

Durante la commissione trasparenza dell’11 novembre, la situazione è apparsa chiara: la decisione non può più aspettare
Il destino dell’ippodromo Capannelle si gioca tutto in quindici giorni. Entro il 30 novembre, il Comune di Roma dovrà comunicare al Ministero dell’Agricoltura se l’impianto di via Appia Nuova sarà pronto ad ospitare la stagione ippica del 2026.
Un countdown che pesa come una sentenza sulla storia del galoppo romano.Durante la commissione trasparenza dell’11 novembre, la situazione è apparsa chiara: la decisione non può più aspettare.
Intanto però, una prima sconfitta è già scritta. “Il Derby del trotto 2026 si sposta da Roma a Torino” ha annunciato Federico Rocca (FdI), sottolineando come l’ippodromo sia stato anche “retrocesso” dal ministero per il mancato completamento di alcuni interventi.
Una bocciatura che si traduce in meno fondi e più incertezze.

A rendere il quadro ancora più complicato c’è la gestione dell’impianto. L’amministrazione capitolina, nel 2025, aveva trovato un fragile equilibrio affidando alla Hippogroup – società al centro di un contenzioso milionario con Roma Capitale – la custodia temporanea di Capannelle.
Un accordo che prevedeva soltanto la garanzia delle corse di trotto e galoppo, lasciando al Comune e al Municipio VII la gestione degli altri eventi.
Il contratto, però, aveva una scadenza chiara: Hippogroup sarebbe rimasta fino al completamento della gara europea per l’affidamento definitivo dell’impianto. Gara bandita nell’aprile 2024, a cui hanno partecipato quattro operatori, ora alle battute finali.
Il 28 novembre verrà firmato il verbale di chiusura delle conferenze dei servizi, poi – entro un mese – dovrà essere votato l’interesse pubblico.
Ma i tempi rischiano di sforare la scadenza imposta dal Masaf. E Roma, ancora una volta, potrebbe presentarsi in ritardo all’appuntamento con il proprio futuro sportivo.
“Questa amministrazione risolverà una vicenda che nessuno ha mai avuto il coraggio di affrontare”, ha assicurato l’assessore Alessandro Onorato. “Parliamo di un concessionario che ha accumulato 20 milioni di debiti verso i cittadini. Abbiamo avviato una procedura europea trasparente, complessa ma necessaria per riportare investimenti privati in un settore che il Governo continua a tagliare”.
Un piccolo spiraglio arriva dal Ministero, che ha assegnato a Roma Capitale 630mila euro per l’ammodernamento dell’impianto: soldi che serviranno per un nuovo autostarter del trotto e gabbie di partenza per il galoppo.
Ma l’urgenza ora è duplice: salvare l’impianto e tutelare i lavoratori. Molti di loro sono già stati coinvolti in una procedura di licenziamento collettivo, in attesa di capire se Capannelle chiuderà o continuerà a respirare.
“Siamo accanto ai dipendenti – ha promesso Onorato – continueremo a lavorare insieme agli enti coinvolti per garantire la continuità sportiva e occupazionale. La priorità è una sola: non chiudere l’ippodromo”.
Due settimane per decidere il futuro di un luogo che è molto più di un impianto sportivo: è un pezzo di Roma, una memoria collettiva fatta di cavalli, corse e applausi. Il galoppo romano trattiene il fiato.
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