

Sabato 7 febbraio 2026 , l'enigmatica pièce teatrale di Giovanni Grasso
Ho assistito, nella serata di sabato 7 febbraio 2026, all’enigmatica pièce teatrale L’AMORE NON LO VEDE NESSUNO, un testo di Giovanni Grasso (di professione consigliere della Presidenza della Repubblica, ma romanziere e drammaturgo nel tempo libero), portato in scena dal regista Piero Maccarinelli e interpretato da Stefania Rocca e Giovanni Crippa nei due ruoli principali (Silvia e Paolo), e da Franca Penone nel ruolo di amica e consigliera di Silvia.
La pièce, che ho definito “enigmatica” (ma avrei potuto aggiungere la parola ambigua), assume fin dall’inizio il carattere di un’indagine condotta e sviluppata attraverso regolari incontri settimanali tra i due principali protagonisti, una signora medio borghese di bell’aspetto e non ancora quarantenne e un misterioso e affascinante cinquantenne, Paolo, colto e beneducato ma in evidente crisi di identità.
Vi è però un terzo personaggio a fungere da intermediario tra i due: si tratta di Federica, sorella minore di Silvia e amante di Paolo, la quale, pur insistemente evocata nei dialoghi tra Silvia e Paolo, non appare però sulla scena perché recente vittima di un tragico incidente stradale.
Il funerale di Federica (la cui sconcertante personalità diventa l’occasionale oggetto d’indagine) è stata l’occasione e la causa degli incontri tra Silvia e Paolo, nei quali incontri la prima sembra caparbiamente intenzionata a ricostruire ogni aspetto della relazione tra la sorella e il misterioso Paolo.
Tuttavia, fin dal primo incontro, appare chiaro che il rapporto tra i due protagonisti, caratterizzato da imprevisti colpi di scena, evolverà verso ben altre direzioni. Quelle direzioni che solo l’amore – sia quello relativo e carnale che ha in mente Silvia che quello assoluto e spirituale sul quale si affannerà ad insistere Paolo – determinerà, del tutto incurante delle pre-disposizioni e delle volontà dei singoli interlocutori.
È da sottolineare, inoltre, il tentativo, condotto soprattutto da parte di Paolo (che si scoprirà essere un prete, e non un semplice prete, bensì il capo di una potente e ricca congregazione ecclesiastica sudamericana, qualcosa che ricorda, sebbene alla lontana, la famigerata Opus Dei), di “divinizzare” l’amore, scaricando su Dio la responsabilità di qualsiasi travolgente e assoluta ed escludente relazione tra due persone, alla quale né la ragione né la forza di volontà riescono ad impedire eccessi o almeno a porre dei limiti.
E così, pian piano, il colloquio tra Paolo e Silvia acquista un significato quasi trascendente: non più una banale indagine su una particolare relazione caratterizzata dalle molteplici possibilità e modalità del rapporto sessuale, bensì un discorso, a volte di elevato livello letterario e filosofico (anche in virtù di dotte e raffinate citazioni da Sant’Agostino e da Dostoevskij) sull’Amore Divino (con la maiuscola) e sulle sue molteplici incarnazioni naturali ed umane. Per citare Roland Barthes, ciò che avviene tra Silvia e Paolo sono “frammenti di un discorso amoroso“.
Comprendiamo che un argomento sull’Amore “assoluto” o divino (quello che non vede nessuno, appunto) e sulle sue manifestazioni “sensibili” , possa incontrare difficoltà di comprensione se rielaborato e tras-formato in una pièce teatrale, davanti ad un pubblico mediamente istruito; tuttavia dobbiamo dare atto all’autore e al regista di averci almeno provato, ottenendo un tutto sommato apprezzabile risultato.
Un risultato che poteva essere migliore se i due principali interpreti non avessero dimostrato, in qualche passaggio, una mal celata incertezza nel calarsi pienamente nel ruolo di pertinenza.
Tuttavia non posso fare a meno di complimentarmi con l’autore (come, in realtà, ho fatto dopo la fine dello spettacolo, quando me lo sono ritrovato casualmente al fianco poco prima dell’uscita dalla platea) per il suo interessante e stimolante lavoro.
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l’ho visto. Il pubblico rideva nei momenti drammatici e se il pubblico non capisce bisogna chiedersi perchè.
perchè non tutti danno lo stesso significato alle azioni e allde parole..se siriferisce ai risolini diffusi durante la tremenda confessione di Paolo ,c’è chi ride pensando all’istruttore di pilates nel letto con Federica.Non esiste la possibilità di una interpretazione univoca perchè non esiste più un’etica collettiva
nè tantomeno punti di riferimento comuni.E non era certo nostra intenzioni dare delle lezioni ma porgere all’ascolto parole dense e ambigue