

Da Porta Pia al Prenestino, la mappa della segnaletica pericolosa. "Noi pedoni come birilli"
(05 ottobre 2008) – Ci sono, ma non si vedono. Da Porta Pia a Torre Gaia al Nuovo Salario le strisce pedonali sono per lo più solo un pallido ricordo. Trovarne una che arrivi da marciapiede a marciapiede è un´impresa. Nel 75 per cento dei casi gli attraversamenti non sono segnalati con chiarezza. Di solito la vernice svanisce al centro della strada, consumata dal passaggio. Resta qualche traccia bianca solo ai margini. Ma altrettanto spesso le strisce sono scolorite da semaforo a semaforo, senza nessuna «isola felice».
Più che zebrato il manto stradale capitolino è a macchie: non solo nella stessa zona, ma anche sulla stessa strada capita di vedere accanto a strisce riverniciate di recente altre del tutto sbiadite. Segno di una manutenzione a singhiozzo e superficiale. Piazzale del Verano, ad esempio, dove a qualche metro dalle abbaglianti pennellate gialle a centro-piazza sopravvivono a stento le pallidissime strisce della Tiburtina, «passaggio obbligato per chiunque voglia prendere il bus dalla banchina al centro della carreggiata» fa notare Dino Cuccari, studente della Sapienza.
«Il problema è che non c´è manutenzione, tranne che in periodo di elezioni – scherza Luca Masseroni – e con grandi differenze tra centro e periferia».
Non va meglio neanche sulla Prenestina, dove si può sperare di raggiungere il marciapiede opposto solo quando si incrocia una traversa, come raccontano gli abitanti del quartiere: «Qui gli attraversamenti sono rari e pure in punti pericolosi – spiega Stefania Favento – . Inoltre, siccome il traffico è molto intenso le strisce si cancellano velocemente, tanto che di notte è quasi impossibile vederle, anche perché l´illuminazione è davvero scarsa».
In periferia la mappatura della segnaletica conferma uno stato di abbandono. «Dovrebbero mettere le sbarre ad ogni semaforo, come i passaggi a livello, almeno le macchine si fermerebbero» si infervora Francesca Piacentini, «due anni fa io sono stata investita in via Baldo degli Ubaldi da un motociclista che mi ha fratturato due caviglie e nemmeno si è fermato». «Ci vogliono misure più serie – aggiunge l´amica Carla Borgese – sia per limitare la velocità che per garantire i pedoni: anche noi paghiamo le tasse, eppure si vedono sempre meno panchine, attraversamenti pedonali o banchine degli autobus».
Zona diversa, ma lo scenario non cambia: davanti alla Galleria Nazionale d´Arte Moderna in via delle Belle Arti, con le macchine che scendono dai Parioli a velocità sempre sostenuta, la segnaletica è solo un ricordo. «Non sono della zona, vengo qui soprattutto per vedere le mostre, le strisce non si vedono, e visto il passaggio di persone che escono dal museo e dalla vicina facoltà di Architettura non si capisce proprio come non abbiano previsto un semaforo» spiega Mirella Rossomando. Non c´è pace per i pedoni romani, insomma. Niente oasi sicure.
«Nessuno rispetta le strisce, io giro sempre a piedi. Le macchine sfrecciano, e gli incidenti non mancano – spiega Luigi Salvati – Di fatto è come una guerra quotidiana, senza grandi distinzioni tra un quartiere e l´altro e che ogni anno lascia in terra parecchie persone. Il pedone è solo, insicuro. Non ha diritti, e chi guida lo vede come un avversario da abbattere. Credo sia un problema di civiltà. Certo è che riuscire a attraversare indenne la strada è un miracolo».
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