

Il 26 giugno presso il MLAC inaugurate le mostre personali di Eugenio Percossi e Jiřì David a cura si Susanna Horvatovičova
1- Eugenio Percossi, Susanna Horvatovičova e Jiřì David.
Martedì 26 giugno alle ore 18.00 presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea de “La Sapienza”, in piazzale Aldo Moro 5, è stata inaugurata la mostra Coming in / Coming out the life (fuori e dentro la vita) degli artisti Eugenio Percossi e Jiřì David, a cura si Susanna Horvatovičova.
La mostra presenta i lavori dell’artista italiano, ma residente a Praga, Eugenio Percossi e dell’artista e curatore ceco Jiřì David.
Entrambi cercano di raccontare qualcosa che li coinvolge direttamente, in prima persona, creando i presupposti affinché la quotidianità, quindi il vivere la propria esperienza di vita, diventi in qualche modo il soggetto principale della propria opera d’arte.
Eugenio Percossi presenta un progetto costituito da un’installazione fotografica intitolata ‘Cento di questi giorni’ e da un video intitolato ‘Perché vivi?’.
Cento di questi giorni è un lavoro curato nei minimi dettagli in cui l’artista mostra cento fotografie in serie, ognuna delle quali rappresenta l’immagine di una lapide di un defunto che va dall’età di un anno a quella di cento.
Un lavoro sulla vita e sulla morte, il passato ed il presente, sulle speranze, le illusioni che continuano a vivere anche nel ricordo dei propri cari. Una testimonianza antropologica di come i presenti commemorano e vivono l’esperienza del lutto che Percossi ha peraltro condiviso durante la propria ricerca effettuata nei cimiteri di Roma e in quelli dell’Abruzzo.
Un’opera che documenta uno sguardo al passato e che, in una visione leggermente pessimistica quanto decisamente obiettiva, suggerisce all’artista la consapevolezza che l’augurio “100 di questi giorni” non è una garanzia.
Un lavoro effettuato con discrezione, rispetto, condivisione e coinvolgimento emotivo.
Il video “Perché vivi” presenta una serie di interviste a persone differenti per età ed estrazione sociale. Un video che documenta il rapporto che la gente ha con la vita e che propone uno sguardo alla morte in una sorta di verifica psicologica dei sentimenti, dei pensieri, delle reazioni che ciascuno propone dall’alto del proprio imbarazzo.
Quello di Jiřì David invece è un ciclo fotografico a colori dedicato alla crescita adolescenziale del figlio Daniel dal 1994 al 2007.
L’artista ceco ha immortalato i cambiamenti di Daniel in una sorta di sovrapposizione personale di ruoli. Si è identificato nel figlio e lo ha guardato con gli occhi di un bambino.
Il suo è un progetto legato al rapporto che intercorre tra la disciplina dell’arte e la vita, attraverso le fasi della crescita di Daniel, protagonista dell’opera.
Un inno alla vita dove gli occhi del padre si sovrappongono a quelli del figlio, che a sua volta viene sovrapposto ad una costruzione fotografica abbastanza teatralizzata.
La vita è un qualcosa che va al di là dell’arte, ma l’arte ci gioca, la manipola e la cambia. Comunque la sensazione è che questo ciclo fotografico avvicini il tempo dell’arte a quello della vita.
La fotografia viene utilizzata pertanto come medium che gioca su intervalli di prospettive e di sguardi ed è in quella parte mediana tra foto documentario e manipolazione al digitale che si crea una forma poetica e teatralizzata dell’opera d’arte.
Quella di Jiřì David è un’opera che si presenta anche come un discorso ludico e ironico che vede il figlio attore e nel contempo attento osservatore del mondo.
La mostra, che fa parte del progetto espositivo italo-ceco ed è patrocinato dall’Istituto Culturale Ceco di Roma e dall’Ambasciata della Repubblica Ceca di Roma, in collaborazione con il MLAC e con il contributo della Regione Lazio per la ricerca “Applicazione nuove tecnologie multimediali arte contemporanea”, sarà aperta al pubblico fino al prossimo 26 luglio dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 19.30.
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