

L’architetto spagnolo apre il suo laboratorio alle Scuderie del Quirinale. “E’ qui che nascono la mie forme”
“Questa è la mia stanza segreta. Tutti possono aprire la porta e intraprendere un viaggio tra le mie carte, gli schizzi e i pensieri.” Sono queste le parole utilizzate da Santiago Calatrava per presentare la sua mostra “Dalle forme all’architettura” in corso a Roma alle Scuderie del Quirinale fino al 2 settembre.
Il grande architetto spagnolo che parla cinque lingue, scrive, disegna, dipinge, ma è anche scultore, oltre che architetto ed ingegnere, spiega: “Ho voluto mostrare una parte di me un po’ rara e sconosciuta, che non è il mio modus vivendi ma comunque sono io. E’ il laboratorio dove nascono le mie forme".
I curatori dell’esposizione, Tomas Llorens e Boye Llorens Peters, hanno perciò voluto presentare l’opera dell’architetto spagnolo sotto forma di “bottega artigianale”, esaltando l’anima poliedrica del cinquantaseienne Calatrava.
La mostra riflette infatti la grande complessità dell’opera dell’artista di Valencia, il suo essere indiscutibilmente contemporaneo nell’uso dei materiali e della tecnologia e punta chiaramente sul Calatrava artista piuttosto che sul progettista, poiché le opere esposte sono in gran parte sculture in marmo, in legno, in acciaio, in bronzo, anche se si possono osservare tele e proiezioni di rendering, oltre che il plastico della futura Città dello Sport di Tor Vergata.
Durante la presentazione della mostra, che ha visto tra gli altri presenti i vertici dell´azienda speciale Palaexpo Giorgio Van Straten e Rossana Rummo, il sindaco Walter Veltroni ha voluto specificare: "È un progetto record. Tra il mio primo colloquio con Santiago e la realizzazione, anche se non completa, del Campus che sarà inaugurato nel 2009, saranno passati soltanto quattro anni. Ora questa mostra è l´occasione per celebrare un grande architetto che consideriamo anche un po’ nostro”.
Sì perché Calatrava si definisce un fanatico di Roma. “Questa città è la prova di quello che penso da sempre: l’architettura serve, è funzionale, ma ciò che conta è l’emozione” spiega l’architetto che aggiunge: “Se dovessi indicare a mio figlio una città dove studiare architettura non avrei dubbi, gli direi di venire qui. Picasso sosteneva che la pittura si impara nei musei e non nelle scuole e io credo che l’architettura si apprenda nelle strade. E allora quale posto migliore di Roma? È un luogo universale, appena arrivi te ne senti subito parte, io mi considero un romano d’altrove e dico sempre che questa città è ad alta velocità visuale, l’occhio non si stanca. Se Vienna è la musica, Roma è l’architettura, ossia la sintesi delle arti, il momento in cui i diversi linguaggi convergono”.
Come ormai consuetudine la terrazza delle Scuderie del Quirinale ospiterà, per tutta la durata della mostra, una rassegna cinematografica, curata da David Greco, dedicata al segno architettonico: 16 grandi film nei quali protagonista è la forma della città, vera o immaginata.
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