

È nei cinema italiani da giovedì 22 settembre ed è diretto da Sharon Maguire, la regista del primo film
“Bridget Jones’s Baby”, il terzo film in cui Renée Zellweger interpreta il personaggio di Bridget Jones, è nei cinema italiani da giovedì 22 settembre 2016 ed è diretto da Sharon Maguire, la regista del primo film.
Si presenta, in linea con il suo genere, come una commedia brillante, divertente e ironica che strizza l’occhio ai tempi moderni mantenendo un tono leggero e frizzante durante tutto il film.
Nel cast ci sono anche Emma Thompson, nei panni di una ginecologa sui generis, Colin Firth e Patrick Dempsey. Firth interpreta Mark, lo storico ex fidanzato della protagonista, che ha superato i 40 anni; Dempsey interpreta Jack, un nuovo e apparentemente perfetto uomo con cui lei ha una relazione.
Bridget si ritrova, ancora una volta e molto velocemente, nei pasticci quando scopre di essere incinta senza sapere chi è il vero padre perché ha avuto rapporti ravvicinati con due uomini diversi: Mark e Jack.
La pellicola scorre tra una gag e l’altra, tra l’imbarazzo di capire chi è il padre del bambino e la sua naturale goffaggine nel gestire emozioni e sentimenti con il suo ex compagno Mark.
La storia ricalca il cliché della donna attempata, che all’età di quarantatré anni rimane incinta e che fino a quel momento ha seguito le ambizioni della sua carriera professionale, lasciando poco spazio alla vita privata. È il riflesso della società moderna occidentale in cui le donne devono confrontarsi con le scadenze del ciclo biologico e il desiderio di realizzarsi in termini di lavoro. Alla fine, Bridget si ritroverà ad ottenere quello che ha sempre cercato, quasi inconsapevolmente e lasciandosi trascinare dal ritmo spassoso e esilarante delle sue bizzarre azioni.
Quello che sorprende è proprio l’immutabilità del personaggio, ingrediente principale e di successo nell’economia del film. Infatti, nonostante la sua età adulta, la protagonista non perde occasione per mostrarsi in tutta la sua personalità, spesso infantile e un po’ inadeguata e alla ricerca costante del grande amore, non abbandonando mai le sue vecchie e rassicuranti abitudini: è sempre circondata dai suoi fedeli amici, discute con la madre che incarna lo stereotipo piccolo-borghese anglosassone, crea situazioni scomode e fuori dagli schemi sul lavoro, insomma riconferma la sua immagine di “sfigata” per antonomasia che non smette di farci ridere e di accontentare anche il pubblico delle adolescenti.
Tra chi ne ha parlato meglio c’è Caroline Framke di Vox: ha scritto che il primo film «rivoluzionò le commedie romantiche trasformando la sfigata nell’eroina» e che Bridget Jones’s Baby regge il confronto. Peter Bradshaw del Guardian ha dato al film tre stelle su cinque, scrivendo di aver apprezzato molto i tre attori principali e il modo in cui il film riesce a far ridere smontando e rimontando alcuni cliché delle commedie romantiche. Non ci sono vere e proprie stroncature.
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Sono andato a vedere questo Bridget Jones soltanto perché c’è il premio Oscar Emma Thompson.