“Volevamo parlare di Palestina”: il Righi occupato, scoppia la protesta degli studenti

Tutto è esploso dopo la cancellazione di un incontro su Gaza organizzato con gli attivisti della Flotilla e previsto per venerdì 24 ottobre

Uno striscione bianco, con la scritta rossa “Righi occupato”, è comparso nella notte sulla facciata del liceo scientifico di via Campania.

Un gesto simbolico ma potente, con cui gli studenti del collettivo Ludus hanno deciso di unirsi alla lunga catena di scuole romane occupate nelle ultime settimane. “Volevamo parlare di Palestina e ci è stato negato” spiegano. Da qui, la scelta dell’occupazione.

Un passato di tensioni, ma non contro il nuovo preside

Il caso del Righi, però, è diverso dagli altri. Lo scorso anno il liceo era stato teatro di un lungo scontro tra gli studenti e l’allora dirigente Giulia Orsini, proprio a causa di un’iniziativa legata al conflitto israelo-palestinese.

Con l’arrivo del nuovo preside Giovanni Cogliandro, subentrato a settembre, l’aria era cambiata: più dialogo, meno tensione.

Per questo, tengono a chiarire dal collettivo, “la protesta non è contro la dirigenza”, ma contro un sistema che – a loro dire – “nega il diritto al dibattito e alla libertà di espressione”.

Foto: Collettivo Ludus Righi

La miccia: l’incontro su Gaza e le polemiche politiche

Tutto è esploso dopo la cancellazione di un incontro su Gaza organizzato con gli attivisti della Flotilla e previsto per venerdì 24 ottobre.

L’appuntamento, dedicato al tema della Palestina, è stato rinviato dopo l’intervento del deputato leghista Rossano Sasso, che aveva accusato la scuola di ospitare “una propaganda politica a senso unico” e invitato il preside a “correggere il tiro”.

La risposta degli studenti non si è fatta attendere: “Ci hanno negato la parola, ma noi resisteremo. Nessun politicante fermerà la nostra voce e quella del popolo palestinese”.

La protesta dilaga nelle scuole di Roma

Dopo il Bramante di via Sarandì, anche il Righi entra nella lista delle scuole occupate a Roma sotto lo slogan “Blocchiamo tutto per la Palestina”. Prima di loro, erano scesi in campo il Rossellini, il Cavour, il Manara, il Virgilio e il Pilo Albertelli.

Al centro della mobilitazione non solo la questione mediorientale, ma anche un messaggio più ampio: la denuncia di un governo che “ci priva dell’informazione e dei fondi per migliorare le scuole italiane”.

La capitale delle occupazioni

Roma, ancora una volta, torna a essere la capitale della protesta studentesca. E mentre il Campidoglio e il Ministero dell’Istruzione osservano con attenzione, i ragazzi del Righi restano dentro la scuola, tra striscioni, assemblee e dibattiti.

Nel cortile, tra una lezione autogestita e un megafono, si respira la sensazione che – per loro – il diritto a parlare di Palestina sia ormai diventato una questione di principio.

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