducibili con una più moderna organizzazione e una più equa distribuzione di stipendi e di collaborazioni. Compito più difficile, certo, ma anche più responsabile e più dignitoso. A meno che alla “Federazione italiana editori giornali”, pur di avere la solita manna statale, non faccia schifo passare per una casta scandalosamente privilegiata quanto vergognosamente accattona.
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