

La Procura di Roma revoca la misura cautelare all'ex deputato: in poche settimane aveva pubblicato 49 articoli su Substack e 23 messaggi su Facebook
Per settimane ha ignorato le prescrizioni della magistratura, continuando a scrivere, commentare e pubblicare contenuti in rete come se nulla fosse.
Una presenza digitale costante, quasi quotidiana, che alla fine ha spinto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Questa mattina i militari della Guardia di Finanza si sono presentati alla porta di Mario Adinolfi per notificare il provvedimento e condurlo in una cella della Capitale.
L’ex parlamentare e giornalista era finito agli arresti domiciliari lo scorso 8 luglio nell’ambito di una complessa indagine economico-finanziaria condotta dai magistrati romani.
Le accuse a suo carico tratteggiano un presunto sistema di raggiri e irregolarità: truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo della raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.
Al centro degli accertamenti fiamme gialle c’è un meccanismo informale denominato “Scommessa collettiva”. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Adinolfi avrebbe proposto a decine di investitori di affidargli ingenti somme di denaro con la promessa di rendimenti elevati, garantiti da giocate e attività di betting sportivo gestite direttamente da lui. Il bilancio tracciato dalle verifiche contabili evidenzia un danno economico complessivo calcolato in circa 4,7 milioni di euro.
Di tutt’altro avviso la versione fornita dall’indagato durante l’interrogatorio di garanzia sostenuto a luglio. Adinolfi aveva respinto addebiti e accuse di evasione, parlando di un patto tra privati del tutto trasparente e condiviso:
«Non si trattava di una lotteria cieca come il Superenalotto — aveva argomentato davanti al gip — bensì di un’iniziativa lecita a cui aderivano liberamente circa novanta persone, tra cui professionisti affermati, docenti universitari, notai e rappresentanti del mondo nobiliare».
Nella sua ricostruzione, le somme venivano versate in modo volontario e molti partecipanti avrebbero ottenuto ritorni superiori al capitale iniziale.
Per avvalorare la propria tesi, l’ex deputato aveva citato il caso di una risparmiatrice a cui, a fronte di 30mila euro consegnati, ne sarebbero stati restituiti 50mila, riassumendo la vicenda con un commento caustico:
«Chi perde sporge denuncia, chi vince tace». Respinta con forza anche la patente di evasore: «Se lo sono io, allora lo è chiunque scommetta sul web. Ho sempre condotto un’esistenza sobria: altro che soggiorni a Courmayeur, non ho neppure mai imparato a sciare».
A spalancare per lui le porte del carcere non è stato però un nuovo sviluppo dell’inchiesta principale, ma l’incapacità di rispettare i confini imposti dal regime dei domiciliari.
Il provvedimento della magistratura vietava in modo tassativo l’impiego di telefoni, computer e strumenti telematici per interagire con l’esterno, consentendo esclusivamente i contatti con i legali della difesa.
Un divieto disatteso in maniera sistematica. Monitorando i canali social dell’indagato, i PM hanno documentato la pubblicazione di ben 49 articoli firmati sul blog marioadinolfi.substack.com e di 23 interventi sulla sua pagina Facebook ufficiale.
Incursioni continue che hanno spinto la Procura a sollecitare l’immediato aggravamento della misura, accolto dal gip ed eseguito questa mattina con il trasferimento del 49enne in un istituto penitenziario della capitale.
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