Via dei Gelsi 85: tre generazioni di barbieri a Centocelle

Nella bottega di Franco si respira la fresca e sana aria di paese

Quante teste, quanti volti sono passati sotto le abili mani di Franco Nania? Ce lo chiedevamo mentre attendevamo per intervistare lo storico barbiere di Centocelle e contemporaneamente assistevamo ai simpatici sfottò calcistici all’indomani di un mercoledì di coppa tra alcuni giovani del quartiere, suoi clienti, in attesa dell’apertura dello storico negozio in via dei Gelsi 85.
L’aria che si respira da “Franco il Barbiere”, come qui sono soliti chiamarlo, è proprio quella di una sana atmosfera di paese, dove tra una barba ed un taglio di capelli, i clienti discutono e scherzano di tutto un po’ con il loro barbiere di fiducia.
E così Franco, continua ad occuparsi delle teste e delle facce di tante persone di Centocelle, coadiuvato ora da suo figlio Andrea, cui sta trasmettendo l’arte, insieme con l’abilità di saper intrattenere i clienti, mettendoli a proprio agio.

Franco, ci puoi raccontare brevemente la storia del tuo negozio?

Il mestiere del barbiere l’ho ereditato da mio padre Vincenzo che, come succedeva un tempo, vedendo la mia scarsa voglia di studiare, decise di portarmi in negozio, così avrei almeno imparato un mestiere. Perciò, all’età di 6-7 anni ho iniziato, guadagnandomi le prime mance, a svolgere le classiche prime piccole mansioni: ripulire il pavimento dai capelli tagliati, spazzolare il cliente, poi, ma c’è voluto un po’ di tempo: insaponare, fare lo shampoo e infine effettuare i primi tagli di capelli e radere le prime barbe. Le mie prime esperienze come barbiere sono avvenute in un negozio in piazza delle Orchidee, in seguito ci siamo trasferiti qui in via dei Gelsi dove ormai lavoro da 50 anni.

Cosa ricordi di allora?

Ricordo che un tempo il nostro lavoro era diverso. L’afflusso maggiore dei clienti c’era soprattutto il sabato e ancor più la domenica (perché allora si lavorava la domenica, riposando il lunedì) quando il cliente, come per un rito veniva da noi per il servizio completo: capelli, barba, shampoo e frizione. Lavoravamo ogni domenica, dalla mattina sino alle quattro del pomeriggio, mentre durante la settimana il servizio maggiore era quella delle barbe nella prima mattinata.

E adesso?

Adesso è tutto cambiato spesso gli uomini si fanno la barba ed i capelli da soli, anche se i giovani vengono ancora per sperimentare dei tagli ricercati e originali. In questo mi aiuta molto mio figlio Andrea che ha deciso di proseguire questa strada, lavorando in negozio con me.

Andrea, come ti trovi a lavorare con papà?

Mi trovo davvero bene con mio padre; questo lavoro mi piace moltissimo, e lo consiglio ai giovani come me perché ti permette di rapportarti con gente sempre diversa. E naturalmente di sperimentare sempre nuovi tagli, seguendo le varie mode. Per non parlare del fatto che il lavoro ti rende pure indipendente economicamente.

Franco, quali sono state le ragioni e il segreto del successo incontrato dal negozio?

Successo, diciamo che è una parola grossa. Una certa affermazione senz’altro, anche se in questi ultimi anni con una maggiore fatica. Penso che sia stato importante aver creato un ambiente di amicizia e cordialità. Qui, ad esempio, si parla di calcio e podismo che, come è risaputo, è la mia grande passione da sempre (sono infatti maratoneta ed ultramaratoneta e ho fatto più volte la mitica 100 km del Passatore, seguendo l’esempio del mio presidente Vincenzo Luciani). Il mio lavoro mi permette inoltre di lavorare con clienti di tutte le categorie sociali, di tutte le tendenze e soprattutto con i giovani praticando tagli originali e seguendo la moda del momento e captando le loro problematiche e i loro interessi. Insomma la mia clientela non invecchia. E neppure io mi fossilizzo e mi rimbambisco.

Com’era il quartiere quando hai iniziato a lavorare?

Quando ero bambino Centocelle viveva un momento di forte crescita: non c’erano ancora le strade; c’erano solamente tanti prati. Poi sono venute le strade, le case, tante case e l’afflusso di tanta tanta gente. E il quartiere a mano a mano si è evoluto. Adesso la vita è migliore. Anche sul fronte della sicurezza il quartiere è più ripulito rispetto ad un tempo.

Come si sono evoluti i comportamenti dei clienti?

La clientela è cambiata, e sono cambiati i suoi gusti. Da me poi oltre ai giovani del quartiere, vengono anche ragazzi di altre zone e, attratti dal mio trattamento familiare e dal servizio buono e dai prezzi non esosi, molti ragazzi stranieri prevalentemente romeni ed albanesi con cui abbiamo un buonissimo rapporto. Sono ragazzi seri, che lavorano e che cercano di emanciparsi. Sono come eravamo noi una volta. Cercano di farsi un avvenire per sé e per le proprie famiglie.

Per concludere, Franco esprimi un tuo desiderio?

Sarebbe quello di vedere ogni cittadino italiano pagare le tasse e che magari si fossero sistemi di controllo dell’evasione migliori.

E tu, Andrea?

Bisognerebbe aprire le porte del lavoro ai giovani. Vedo molti dei miei amici combattere con le difficoltà di tutti i giorni ed io mi reputo strafortunato di poter apprendere un mestiere indipendente, lavorando con mio padre e “rubandogli” il mestiere. Io credo che se verranno dati dei sbocchi lavorativi ai ragazzi essi non se li lasceranno sfuggire e anche altre cose nell’economia generale si rimetteranno a posto.  

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