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Barriere architettoniche a Roma: una ferita ancora da sanare

Brutto episodio accaduto il 18 luglio all’aeroporto di Fiumicino al consigliere comunale con delega all’Handicap

Il brutto episodio accaduto il 18 luglio all’aeroporto Leonardo da Vinci ad Ileana Argentin, consigliere comunale con delega ai problemi dell’Handicap, ripropone con urgenza la tematica delle barriere architettoniche e della parità dei diritti. Il consigliere Argentin, in carrozzella sin dalla nascita, è stato impossibilitato a prendere un volo per Parigi, poiché avrebbe dovuto raggiungere a proprie spese, piuttosto elevate, l’aereo sulla pista ed effettuare il viaggio su una barella.

Questo episodio conferma la persistenza di numerose barriere culturali, oltre che architettoniche, che penalizzano fortemente i portatori di handicap. Inoltre ci spinge ad analizzare a fondo la situazione dell’intera città di Roma in merito di rispetto delle norme di tutela dei portatori di handicap attraverso la rimozione delle barriere architettoniche.

Un indagine realizzata dal CABA, il Comitato per l’abbattimento delle barriere architettoniche, riporta un dato piuttosto significativo: solamente il 25% degli esercizi pubblici cittadini è accessibile ai disabili. Il ritardo nell’attuazione delle misure volte ad eliminare i disagi per i portatori di handicap riguarda sia il centro che le periferie.

All’interno del centro storico ben ottanta esercizi pubblici, tra i quali anche delle banche e delle farmacie, non sono accessibili, mentre ristoranti e fast food spesso non sono forniti di servizi igienici dalle dimensioni e con attrezzature adeguate. Inoltre molti marciapiedi della zona sono stretti e sprovvisti di scivoli per le carrozzelle.

Per quel che riguarda le periferie spetta a via Palmiro Togliatti la maglia nera in fatto di barriere architettoniche, i dati parlano di una quasi totale assenza di esercizi commerciali provvisti di ingressi e strutture adeguate ai portatori di handicap. La situazione risulta essere leggermente migliore in via dei Castani. Ma anche sulla via Cassia o a Corso Francia il panorama si presenta pressappoco identico.

Alla luce di questi dati il CABA propone di tornare a prestare maggiore attenzione al testo della legge 236 in materia, del 1989, che prevede l’obbligo per tutti i locali aperti al pubblico di assicurare l’accessibilità per le persone diversamente abili.

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