Vita da barbone a Roma

Spaccati di vita, di chi non ha o non vuole avere più nessun legame con la società e la vita, così come noi la intendiamo
di uomodellastrada_1948 - 9 Maggio 2007

Roma, grande città, metropoli multietnica e multirazziale, cemento ovunque, smog, polveri sottili, tanti eventi, turisti, e chi più ne a più ne metta. Eppure ci sono delle povere anime a cui tutto questo resta del tutto indifferente, così come loro restano indifferenti alla così detta “gente normale”, i barboni. Loro vivono sotto i ponti, si fanno capanne con legni, foglie e cellophane, tra di loro ci sono persone che avevano una famiglia, un lavoro importante, poi qualcosa è andato storto, investimenti sbagliati, amicizie forse, non quelle giuste e… ecco quello che ci hanno raccontato.

Cesare (nome di fantasia): “Nel giro di due settimane, ormai indebitato, mi ritrovai a dormire negli anfratti del parco e a rovistare nei cassonetti per trovare cartoni con cui coprirmi la notte e resti di cibo per nutrirmi. I primi giorni da straccione li passai da solo, poi un giorno nella metropolitana conobbi un altro barbone di nome Gino (nome di fantasia), che mi insegnò alcuni trucchi per vivere. Anch’egli, come me, una volta era stato ricco però aveva sperperato tutti i suoi averi con il gioco, le donne e l’alcool. La notte dormii su una panchina nel parco con il mio nuovo amico, la mattina seguente mi portò in un centro per poveri, lì ci davano da mangiare due volte a settimana e per il resto di questa chiedevamo l’elemosina ai passanti.
La vita da barbone, oltre a essere infelice, è anche pericolosa: una sera, mentre io e Gino dormivamo nel parco, alcuni ragazzi ci malmenarono con dei bastoni. Noi, malridotti, andammo in ospedale, però lì ci cacciarono perché eravamo sporchi.
Spesso penso ai miei cari e a come la mia vita sia cambiata da normale, rispettabile, cittadino a sconosciuto barbone, anche al fatto che non ho passato molto tempo con i miei famigliari e a cosa darei per tornare indietro. Si apprezza ciò che si aveva quando è troppo tardi!”

Altro personaggio, per me splendido, è Sara (nome di fantasia) una brasiliana forse un po’ eclettica, la sua vita è stata un autentico calvario, lavapiatti in un fatiscente ristorante di Rio è stata portata in Italia con la solita promessa di un lavoro ed una vita decente. Come succede spesso in questi casi appena arrivata gli è stato tolto il passaporto e buttata in mezzo ad una strada obbligata a prostituirsi. Dopo due mesi di maltrattamenti e minacce Sara è fuggita e da allora vive, nascondendosi, di espedienti, non si prostituisce più, ma nonostante tutto… ecco Sara nel suo colorito accento carioca:
“La vita dei barboni è la più bella, si fa ciò che si vuole. Non ci sono orari, si mangia ciò che si vuole, si beve ciò che si vuole. E’ bella la vita da barbone, anche se non si ha un tetto e ci si bagna, si dorme sui prati, si dorme sulle panchine, sotto i ponti, per terra.
Barbone è una scelta, come quando uno sceglie un lavoro. Sei contro le regole, sei libera, hai una tua armonia, non hai le solite cose da fare. Hai solo la vita davanti. Ogni giorno te la puoi cambiare, a tuo piacimento.
E’ bella la vita da barboni. E’ troppo bella.”

La ciliegina sulla torta è stato l’incontro con Piero (nome di fantasia), lui si definisce letterato e poeta, un po’ fuori di testa, un genialoide un po’ pazzo ma di grande sensibilità, non ha voluto raccontarmi nulla della sua vita ma ha insistito per leggermi una sua interpretazione della figura del barbone, ne riporto alcuni passaggi, ci sono scritti per quasi 250 unte e stropicciate pagine scritte a matita:
“Ho raccolto questi pensieri in un momento di ‘dolce follia’, una follia a volte pungente come il gelo dell’assenza, come il freddo che impietrisce le ossa… di chi vive abbandonato! Si, poveramente e in solitudine, sui marciapiedi di questa ‘ridente’ metropoli, tra i rifiuti, appoggiato ad un muro o sul ciglio della ferrovia.
Quando il sole si leva alto in cielo, quel che resta delle ‘panchine’ del parco sono deserte. Nessun rumore, nessuna stonatura. Solo una figura raggomitolata su se stessa, immobile, tanto che sembra non respirare! Un cappotto rattoppato, forse l’unico indumento posseduto.
Ai piedi della panchina una bottiglia di vino. Una vita da “barbone” chissà da quanti anni, forse da sempre o da qualche mese soltanto.
E’ un’alba grigia, uguale a tante altre… Nei rifiuti indifferenziati di cose e ‘uomini che non servono più a nessuno’, è facile che l’addetto alla nettezza urbana non si accorga di loro!
Si muore in silenzio, senza disturbare! La vita ‘toglie alla morte’, ma in alcuni casi la morte ‘strappa la vita’. Ma a quella vita non possiamo opporre indifferenza! L’unica risposta può trovarsi nell’azione, nel dono, nell’ascolto, nella comprensione. Perché una semplice chiacchierata a volte può fare molto più di mille inutili promesse! Una carezza potrebbe davvero bastare a chi si è smarrito, a chi è stato travolto dagli eventi della vita e ciononostante, non ha perso la sua fierezza!!”

Devo dire che questa esperienza mi ha posto mille domande, qualche dubbio subito suffragato dalla generosita’ di queste povere ma “grandi anime di strada” con cui dovremmo confrontarci e riflettere sulla nostra affannosa ricerca di benessere e falso perbenismo.


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  1. Gracias Por Existir : Poveri Noi!

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