

Le modifiche apportate con la delibera comunale del 2009 hanno incrementato gli impianti pubblicitari. "Vogliamo sgominare la Mafia cartellonara"
La gigantografia di un uomo che inforca un paio di occhiali da sole all’ultima moda reclamizza una nota griffe, la scritta stilizzata di una nota catena di supermercati irrompe appena ai cigli delle strade tra una variopinta moltitudine di altri cartelloni di dimensioni inferiori. Ovunque, da Corso Trieste all’Appia Nuova passando per le mura aureliane, un proliferare di cartelloni pubblicitari che invadono la Capitale attraverso isole spartitraffico, aree pedonali e marciapiedi, spesso in zone vincolate e costituendo di frequente un pericolo per gli automobilisti. Cartelloni che spuntano come funghi dalla notte al giorno. E poi, il misterioso caso della rotonda in prossimità dell’Auditorium, addosso al perimetro del Parco di Villa Glori che, durante i giorni del convegno sull’urbanistica nelle sale progettate da Renzo Piano, fu invasa da cartelli misteriosamente rimossi, poi ricollocati, per essere nuovamente divelti a tempo di record.
A parte queste apposizioni temporanee di dubbia legalità, sono in molti a ritenere che i cartelloni siano privi di regolare autorizzazione. In realtà solo una parte di questi cartelloni sono abusivi, tant’è che la maggior parte di questi macroimpianti pubblicitari reca il numero identificativo alfanumerico, così come previsto dalla normativa comunale e l’iscrizione: "Spqr. Comune di Roma – VIII Dipartimento – Servizio affissioni e pubblicità".
Questo incremento del numero degli impianti pubblicitari è senza dubbio dovuto alle modifiche ed integrazioni apportate con delibera comunale del 30 marzo 2009 dal Consiglio Comunale che per aumentare gli introiti provenienti dalle affissioni, ha così modificato ed integrato il Regolamento in materia di Affissioni e Pubblicità “liberalizzando un mercato sfrenato senza più alcun controllo preventivo” come ha dichiarato di recente VAS in un comunicato “nella totale noncuranza che dentro ogni area naturale protetta la legge prescrive il divieto di installare cartelli e manufatti pubblicitari”, riferendosi in particolare al Parco di Veio dove l’Ufficio Affissioni e Pubblicità, ha rilasciato fino ad oggi almeno 32 nuove autorizzazioni di impianti che erano stati regolarmente installati prima della istituzione del parco di Veio, ma che erano in procinto di essere rimossi e casomai rilocalizzati.
La situazione è grave non solo da un punto di vista ambientale e paesaggistico, ma anche per l’incolumità e la sicurezza dei conducenti dei veicoli. Infatti, la normativa su affissioni e pubblicità oltre che regolamentata da norme comunali, è prevista dal Codice della Strada che indica espressamente che lungo le strade o in vista di esse vige il divieto di collocare insegne, cartelli, manifesti, impianti di pubblicità o propaganda che per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione “possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale, …. ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l’attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione”.
A cercare di sensibilizzare i residenti Capitolini, in attesa che le Istituzioni rivedano la questione delle licenze per affissioni e pubblicità, il gruppo di cittadini “Cartellopoli”, fondato da un comitato di cittadini dallo spiccato senso civico, indignati dal degrado in cui Roma è immersa.
Il Gruppo si è dotato di un sito, Cartellopoli.com, nato come ramo del progetto del Coordinamento Blog Anti-Degrado che ha dato vita anche al movimento dei cittadini-stacchini, oltre che dei segnalatori che, servendosi di Google map, hanno dato vita ad un certosino lavoro di monitoraggio e mappaggio delle strade della Capitale per scoprire e denunciare le nuove installazioni pubblicitarie.
«Le nostre richieste – dichiarano i membri di Cartellopoli – sono molto semplici: vogliamo che venga sgominata tutta quella ridda di connivenze, di falsificazioni e di intrighi che abbiamo battezzato Mafia cartellonara».
Interessante, infine, la proposta avanzata da Cartellopoli, che indica una soluzione “mediata” del problema: «In tutto il mondo le affissioni outdoor contribuiscono al decoro e all’arredo della città con panchine, illuminazione e servizi di bike-sharing. Finché Roma non si adeguerà a questi standard, tali servizi indispensabili per la cittadinanza saranno impossibili».
Una delle tante foto del sito. In questa via Pian di Sco (prima e dopo)
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Un commento su “Cartellopoli: l’ultima frontiera del degrado a Roma”