Arriva il Patch Adams italiano, firmato da Maurizio Nichetti con uno straordinario cast

Si chiama dott. Clown e andrà in onda il 26 dicembre su canale 5
Enzo Luciani - 23 Dicembre 2008

Sarà una serata di Santo Stefano all’insegna del sorriso e del divertimento quella che si prepara a regalare Canale 5 ai suoi telespettatori. Sulla rete Ammiraglia Mediaset in prime time si prepara a debuttare «Dottor Clown», un «Patch Adams» made in Italy dove a far da contorno a quella che il direttore della fiction Mediaset Giancarlo Scheri definisce «una bella favola». Firmato da Maurizo Nichetti e prodotto da Guido De Angelis per Dap Italy “Dottor Clown” ha uno straordinario cast a partire da Massimo Ghini, affiancato da Serena Autieri, Angela Finocchiaro, Simona Marchini, Francesco Venditti, Franco Trevisi, Simona Borioni, Enzo e Andrea Garinei, Jennifer Poli, Fabio Bussotti, Daniele Trambusti, Simona Caparrini e i piccoli Christian Circi e Samuel Colungi. "Siamo molto orgogliosi” – racconta Scheri nel presentare il tv movie che “é pensato per le famiglie” – e aggiunge – "abbiamo scelto un grande regista perché vogliamo dare al pubblico prodotti sempre più belli".

Nel film Massimo Ghini è il dottor Roberto Laurenti medico cinico e dedito solo alla carriera che improvvisamente, dopo un incidente stradale e otto giorni di coma, si sveglierà con una visione del mondo completamente cambiata. Scoprirà l’importanza della risata nella cura del malato…

“Portare i clown in corsia – ha spiegato il regista Maurizio Nichetti – è sicuramente una provocazione, ma anche un disperato tentativo per riaffermare il diritto di un malato a vivere anche al di fuori della propria malattia e della logica asettica dei bollettini medici, il diritto ad essere considerato una persona, prima di una cartella clinica”. Così, anche se inizialmente il primo impulso è stato quello di scappare, pensando “Ancora una fiction ospedaliera!…” il regista è poi tornato su i suoi passi perché – spiega – “forse valeva la pena di entrare in un ospedale per raccontarlo non solo attraverso l’ansia di un pronto soccorso, ma anche analizzando i mille piccoli gesti che possono alleviare gli inevitabili disagi umani di una degenza ospedaliera: piccole attenzioni per combattere paure, depressioni e pessimismi che certo non abbreviano i tempi di una guarigione”. Così ha preso forma una pellicola che “racconta dei clown dottori, per parlare di quelle migliaia di persone che dedicano volontariamente il loro tempo a ridurre il disagio di un ricovero ospedaliero – ha proseguito Nichetti – un argomento molto impegnativo che ho cercato di affrontare con la leggerezza che si può permettere solo chi sa quanta serietà si può nascondere dietro un naso rosso. Ora sono contento d’aver girato Dott Clown: un film per la televisione che, con le regole di una fiction da prima serata, cercherà di portare in ogni casa un sorriso e una piccola riflessione: non basta curare le malattie, occorre anche occuparsi dei malati!”.

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"E’ riduttivo pensare che la clown terapia sia il cuore di questo racconto – precisa Massimo Ghini – "per quanto riguarda la costruzione del personaggio mi sono rifatto ad un mio amico medico” – che ha spiegato di essere entrato in contatto con la comicoterapia per un’esperienza personale: "l’ho conosciuta alcuni anni fa al Bambin Gesù, quando ebbi a che fare con una questione legata a mia figlia”. “Vedere questi medici che lavoravano con i bambini mi ha perversamente attratto. E’ un lavoro per il quale nutro molto rispetto".

“Dottor Clown” è stato realizzato con l’amichevole partecipazione delle associazioni Soccorso Clown, Magicaburla, Ridere per vivere e Andrea Tudisco, che si occupano delle visite del dottor sorriso un pomeriggio alla settimana nei centri ospedalieri pediatrici, offrendo ai bambini degenti colori, musica, magia e umorismo. Ma il viaggio di “Dottor Clown”, potrebbe diventare più lungo, trasformandosi dopo la puntata pilota del 26 dicembre in una serie tv. Nichetti sarebbe pronto, ma a un patto: “Il film – dice Nichetti – deve girare anche autonomamente, al di fuori dei palinsesti: anche negli ospedali”.


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