

Gli Studios più importanti d'Europa arrancano nel mercato. Mariani (Comm. Lavoro e Sociale – Lazio): “privatizzare è stata scelta negativa, urgente tavolo di esperti per il rilancio”
1- Gli studios dal satellite. 2- Peppe Mariani.
Sono pochi i cittadini romani che non sono mai passati, almeno una volta nella vita, dietro agli Studi di Cinecittà, lungo il muro di cinta coperto di graffiti che costeggia il fondo del set di Gangs of New York e uno spicchio della casa del Grande Fratello. Pochi, forse, non hanno riconosciuto nei viali interni quei set storici immortalati da Carlo Verdone in Troppo forte e Alberto Sordi ne Il tassinaro. Ma quei tempi sembrano destinati ad entrare nel mito, e gli studi cinematografici più importanti e grandi d’Europa, orgoglio e onore della capitale d’Italia, 400mila metri quadri di superficie che, dal 1937 a pochi anni fa, hanno sfornato pellicole storiche e straordinarie, sembra si siano avviati sulla strada della crisi economica che, in questi mesi, non sta proprio risparmiando nessuno. Anche se, secondo Giuseppe Mariani – presidente della Commissione Lavoro e Politiche Sociali della Regione Lazio – la questione risale addirittura alla fine degli anni Novanta, quando gli studi passarono da ente pubblico a società privata.
L’interrogazione in Consiglio regionale
Secondo Giuseppe Mariani, gli studi cinematografici nella periferia Sud-Est di Roma – che dal 1997 sono diventati una società per azioni costituita da 6 soci (tra cui la Filmauro di Aurelio De Laurentiis, la Gimar di Diego Della Valle e la Cecchi Gori Group di Vittorio), presieduta dal dottor Luigi Abete – sono in agonia da diversi anni e per questa ragione ha deciso di presentare, il 4 maggio scorso, un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio della Regione Lazio, Guido Milana e, contestualmente, all’assessore alla Cultura Spettacolo e Sport, Giulia Rodano, sulle sorti dell’azienda italiana più famosa al mondo, dopo Hollywood (in USA) e Bollywood (i megastudios del cinema orientale a Bombay).
Mariani ricorda, infatti, non solo gli alti costi che fanno spostare le produzioni verso altre offerte più accessibili economicamente, ma anche le rette non indifferenti dei corsi attivi nel famoso “Cinecittà Campus”: area dedicata alla formazione in ambito artistico, dalla danza alla recitazione, inaugurato sempre nel 1997. “Da quando gli studios sono diventati una Spa a maggioranza privata presieduta da Luigi Abete – ha dichiarato Mariani – abbiamo assistito al continuo ridimensionamento delle attività”, che nel tempo hanno portato la “fabbrica dei sogni” di Via Tuscolana ad un livello talmente scarso che sta rischiando addirittura di mettere in crisi un settore che conta in termini occupazionali circa 2500 aziende nel territorio.
“La totale privatizzazione degli studi di Cinecittà – continua poi Mariani – sta avendo di fatto fortissime ripercussioni” che destano non poca preoccupazione tra gli addetti ai lavori, e non solo. Stiamo rischiando di perdere un patrimonio professionale, artistico e culturale che è un fiore all’occhiello per l’Italia intera. È per questo che, nell’interrogazione proposta, si chiede alla Giunta e all’Assessorato quali azioni sono state intraprese e quali la Regione Lazio intende intraprendere per rilanciare i mitici Studios della periferia romana.
Un tavolo di lavoro per il rilancio di Cinecittà
Cinecittà è una iperstruttura che si estende per migliaia di metri quadri con 4 centri produttivi, 30 teatri di posa, una piscina di 7mila metri quadri, impianti, camerini, uffici, e schiere di operai, falegnami, architetti, ingegneri… e poi, ovviamente, attori, registi, fotografi, coreografi, produttori, che sono il cuore pulsante dell’industria. Negli ultimi anni, poi, sono stati anche acquisiti gli studi di Dino De Laurentiis in Via Pontina, quelli di Papigno a Terni e gli studi marocchini CLA, ad Ouarzazate.
Lasciare che questo gigante si trasformi in terra bruciata sarebbe davvero un danno incalcolabile per il territorio e per l’Italia intera. Anche se, secondo l’Amministrazione di Cinecittà, negli ultimi anni “più di venti milioni di euro sono stati investiti” negli studi, molti dei quali sono serviti a finanziare Cinecittà Digital, il nuovo reparto di postproduzione ed effetti speciali in tecnologia digitale.
Ma il presidente Mariani non la pensa così. È necessario “convocare immediatamente un tavolo con gli operatori del settore”, ha infatti sottolineato, “prima di dover correre ai ripari quando sarà troppo tardi”. Cinecittà è in una fase critica, si evince dal documento presentato in Consiglio, ed è importante intervenire subito costruendo fondamenta solide per il futuro. Bisogna comprendere e riscoprire il valore di un settore come quello dell’entertainment e fare degli studi di Cinecittà un modello di sviluppo che salvaguardi e rilanci l’industria cinematografica, così importante per l’economia regionale.
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