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Calcio. Con Gasp la Roma vola: tre ragioni per sognare lo Scudetto

Il tecnico bergamasco è riuscito a riaccendere entusiasmo

La Roma sta vivendo una stagione che, per continuità e identità tattica, richiama quelle annate in cui il pubblico giallorosso ha davvero creduto di poter raggiungere qualcosa di grande.

L’arrivo di Gian Piero Gasperini ha trasformato una squadra che negli ultimi anni alternava momenti di intensità a lunghe fasi interlocutorie, restituendole ritmo, convinzione e soprattutto un’idea di gioco riconoscibile.

Il tecnico bergamasco è riuscito a riaccendere entusiasmo non soltanto nell’ambiente, ma anche in un gruppo che aveva bisogno di uno spartito chiaro e di un calcio aggressivo, coerente con le qualità dei singoli.

La Roma ora corre, pressa, conclude e difende come un blocco unico: una metamorfosi che ricorda da vicino i momenti migliori del Gasp all’Atalanta, ma calati in una dimensione in cui le ambizioni sono inevitabilmente più alte.

I giallorossi seguitano a lottare per il vertice della classifica, mostrandosi in linea con il rendimento proposto nel corso di tutto il 2025, anche con Claudio Ranieri in panchina.

La dimensione dei lupacchiotti appare ormai cambiata e centrare almeno il ritorno in Champions League sembra il minimo, come confermano non soltanto gli esperti di pallone, ma anche giornali locali e nazionali, così come i numeri dei portali di pronostici con bonus per le scommesse e statistiche essenziali per inquadrare gli effettivi valori della Serie A, a prescindere da risultati recenti e graduatorie del momento. Ma ciò che sta emergendo settimana dopo settimana è qualcosa di più grande: una Roma che può legittimamente immaginare di inserirsi nella corsa allo Scudetto.

Tre motivi, più di altri, sostengono questa ipotesi.

La nuova solidità difensiva

Uno dei capisaldi della Roma di Gasperini è il reparto arretrato, sorprendentemente compatto sin dalle prime giornate. Il tecnico ha ereditato una difesa che nelle stagioni precedenti alternava prove solide a passaggi a vuoto inspiegabili, spesso condizionata da errori individuali. Oggi il reparto appare trasformato: le scalate sono più rapide, le distanze tra i reparti più corte, la difesa della profondità più consapevole. La squadra aggredisce alta, ma quando deve abbassarsi riesce a farlo con ordine, evitando quegli errori da matita rossa che negli anni scorsi venivano puntualmente puniti dagli avversari.

Il lavoro sui quinti e sulle mezzali è evidente. I centrocampisti accompagnano la pressione, raddoppiano sugli esterni rivali e proteggono meglio la trequarti. A beneficiarne non è solo il portiere, meno esposto, ma l’intera fase di non possesso: gli avversari faticano a creare situazioni pulite negli ultimi trenta metri e spesso sono costretti a tentare conclusioni affrettate. Questa ritrovata solidità ha prodotto un numero ridotto di gol subiti, condizione imprescindibile per chi ambisce a lottare per il tricolore. Se si guardano infatti le prime 14 giornate di Serie A, i giallorossi hanno subito solo 8 reti, diventando di gran lunga la miglior difesa del campionato (tutte le altre compagini sono, infatti, in doppia cifra).

Le molteplici soluzioni offensive del Gasp

L’altro grande merito di Gasperini è aver restituito alla Roma la capacità di rendersi pericolosa in modi diversi, sfruttando rotazioni, ampiezza, verticalizzazioni e inserimenti. L’allenatore ha saputo fare di necessità virtù anche considerando l’assenza di un vero e proprio centravanti di peso. I

l mister giallorosso ha costruito un attacco fluido, in cui i ruoli tradizionali spesso si mescolano: la punta si allarga per liberare il corridoio alla mezzala, gli esterni si accentrano per permettere ai quinti di sovrapporsi, i trequartisti creano densità tra le linee per facilitare lo scarico rapido e la conclusione dal limite.

Una delle armi più incisive è la capacità di arrivare alla conclusione con molti uomini. La Roma riesce a portare cinque o sei calciatori in area sul lato forte, costringendo le difese avversarie a scelte complicate e aumentandone la vulnerabilità. Allo stesso tempo, i giallorossi con Gasperini hanno preso l’abitudine di concludere molto: il volume di tiri è tra i più alti del campionato e, soprattutto, la tipologia dei tentativi è più varia rispetto al passato. Non si tratta più di un attacco dipendente da un singolo giocatore, ma di un sistema che genera occasioni in maniera autonoma, indipendentemente dalla presenza o meno dei suoi interpreti principali. Questo pluralismo offensivo si è tradotto in una migliore gestione delle partite complicate, quelle in cui in passato la Roma tendeva a bloccarsi, affidandosi a iniziative isolate. Ora la squadra sa cambiare tema tattico: può attaccare in transizione, mantenere il pallone con pazienza, pressare a tutto campo o colpire in maniera diretta.

È una versatilità che aumenta le probabilità di successo nell’arco della stagione, riducendo la dipendenza da episodi o momenti di forma dei singoli. Il vero punto debole, al momento, resta il poco cinismo sotto porta, ragion per cui il nome di un attaccante figura in cima alla lista del mercato di riparazione di gennaio.

La mentalità ritrovata

Se c’è un elemento che più di tutti sta incidendo sulla stagione romanista, è la mentalità.

Gasperini ha iniettato fiducia e disciplina tattica, trasformando un gruppo spesso emotivo in una squadra capace di mantenere lucidità nei momenti chiave. La Roma ora sembra credere di poter arrivare sempre alla vittoria, come accaduto nel match contro l’Udinese, anche quando la partita si sporca o il vantaggio tarda ad arrivare. Le rimonte e i gol nel finale non sono casualità, ma il risultato di una preparazione atletica che consente di mantenere ritmi elevati e di una convinzione piena nei propri mezzi.

La Roma, per la prima volta dopo anni, dà l’impressione di essere una squadra che sa dominare i momenti della gara. Sa quando spingere e quando respirare, quando alzare il baricentro e quando consolidare il possesso, mostrando una maturità che rappresenta, forse, il miglior segnale per alimentare un sogno che sembrava lontano. In un campionato in cui le big si studiano e si neutralizzano a vicenda, la continuità mentale potrebbe risultare il fattore decisivo.

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