

Il parcelling è una truffa che potrebbe arrivare anche in Italia dalla Gran Bretagna e si rischiano soldi e denunce
Arriva dalla Gran Bretagna, ma è verosimile che si appresti a varcare il canale della Manica, con il nome di parcelling ed è un subdolo cyber-inganno: consiste nell’invio di email con le quali i criminali si presentano come un’innocua e benemerita organizzazione di volontariato senza scopo di lucro chiedendo di aderire a iniziative di solidarietà. Le mail possono arrivare dall’indirizzo di un vostro amico naturalmente ignaro di tutto, tramite siti web o banner pubblicitari. Lo scopo è quello di reclutare quante più persone possibili disposte a collaborare in attività di volontariato a favore di popolazioni bisognose, collaborazione che non richiede assolutamente denaro.
I volontari, che ignari accettano, devrebbero semplicemente ricevere a casa della merce, oggetto di donazioni benefiche destinate per esempio ad orfanotrofi in Africa o a centri di aiuto simili, poiché la sedicente associazione non dispone di magazzini adeguati. In realtà si tratterà di merce acquistata con *carte di credito clonate* o utilizzandone i numeri. L’associazione è purtroppo totalmente finta e l’orfanotrofio solo una scusante.
Il “volontario”, secondo le istruzioni ricevute, informerà l’organizzazione non appena i prodotti gli verranno consegnati ed il pacco verrà immediatamente ritirato da un furgone: ecco la truffa. Come se non ce ne fossero già abbastanza on line. Il destinatario della merce sarà convinto di aver cooperato con una associazione di volontariato, mentre in realtà è stato complice di un organizzazione di truffatori, rischiando fino a qualche anno di reclusione perché tale comportamento (di chi ospiti presso la propria abitazione i beni oggetto del “parcelling”, infatti) è annoverabile nell’ambito del reato di ricettazione. E così l’ignaro utente rischia di trovarsi sotto processo, magari anche a chilometri di distanza dalla propria residenza, semplicemente per aver abboccato all’ennesimo inganno che l’ingegneria sociale dei banditi della rete riesce a concepire.
In Italia pare che tale truffa non è ancora arrivata, anche se è auspicabile tenere alta la soglia di attenzione. In genere gli oggetti acquistati sono di altissimo valore come maxischermi al plasma o tecnologia costosissima che i poveri orfani africani non saprebbero proprio come impegnare!
Usiamo sempre la massima accortezza nel rilasciare i propri dati personali sui siti di social networking come Facebook, dove spesso vengono scritti con eccessiva disinvoltura ed inoltre ricorda che i rimedi per prevenire le truffe come il “parcelling” esistono anche se non sono proprio ben efficaci.
Per svelare l’arcano basterebbe in effetti consultare l’Anagrafe unica delle Onlus e il Registro dell’Agenzia delle Entrate disponibili, che consentono di verificare se le fantomatiche organizzazioni nazionali senza scopo di lucro, che propongono iniziative solidaristiche ondine, siano reali e non se si tratti, invece, della solita truffa telematica in danno degli utenti.
Peccato che in Italia, invece, le truffe viaggino più veloci della burocrazia: l’elenco delle onlus non è disponibile on line ma occorre rivolgersi alla Direzione regionale delle Entrate chiedendo di consultare l’omonima anagrafe. Naturalmente occorre recarsi personalmente perché di rispondere ad e-mail non se ne parla proprio. Quindi il nostro Paese, da questo punto di vista, è molto più esposto a tale tipo di truffe rispetto ad altri perché non ha un elenco delle onlus visualizzabile su internet.
Occorreranno i primi processi penali perché si inizi a muovere qualche legislatore? Dubitiamo e nel dubbio diffidiamo dalle richieste di volontariato che consistono in richieste di ospitalità nella nostra abitazione di beni apparentemente destinati alla beneficenza e nel caso volessimo proprio essere benevoli almeno accertiamoci del tipo di merce da ospitare e della sua provenienza.
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