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Agostino Di Bartolomei, il grande capitano

Un nostro ricordo dell'indimenticabile "Ago"

Dopo la presentazione al festival del cinema di Roma, del film-documentario "11 metri" di Francesco Del Grosso, dedicato ad Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma campione d’Italia 1983,  ci piace ricordarlo attraverso questo bel capitolo sull’indimenticabile "Ago",  tratto dal libro di Alvaro Colombi (nostro apprezzato collaboratore) Quartieri in giallorosso (Roma, Edizioni Cofine, 2009, euro 12). 

Agostino Di Bartolomei, il grande capitano

Io e l’inseparabile Nicola Capozza (che però si è brillantemente laureato), irriducibili “fuori corso” intenti a dare consigli ad alcune “matricole”, vediamo Agostino sparire nel nulla. Al pianterreno, in fondo al lungo corridoio della facoltà, nei pressi dell’aula grande, la professoressa Favara si intrattiene con un gruppo di studenti che vogliono sapere quanto ha preso. 

“È andato bene – risponde l’insegnante – gli ho dato ventisei”. L’esame di Statistica è uno di quelli “tosti” e viene automatico chiedersi se Di Bartolomei sia un bravo studente di “Scienze Politiche” almeno quanto lo è a fare il calciatore.

Il ragazzo di Tor Marancia, che ha iniziato a tirare calci al pallone all’oratorio di San Filippo Neri, alla “Garbante”, io lo conosco solo in quest’ultima veste, quella del giocatore di classe proveniente dal vivaio giallorosso. Me ne parla per la prima volta Stefano Palmieri, suo promettente compagno di squadra nella “Primavera” e mio compagno occasionale nelle partitelle estive all’oratorio di Don Bosco. A me basta vederlo giocare in prima squadra le prime volte per maturare una mia idea sulle sue qualità.

La sua visione di gioco è straordinaria, come il suo senso tattico, e non è vero che sia lento o corra poco: Agostino fa correre la palla, dotato com’è di una facilità di calcio che gli permette, all’occorrenza, di effettuare lunghi e millimetrici lanci per i compagni avanzati. D’accordo, non è un fulmine di guerra, ma esiste un giocatore capace di giocare a testa alta e che sia rapido allo stesso tempo? No, nemmeno il suo compagno di squadra Falcao. 

Specialista dei calci da fermo, con una buonissima percentuale di realizzazione, pochi vedono bene la porta come Agostino. Ne sono prova i quasi settanta gol messi a segno in 308 partite, non pochi per un centrocampista che negli ultimi tempi, bontà di Liedholm, ha fatto pure il difensore centrale. “Ago”, o “Diba”, ribattezzato così per “facilità” di tifo, è il grande capitano della squadra dello scudetto, quello atteso da oltre quaranta anni.

Persona introversa, silenziosa, parla poco ma quando parla sa cosa dire e la sua parola è parola che pesa. E se per qualcuno manca della personalità del grande “leader da spogliatoio” è solo perché la sua autorità, o meglio la sua influenza, vuole esercitarla soprattutto sull’unico terreno che conta, quello di gioco. È infatti qui che riesce a trasmettere coraggio e sicurezza ai suoi compagni, oltre che a dispensare quei suggerimenti d’ordine tattico e, nel caso, comportamentale. 

La sua educazione in campo è nota a tutti (fa le sue rimostranze all’arbitro sempre con le mani dietro la schiena), come la sua freddezza quando si fa avanti per tirare un calcio di rigore. Una freddezza però solo apparente perché regolarmente tradita, al momento del gol, da un’esultanza mai troppo controllata e perciò liberatoria.

Pochi sanno che Francesco De Gregori, il cantautore che più gli somiglia, nel comporre “La leva calcistica del ’68” ha pensato a lui. Agostino non prende molto bene il fatto che la squadra in cui è cresciuto, dopo tanti anni, lo ceda al Milan, ma lui è professionista serio e non è abituato a creare problemi. Al Milan resta un paio d’anni, prima di trasferirsi al Cesena e chiudere poi la carriera, ormai trentacinquenne, alla Salernitana.

 La sua speranza, neanche tanto segreta, adesso che ha smesso di giocare, è quella di entrare nella dirigenza della società giallorossa. La chiamata, tanto attesa, purtroppo, non arriverà mai. Agostino ama troppo la Roma per provare risentimento. Delusione e rammarico, quelli sì. 

Si trasferisce definitivamente al mare, nel paese della moglie, in quello splendido tratto di costa appena sotto Agropoli dove apre una scuola di calcio per i ragazzi del posto. L’amore per la famiglia, la bella casa, il clima, una certa agiatezza economica: i presupposti per una vita serena sembrano esserci tutti. Evidentemente non è così. …

e non fate pettegolezzi.
Il defunto ne aveva orrore…

(Si tratta della celebre frase estrapolata dalla lettera trovata in tasca a Vladimir Majakovski il 14 aprile del 1930, giorno in cui, a trentasette anni, il poeta russo si tolse la vita con un colpo di pistola nella sua casa di Mosca).

Quando Agostino decide di farla finita con un colpo di pistola ha da poco compiuto i trentanove anni. È il 30 maggio del 1994, dieci anni esatti dalla sfortunata finale di coppa con il Liverpool. 

Alla vicenda umana e sportiva del capitano giallorosso, a cui il Comune di Roma ha intitolato una strada a Villa Lais, si è ispirato Paolo Sorrentino, autore del bellissimo film L’uomo in più.

Il LIBRO

QUARTIERI IN GIALLOROSSO rievoca ricordi d’infanzia e d’adolescenza, attraverso vive emozioni, vissute in diversi quartieri della città, in una sapiente miscela che sa contenere le due forti passioni
dell’autore, quella civile e dell’impegno politico e quella per la “Magica”. Il racconto si snoda, attraverso episodi, così veri ed autentici da sembrare frutto di fantasia. Si tratta invece di una realtà che, oggi, purtroppo,
ci appare per certi versi fiabesca.

ALVARO COLOMBI è nato a Roma nel 1947. Ex dipendente capitolino, è giornalista pubblicista ed uno studioso della Roma del Seicento. È appassionato (e scrive) di letteratura e di cinema. Occupandosi soprattutto
di politica locale, ha collaborato, attraverso rubriche proprie, con diverse riviste mensili quali: “In Comune”, “Buongiorno Roma” e “L’attualità”. Attualmente collabora con il mensile “Abitare A” e il giornale on line “abitarearoma.net”. In copertina “Composizione in giallorosso per A.” olio su tavola di Maria Teresa Gallo.

La foto è stata tratta da http://solleviamoci.wordpress.com


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