21 aprile 2014: il senso del Natale di Roma

Le radici di una festa laica legata alla fondazione dell’Urbe
di Luciano Di Pietrantonio - 20 Aprile 2014

Cosa ricordiamo o cosa ci viene in mente nel giorno che si celebra il Natale di Roma, che quest’anno ha 2767 anni?

Forse, la certezza della data della fondazione di Roma: il 21 aprile 753 a.C., fissata dallo storico latino Varrone, sulla base dei calcoli effettuati dall’astrologo Lucio Taruzio. Esistono tuttavia leggende, storie e ricostruzioni basate su altri calcoli che indicano date diverse, la più accreditata, comunque, è quella attualmente in essere del 21 aprile.

Forse, che i Romani avevano elaborato un complesso racconto mitologico sulle origini della città di Roma e dello Stato. Il racconto ci è giunto con le opere storiche di Tito Livio e di Plutarco, oltre che con le opere poetiche di Virgilio e Ovidio, quasi tutti vissuti in età augustea, cioè oltre sette secoli dopo la fondazione dell’Urbe.

Forse, la lupa che allattò i due fratelli gemelli Romolo e Remo, figli della vestale Rea Silvia (discendente di Ascanio, figlio di Enea, eroe di Troia nella guerra contro i Greci) che aveva fatto voto di castità, il dio Marte s’invaghì della fanciulla e dopo averla posseduta con la forza, in un bosco sacro, la rese madre dei due storici fratelli.

Rea Silvia fu mandata a morte, come prevedeva la legge, per le vestali che non rispettavano il voto di castità e i due bambini furono messi in una cesta e abbandonati alla corrente del fiume. Per le grandi piogge, il fiume che era straripato portò la cesta, dove erano stati adagiati i gemelli, in una località chiamata Velabro, tra il Palatino e il Campidoglio. Da qui la lupa, scesa dai monti per abbeverarsi al fiume, fu attirata dai vagiti di Romolo e Remo e si mise ad allattarli.

Alcune interpretazioni identificano la “lupa”, parola che in latino significa anche prostituta (da cui “lupanare”, luogo dove si svolge la prostituzione). In ogni caso i due fratelli vissero nella capanna di un pastore di nome Faustolo e della moglie Acca Larenzia, nei pressi del Palatino, condotti successivamente a Gabii per imparare l’uso della scrittura.

Quindi da quel 21 aprile 753 a.C., giorno della fondazione Roma, fu retta per un periodo di 244 anni da un sistema monarchico, con sovrani inizialmente di origine latina e sabina, e successivamente etrusca. La tradizione tramanda sette re: da Romolo a Tarquinio il Superbo. Poi lotte fra patrizi e plebei, le guerre contro le popolazioni italiche, le conquiste del Mediterraneo e dell’Oriente, fino alla fondazione dell’Impero romano con Augusto, primo imperatore.

Nel corso dei suoi tre millenni di storia è stata la prima grande metropoli dell’umanità, cuore di una delle più importanti civiltà antiche, che influenzò la società, la cultura, la lingua, la letteratura, l’arte, l’architettura, la filosofia, la religione, il diritto e i costumi dei secoli successivi. Luogo di origine della lingua latina, fu capitale dell’Impero romano, che estendeva il suo dominio su tutto il bacino del Mediterraneo e gran parte dell’Europa, sede del potere temporale dei papi, e del Regno d’Italia (dal 1870).

Da ricordare che con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, a causa della calata dei Barbari, Roma subì periodi molto bui della sua storia. Anche se sede papale, e forse proprio per questo risparmiata (l’episodio di papa Leone Magno che incontrò Attila impedendogli di attaccare la città), essa vide sparire moltissimi dei suoi usi, costumi e delle tradizioni.

Alcune di queste furono recuperate dagli umanisti, ma fu con l’avvento dell’epopea risorgimentale che le celebrazioni del Natale di Roma furono ripristinate come “tradizione” nella primavera del 1849, quando Roma, da poco Repubblica libera che aveva rovesciato il potere temporale del Papa, lottava per la sopravvivenza.

In epoca fascista, a partire dal 1924, il 21 aprile era festa nazionale, e si festeggiava in tale occasione anche la Festa dei Lavoratori, che sostituì quella del 1° maggio. Tale consuetudine fu abolita nel 1945, e la festività fu ripristinata successivamente solo nel Comune di Roma.

Inoltre è importante ricordare come il “centro storico di Roma” delimitato dal perimetro delle mura aureliane, sovrapposizione di testimonianze di quasi tre millenni, è espressione del patrimonio storico, artistico e culturale del mondo occidentale europeo e dal 1980, insieme alle proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella città e la basilica di San Paolo fuori le mura, è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’Unesco.

Roma, cuore della cristianità cattolica, è l’unica città al mondo a ospitare al proprio interno un intero Stato e l’enclave della Città del Vaticano: per tale motivo è spesso definita capitale di due Stati.

In questo 2014, ricorre il bimillenario della morte di Augusto, primo imperatore della Città eterna (19 agosto del 14 d.C.) che verrà ricordato con un grande evento culturale e spettacolare, con ricostruzioni virtuali e tecnologiche visive, per far rivivere e valorizzare i Fori, e comprendere la portata storica e politica della figura di Augusto, nel suo tempo.

Infine per comprendere meglio il senso della tradizione, si può citare una locuzione latina “Urbi et Orbi”, che significa “Alla città (di Roma) e al mondo” – letteralmente all’Urbe e all’Orbe – che gli imperatori romani utilizzavano per parlare, in occasioni speciali, ai propri cittadini. Nel linguaggio quotidiano Urbi et Orbi viene usato in tono scherzoso per denotare qualcosa detto o pubblicato “ai quattro venti, facendo sapere a tutti”.

Al giorno d’oggi, tale formula viene utilizzata nelle bolle papali o altri documenti pontifici, messaggi o benedizioni dirette al mondo intero. La benedizione Urbi et Orbi è la prima benedizione fatta da un Papa al momento della elezione al soglio pontificio. Viene inoltre diffusa dal Santo Padre nei giorni di Natale e Pasqua alla folla riunita in piazza San Pietro e in occasioni particolari.

La ricorrenza del Natale di Roma è tuttora festeggiata con rappresentazioni in costume, eventi culturali e manifestazioni ludiche. Il ricordo del piccolo insediamento fondato sul Palatino, la Roma delle origini, divenuta nel corso dei secoli Caput Mundi (capitale del mondo noto) significa anche un ritorno al “pomerium” cioè al confine del tracciato del solco sacro. Fare memoria delle origini, nelle rievocazioni, la festa pastorale precedente alla fondazione della città, la grande battaglia, con gruppi in costume, (con 2000 figuranti, provenienti da undici paesi europei) il corteo storico dell’antica Roma, sono momenti che nel grande spazio del Circo Massimo fanno rivivere, non solo il Natale di Roma, ma danno il senso della quotidianità, di una storia universale chiamata Roma, che tutto il mondo ci invidia.


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