Categorie: Incontri e Convegni
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A 30 anni dalla morte di Pasolini, Roma ricorda. E non dimentica

Una serata di ricordi pasoliniani al teatro Argentina, il 1° novembre, con Maraini, Siciliano, Siti, Risset, il filosofo Lèvy e l'assessore Borgna

La maestosa scenografia dell’Argentina forse era lo sfondo più adatto per una serata di ricordi Pasoliniani, mossi e commossi da chi Pasolini lo ha amato, ammirato e vissuto; come uomo "contro", artista immondo e poeta altissimo.
A ricordare Pasolini, ma vista la "pubblica intimità" della serata preferiamo chiamarlo Pierpaolo, sono saliti il 1° novembre sul palco del teatro di Largo Argentina persone che non hanno avuto difficoltà a commuoversi parlando del loro amico perduto trent’anni fa: Dacia Maraini, Enzo Siciliano, Walter Siti, Jacqueline Risset e il celebre filosofo francese Bernard Henry Lèvy.  Ha fatto gli onori di casa l’assessore Gianni Borgna che, di questi giorni dedicati alla vita di Pierpaolo, è stato un deus ex machina degno di lode.

Ad aprire la serata sono stati i ricordi e gli aneddoti ancora vivi di Dacia Maraini, con i suoi appunti di viaggio condotti insieme a Pasolini. Dalle parole della scrittrice siciliana il pubblico ha potuto scoprire una nuova Africa ed una inedita India, nonché le vicende di un gruppo di artisti a tutto campo – oltre alla Maraini: Ninetto Davoli, i fratelli Citti, Moravia,… – alle prese con  Continenti, Gente e Terre ancora tutte da scoprire, alla ricerca di un’ispirazione che poi si è puntualmente tradita.

La kermesse pasoliniana, lungi dall’essere un elogio funebre, è stata invece uno sguardo più intenso e magari anche più doloroso verso uno scrittore che ancora vive nelle piaghe/pieghe della società, e per questo, forse, ancora non pago di svelare e disilludere, stupire e sognare.

I componenti della tavola rotonda hanno narrato qualche pagina del proprio diario di bordo, dei propri momenti passati con Pasolini, con il suo genio e con la sua sregolatezza; pagine anche amare quelle raccontate, ma che hanno dipinto con estrema sincerità e deciso piglio narrativo l’uomo Pierpaolo e l’artista Pasolini, alla ricerca ultima di una ragione, quella della sua uccisione, di cui l’Italia dei misteri di Stato probabilmente non ha ancora detto tutto.

E proprio il filosofo francese Bernard Levy esorta Borgna, gli artisti e il pubblico presente a farsi motori di una giustizia che, dopo trent’anni, fatica ancora a mettersi in moto per trovare una ragione, prima ancora che i colpevoli.

La promessa del Comune di Roma, che si è costituita parte civile nella speranza di far riaprire il caso Pasolini, è quella di adoperarsi per far accertare una verità che da troppo tempo tarda ad arrivare, la verità di quei banditi di Stato sul delitto di un temuto corsaro nazionale.

Per conoscere nel dettaglio l’intero fitto programma di "Pasolini trent’anni dopo": www.comune.roma.it
tel. 060606 – 06/67105568
 

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