Artisti contro Marino: “salvate le sale storiche”

Attori e registi contestano il mancato coinvolgimento nelle scelte e il cambio di destinazione d'uso. Marino: "cultura priorità amministrazione. Prossima settimana incontro alla Casa del Cinema"
Redazione - 18 Febbraio 2015

Salvatores, Mastrandrea, Scola, Sorrentino, Virzì,  Servillo, Bertolucci, questi sono solo alcuni dei nomi eccellenti di registi e attori che hanno firmato una lettera all’amministrazione Marino per chiedere la salvaguardia delle 42 sale cinematografiche chiuse della Capitale.

Gli artisti contestano, rispetto all’ipotesi di intervento sulle sale abbandonate, approvata in giunta il 20 gennaio scorso, il mancato coinvolgimento nelle scelte ed, in particolare, il cambio di destinazione d’uso per il 50% della superficie totale delle sale.

CINEMA_puccini“Cambiare destinazione d’uso- si legge nella lettera – significa perdere proprio la destinazione d’uso che si dichiara di difendere, quella appunto sociale e culturale. Motivare questa riconversione con piccole percentuali qualificate di ‘alto valore culturale e sociale per un territorio’ può causare la scomparsa di oltre il 70% degli spazi sociali e culturali garantiti dal piano regolatore e quindi portare a un “sacco di Roma” per ciò che riguarda questi edifici, causando l’ulteriore perdita di quello che è sia un servizio per il vicinato sia un luogo che potrebbe rappresentare il fulcro sociale e culturale di ogni quartiere, un elemento fondamentale per l’equilibrio urbanistico tra spazio pubblico e privato”.

La risposta di Marino non tarda ad arrivare. “L’interesse e le sollecitazioni a tutela degli spazi culturali – replica il Campidoglio – sono sempre ben accette, ma bisogna partire da un dato di verità: la memoria sui cinema, infatti, va esattamente nella direzione di valorizzare spazi privati fino ad ora chiusi”.

“E’ una grande operazione di rigenerazione urbana – continua la nota – che dimostra come questa amministrazione voglia fare della cultura il perno di sviluppo e aggregazione in tanti quartieri soprattutto periferici di Roma e ridare vita a questi spazi spenti anche da oltre dieci anni.

Stiamo parlando infatti di ben 42 sale, 28 delle quali sono chiuse da almeno un decennio, su cui non si manifesta al momento un interesse imprenditoriale per la riapertura. Consideriamo questi spazi in disuso una situazione intollerabile, e per questo ci siamo messi a lavoro per censirli con l’idea di offrire alla città luoghi polifunzionali che integrino attività culturali, economiche e servizi.

Siamo partiti dall’idea di mantenere come condizione essenziale e perno centrale la presenza e l’esercizio di attività culturali, ma cercando sinergie virtuose, incentivando il rapporto tra proprietari delle sale, promotori culturali, associazioni e territorio. Lo abbiamo fatto pensando prima di tutto alle periferie dove la mancanza di spazi per la cultura è particolarmente drammatica”.

“Attorno a questa iniziativa – conclude la nota – abbiamo avviato un percorso e promosso degli incontri, il primo dei quali era rivolto a esercenti, produttori e distributori del settore. Ora chiediamo ai cineasti, cominciando da chi ha firmato la lettera rivolta a sindaco e giunta, un momento di incontro e confronto dal quale emergano idee e opinioni di chi conosce bene il mondo del cinema. Questo secondo appuntamento lo abbiamo programmato presso la Casa del Cinema la prossima settimana. E’ una occasione da non mancare, partendo dai dati della realtà, dal fatto che la riapertura e dal recupero delle 42 sale sostanzialmente abbandonate, chiede, idee, creatività, capacità di innovazione, una forte volontà di governo al servizio della città, ma anche investimenti, capacità manageriali e imprenditoriali”.

Dar Ciriola

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