

Questo si è chiesto il popolo di Twitter dopo che le luci del Festival 2022 si sono spente sabato sera. Un festival che ha unito generazioni, che ha avuto la giusta dose di tutto, dove le canzoni sono tornate al centro, “il festival della gioia” è stato definito.
Certamente è stato il festival dei record, con milioni di tweet che hanno infiammato l’internet e il Fantasanremo che ha solleticato il palco. La vera forza di queste cinque serate è stata nella verità di (quasi) tutto ciò che è salito sul palco.
“Italiani popolo di santi, poeti e navigatori” che si sono emozionati subito alle prime note di “Brividi”, canzone vincitrice con un cantante di origini egiziane con una lunga gonna nera e un diciottenne etero cis in camicia di organza ricamata, che se ce lo avessero detto qualche tempo fa avremmo riso. Un uomo che canta ad un altro uomo con delicatezza, con amore, con alchimia vera. Il teatro Ariston è diventato in cinque minuti un manifesto d’inclusione incredibile, facendo emergere ancora una volta la potenza della rappresentazione e di quanto il visivo sia più potente di qualsiasi altra cosa al mondo.
Mahmood e Blanco non sono ovviamente arrivati dal niente, così come Achille Lauro, La Rappresentante di Lista, Michele Bravi o Highsnob e Hu, che in maniera diretta o meno vengono dal mondo queer e che hanno usato il palco di Sanremo per fare la cosa più bella del mondo: farsi vedere. Dimostrando semplicemente di esistere. E non per noiosi monologhi sull’ovvio, accondiscendenti, fatti per giustificare una presenza sul palco più importante d’Italia, come ha detto Sabrina Ferilli nella serata conclusiva.
E quindi eccoci qui, sul punto più debole di Sanremo: le donne accanto ad Amadeus, anzi dietro…molti passi dietro! Prima sera ad accompagnare il conduttore c’è stata Ornella Muti, un lampadario bellissimo ma spento e quindi perché non fare una bella carrellata degli uomini con cui ha lavorato la Signora?
Groundbreaking. Seconda serata. Quel genio di Amadeus, che fa? Pensa di chiamare un’attrice nera (ha fatto qualche film ma mai da protagonista) e lei, mortificata davanti a tutti deve giustificare la sua presenza in quanto vittima di razzismo: per tutta la sera ci siamo chiesti tra quanto sarebbe finita la serata per vederla andare via, diciamoci la verità. Perché non basta essere donna per salire su un palco e brillare, ricordiamolo.
Per fortuna a salvare la situazione arriva Drusilla Foer: la vera stella. Lei, “eleganzissima”, che si prende il suo spazio, annuncia cantanti, fa spettacolo, fa sorridere, risponde a tono, sorride, fa riflettere con il suo monologo sull’unicità, tutti le battono le mani perché finalmente, come ha detto Michele Bravi, la meritocrazia è entrata in scena.
Quarta serata accompagnata da una spumeggiante Maria Chiara Giannetta, attrice ventinovenne, che spigliata ha fatto sorridere ma senza rubare troppo davvero la scena alla protagonista del festival: Amadeus. Ci ha proposto un monologo sulla disabilità legato al personaggio che ha interpretato nella serie tv Blanca, e anche qui la Rai fa un errore, non coglie l’occasione di passare il microfono e quello che poteva essere un momento di rappresentanza diventa un filtro tra “noi e voi”, abili e no, con tanto di musichetta tristarella.
L’ultima serata, arriva a salvarci la spontaneità romanaccia della luminosa Sabrina Ferilli che già dall’intervista in sala stampa della mattina conquista tutti con le sue battute pungenti. I suoi abiti sono semplici, di brillante c’è già lei e lo dimostra con un non-monologo in cui si limita a dire che la sua presenza sotto ai riflettori, sul palco dell’Ariston non deve essere giustificata e non deve essere legata ad un problema, che preferisce far parlare di temi seri chi se ne occupa ogni giorno e chi li studia, lei vuole essere coerente: perché parlare di body positivity se sta a dieta da giorni per entrare nei vestiti? Lei è lì perché ha fatto delle scelte e quelle sue scelte le hanno permesso di essere lì, con le sue competenze. Peccato però che Amadeus non abbia lasciato spazio a quella che doveva essere una co-conduttrice e che in uno schiocco di dita si è trasformata in una valletta, la bella che non balla, che non esce sul palco quando la chiama.
Lasciando in un cassetto il Ferrilli-Gate e guardando solamente ciò che è accaduto sul palco, la Ferilli non ha quasi mai parlato, detto codici dei cantanti in gara, presentato ospiti o anche semplicemente avuto lo spazio che meritava, relegata in un angolo del palco (tristissima la scena della premiazione).

Ce la faremo a dare lo spazio che meritano alle donne? Perché Amadeus non si giustifica (o noi non gli chiediamo di giustificarsi) per essere all’Ariston? Perché, per buttarvela lì, l’unica donna che ha brillato sul palco davvero, che ha avuto e si è presa il suo spazio, anzi l’unica donna a cui è stato lasciato lo spazio che meritava, non è una donna.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.