

Era ricoverato da due settimane per una broncopolmonite recidiva, lo stesso male che lo aveva colpito già lo scorso febbraio
Trastevere ha perso uno dei suoi figli più noti, il cinema italiano una maschera che ha fatto ridere intere generazioni. Si è spento ieri pomeriggio, a 75 anni, Alvaro Vitali, attore simbolo della commedia sexy all’italiana e volto iconico di un’Italia scanzonata, a volte volgare, ma mai priva di umanità.
Era ricoverato da due settimane per una broncopolmonite recidiva, lo stesso male che lo aveva colpito già lo scorso febbraio. Accanto a lui, in questi ultimi giorni, c’era Stefania Corona, ex moglie e cantautrice, che ha scelto di rimanere al suo fianco “per affetto, per amicizia, perché in certi momenti si deve esserci, comunque”. Un legame tormentato, raccontato da entrambi attraverso lettere, interviste e un rimbalzo mediatico che ha restituito l’immagine più vera di Vitali: quella di un uomo fragile, istintivo, romantico fino all’ultimo.
Nato il 3 febbraio 1950 nel cuore di Roma, in quel groviglio di vicoli trasteverini pieni di vita e di accenti romani veraci, Alvaro Vitali non nasce attore. Faceva l’elettricista, prima di essere scoperto da Federico Fellini durante un provino.
Fu proprio il maestro a volerlo in “Satyricon” (1969), aprendo così una carriera che lo vide lavorare anche in “Roma” e “Amarcord”. Ma fu un altro personaggio a renderlo immortale: Pierino, il bambino maleducato, sguaiato, geniale nella sua semplicità, protagonista di una saga cinematografica diventata cult negli anni Ottanta.
Vitali era diventato l’idolo dei più giovani e il nemico giurato della critica. Ma il pubblico lo adorava. La sua mimica, la risata contagiosa, le battute spudorate e i doppi sensi mai trattenuti erano diventati uno specchio ironico di un’Italia che si scopriva più leggera, più disinibita, forse più spensierata.
Con il tramonto della commedia sexy, anche la carriera di Vitali conobbe una lunga fase d’ombra. Qualche apparizione a “Striscia la Notizia”, una breve partecipazione a “La Fattoria”, qualche spettacolo nei teatri minori. Ma il suo volto rimaneva un’icona, stampato nella memoria collettiva come quello di un parente un po’ matto che tutti, in fondo, amavano.
Negli ultimi giorni, il suo nome era tornato sui giornali non solo per le sue condizioni di salute, ma anche per la lettera pubblicata su DiPiù, in cui dichiarava alla sua ex moglie di voler tornare con lei. “Non buttiamo via tutto – scriveva – sono pronto a perdonarti”. Una richiesta che ha trovato un netto “No, grazie” come risposta. Un sipario amarissimo, ma profondamente umano, su una vita da film.
Roma oggi piange un uomo che ha saputo far ridere nei tempi difficili, che ha attraversato la grande stagione del cinema popolare senza mai tradire la sua romanità. In fondo, come diceva lui stesso, “il pubblico non mi ha mai dimenticato, e questo vale più di mille premi”.
Alvaro Vitali non è mai stato un attore da statuette, ma è stato un volto, una voce, un pezzo d’Italia. Oggi Trastevere è un po’ più silenziosa. E nei cuori di molti, una risata si è appena spenta.
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