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Altri no alla schedatura dei bambini rom

Il XV Municipio ha organizzato per il 7 luglio un conferenza stampa contro la proposta del Governo. Il presidente del Municipio Gianni Paris: "per i rom servono regole e dialogo non provvedimenti razzisti"

La polemica contro la proposta del Governo di schedatura, con tanto di impronte digitali, dei bambini di etnia rom e sinti continua a riscontrare dissensi e ad incrementare le discussioni. Alla contrarietà dell’Europa, delle Associazioni, dei Sindacati, e dell’Opposizione al Comune di Roma, si aggiunge anche quella di alcuni Municipi di Roma.  

Il XV Municipio ha organizzato una conferenza stampa, nella mattinata del 7 luglio, nel campo rom di via Candoni alla Magliana alla quale hanno partecipato i presidenti del Municipio X, Sandro Medici, dell’ XI, Andrea Catarci e gli assessori regionali Luigi Nieri, Giulia Rodano con i consiglieri regionali Augusto Battaglia e Giovanni Carapella, i consiglieri comunali Gemma Azuni e Andrea Alzetta, oltre ad associazioni
di volontariato.

“In questo campo da anni si sperimenta un modello di dialogo e solidarietà – ha dichiarato all’incontro il presidente del Municipio XV, Gianni Paris – che nel rispetto delle regole e delle diversità ha cominciato a portare frutti importanti di integrazione. Oggi i bambini del campo vanno a scuola, le famiglie pagano regolarmente i loro consumi di acqua, luce e gas, e fenomeni di illegalità sono riconosciuti dalla stessa comunità rom come negativi e pregiudicanti. Iniziative di conoscenza reciproca ci hanno portato in questi anni ad una maggiore integrazione e ad una reciproca conoscenza. Iniziative scellerate come queste di schedatura dei piccoli rom con le impronte digitali sono contrarie alla nostra carta costituzionale, ma anche al comune buon senso e alla tradizione della nostra città da sempre aperta al dialogo e al rispetto. Domenica prossima il parco che ospita il Municipio, a Villa Bonelli, dal mattino si aprirà ai circa 200 bambini rom, che vivono sul territorio, per una giornata di gioco e solidarietà. Le istituzioni devono far sentire forte la propria voce non per alimentare la paura del diverso, ma per ribadire che con il rispetto delle regole di convivenza e delle leggi si può arrivare a una integrazione e si possono evitare pericolosi fenomeni di emarginazione che alimentano la criminalità”.

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