

Le dimissioni di Bruno Rota, appena arrivato, da Direttore generale di Atac sono l’ultima dimostrazione di come Roma sia messa male su tanti fronti, in particolare su quello tradizionale del trasporto pubblico. Ma, ancor di più, come sia messo male il governo della Sindaca Virginia Raggi che ormai sembra inguaribilmente non in grado di affrontare la pesante eredità di una città in cui le sue aziende pubbliche, non solo Atac, sono state ridotte allo sfascio tecnico e finanziario. Non solo aziende, ma anche servizi come quello dei giardini addetto alla manutenzione del verde pubblico.
Sabato scorso su “la Repubblica” c’è stata una nuova intervista di Bruno Rota nella quale vengono chiamati in causa anche i sindacati. Gli intervistatori Cecilia Gentile e Luca Pagni domandano: “E i sindacati hanno capito o no la gravità della situazione?”
Rota risponde: “”Bisogna fare qualche distinguo. Ho sempre parlato con i responsabili dei sindacati più importanti, non ho mai nascosto loro cosa ho trovato e come intendevo muovermi. Loro stessi si sono detti a loro volta preoccupati ed esterrefatti. Quello che mi ha stupito, da subito, al mio arrivo a Roma, è la costante presenza dei responsabili delle sigle minori in televisione, dove vanno sempre a commentare quello che succede: ne hanno di tempo”.
Gentile e Pagni ne deducono: “In pratica, l’hanno lasciato solo”. E l’ex Direttore generale così risponde: “Questa è una azienda in cui può succedere di tutto. Si ricorda due anni fa lo sciopero contro le timbrature? Possibile che chi fa i turni non timbri il cartellino? Eppure succede ancora. Capisce che se devo fare battaglie di questo tipo ho bisogno del sostegno totale dell’azionista. La battaglia per le timbrature ha cercato di farla due anni fa l’ex direttore Francesco Micheli, uno che veniva dai vertici Intesa Sanpaolo. Se ne è andato nel giro di un paio di mesi. Di poco, ma io sono durato di più…”.
La responsabilità sul tracollo conclamato dell’azienda pubblica romana di trasporto sono principalmente della politica e di chi ha governato Roma in questi ultimi lustri e, insieme, del management aziendale. Questo è assodato.
Sicuramente il colpo finale è venuto dall’amministrazione Alemanno con la famigerata “parentopoli”. La sinistra romana dal canto suo è completamente scomparsa anche dal campo dell’efficientamento delle aziende municipalizzate e, più in generale, della macchina capitolina, preferendo la politica delle esternalizzazioni e delle società partecipate per aggirare il duro problema.
Ma una responsabilità ce l’hanno anche i sindacati e i lavoratori stessi che, di fronte allo sfascio tecnico e finanziario, al clientelismo demolitorio e alle manifeste incapacità dei dirigenti, non hanno saputo impegnare una lotta che coinvolgesse la cittadinanza per salvaguardare l’efficienza e, quindi, il profilo pubblico dell’azienda.
Il risultato è stato, dentro Atac, un gigantesco ripiegamento sotto la morsa dei vari corporativismi, stretti in omertoso compromesso tra loro, che hanno fatto sì, addirittura, che alcuni settori dei lavoratori del trasporto municipalizzato impegnassero delle lotte per non timbrare il cartellino. E tutto questo, ovviamente, salvo smentite degli interessati, con la copertura, o almeno l’indifferenza, delle sigle sindacali confederali. Non per caso gli stessi sindacati confederali hanno perso la presa sui lavoratori del trasporto capitolino, se è vero, come è vero, che negli ultimi tempi bastano scioperi proclamati da sigle minori con la partecipazione di minoranze di lavoratori, perché il trasporto a Roma si fermi lasciando la città paralizzata.
Tutto questo ha portato allo sfascio dell’Atac e a una cittadinanza inferocita contro i primi che si trovano per le mani: i lavoratori. E’ su queste ali di reazione che oggi avanza la proposta di privatizzazione.
Sicuramente cittadini-utenti e lavoratori, alla fine, non ne avranno un beneficio in termini economici. Ma i sindacati, e i lavoratori stessi, oltre a fare scioperi che inevitabilmente, rebus sic stantibus (così stando le cose), assumono un carattere corporativo a danno degli altri lavoratori-utenti, cosa propongono per uscire da questa situazione di sfascio economico e tecnico?
E’ una domanda.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.