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A Roma nessun garante dei diritti dei detenuti e delle persone agli arresti domiciliari

Ozzimo(Pd):"una mozione per richiedere al Sindaco la nuova nomina"

Daniele OzzimoA 5 mesi dalle dimissioni del dott. Gianfranco Spadaccia, il sindaco Alemanno non ha ancora nominato un nuovo Garante dei diritti delle persone private delle libertà personali del Comune di Roma.
Daniele Ozzimo, consigliere Pd e vice presidente della Commissione Politiche Sociali del Comune di Roma, dubitando “circa il reale impegno del Campidoglio su questo fronte”, ha presentato una mozione con cui si richiede di procedere subito alla nomina di un nuovo Garante e ad ampliarne e migliorarne l’operatività.

Al 22 ottobre 2008 nel Lazio i carcerati sono circa 5412 – una presenza massiccia seconda solo a Lombardia e Sicilia – e un sovraffollamento pari al 120% rispetto alla capienza regolamentare delle strutture detentive. Oltre la metà della popolazione carceraria del Lazio (circa il 57%) risiede negli istituti penitenziari presenti nel territorio del Comune di Roma. Sono questi i dati del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria elaborati dall’Associazione Antigone.

Il Garante vigila sulle persone private della libertà personale e limitate nella libertà di movimento domiciliate, residenti o dimoranti nel territorio del Comune di Roma per impedire le violazioni di diritti, garanzie e prerogative e per promuovere l’esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali con particolare riferimento ai diritti fondamentali, al lavoro, alla formazione, alla cultura, all’assistenza, alla tutela della salute, allo sport, per quanto nelle attribuzioni e nelle competenze del Comune medesimo, tenendo altresì conto della loro condizione di restrizione.
“Molti comuni d’Italia si sono dotati e si stanno dotando di questa preziosa figura – ha detto Ozzimo – soprattutto quelle realtà dove preoccupante è il numero della popolazione carceraria, sarebbe un paradosso se proprio nella Capitale, prima in Italia ad introdurre questa figura, fossimo costretti a registrarne la soppressione”. L’Italia, invece, risulta ancora inadempiente in merito all’istituzione di una Commissione Nazionale per la tutela dei diritti umani come richiesto dalla risoluzione ONU 48/134 del 1993 e del Consiglio d’Europa del 1997.

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