

“Ci chiamano per dirci che arriveranno i tecnici, poi non si presenta nessuno”, denuncia un residente
“Non possiamo neanche andare dal medico, siamo ostaggi di quattro piani di scale.” La voce è stanca, ma non rassegnata. A parlare è una signora anziana che abita in via Serra de Conti 34. Da quasi due mesi, in quello stabile gli ascensori sono fuori uso. E chi non può fare le scale – per età, disabilità o salute – è di fatto prigioniero in casa.
Una situazione intollerabile che riguarda decine di famiglie: anziani soli, persone in carrozzina, genitori con bambini piccoli, impossibilitati a scendere, a fare la spesa, a ricevere cure mediche o semplicemente a vivere una vita normale.
Le segnalazioni al Comune di Roma – gestore dello stabile – sono continue, ma il guasto agli ascensori sembra ormai diventato una condanna a tempo indeterminato.
“Ci chiamano per dirci che arriveranno i tecnici, poi non si presenta nessuno”, denuncia un residente. “Un giorno sì e l’altro pure ci promettono una soluzione. Ma intanto noi siamo ancora qui, isolati e dimenticati”.
La manutenzione, raccontano, era stata richiesta già mesi fa, e da allora si sono susseguiti interventi parziali, malfunzionamenti a catena e silenzi imbarazzanti.
Non si tratta di un semplice disservizio. “Questa è un’emergenza umana”, dice un volontario che assiste una signora disabile. “In un Paese civile, non è accettabile che una persona non possa uscire di casa per settimane solo perché l’ascensore non funziona. È un diritto negato”.
E intanto le giornate passano. Niente visite mediche. Niente farmacia. Niente socialità. Solo finestre da cui guardare un mondo che, da lì sopra, sembra lontano anni luce.
I residenti non chiedono miracoli. Ma almeno una data certa, un intervento concreto, un gesto di responsabilità. “Non vogliamo fare polemiche – raccontano – ma pretendiamo rispetto. I nostri anziani non possono essere abbandonati in questo modo”.
L’appello è chiaro: Bisogna intervenire subito. Con trasparenza, con serietà, e con urgenza. Perché ogni giorno che passa, in via Serra de Conti, è un giorno di troppo. Un giorno di solitudine, di esclusione, di abbandono. Un giorno indegno per una Capitale europea.
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