

Previsto in data odierna nella Palazzina Algardi un vertice intergovernativo tra Italia e Grecia
Cancellata una giornata di primavera nel verde di Villa Pamphilj. Lunedì 12 maggio, uno dei parchi storici più amati dai romani è rimasto chiuso al pubblico per motivi di sicurezza.
I cartelli, spuntati all’alba agli ingressi, con il logo di Roma Capitale, hanno colto di sorpresa residenti, jogger e famiglie.
Nessun preavviso ufficiale, nessun comunicato: solo un avviso secco affisso sui cancelli, che recita la chiusura “per motivi istituzionali”.
Il motivo? Nella Palazzina Algardi, cuore nobile della villa, si tiene un vertice intergovernativo tra Italia e Grecia. Un appuntamento di rilievo che, però, ha acceso la miccia della protesta.
In prima linea l’associazione per Villa Pamphilj, da decenni attiva nella tutela del parco. “È la terza volta in un mese che ci chiudono la villa – denunciano – stavolta non ci sono scuse: sta diventando una prassi inaccettabile”.
Le lamentele non riguardano la necessità di garantire la sicurezza agli ospiti istituzionali, ma le modalità scelte. “In passato, anche con eventi importanti, si era riusciti a circoscrivere l’area interessata, lasciando aperto il resto del parco” ricordano gli attivisti. Stavolta, invece, è stato vietato l’accesso a tutti, senza distinzione.

A pesare è anche l’invasione di mezzi a motore, necessari alla logistica del vertice, ma che – sottolineano i cittadini – rischiano di danneggiare un’area protetta, dove vige il divieto di circolazione per ragioni ambientali.
“La tutela del patrimonio verde non può venire meno per eventi che, per quanto importanti, non dovrebbero stravolgere la vita dei cittadini”, è l’appello degli utenti abituali del parco.
Il comitato non è nuovo alla battaglia per difendere la Villa. Negli anni ’90 raccolse oltre trentamila firme contro il progetto – mai realizzato – di trasformare la Palazzina Algardi nella residenza ufficiale del Presidente del Consiglio.
“Siamo pronti a mobilitarci di nuovo – avvertono – se la villa continuerà a essere considerata un’appendice della Presidenza del Consiglio, anziché un bene comune da tutelare”.
Intanto, tra chi si è visto respinto ai cancelli lunedì mattina, c’è delusione e rabbia. “Capisco le esigenze di sicurezza – racconta un abituale frequentatore della villa – ma perché chiudere tutto, e soprattutto senza dircelo prima? Non siamo cittadini di serie B”.
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