

Una risoluzione per impedire lo sfratto di 14 famiglie e la costruzione del centro commerciale
Sabato 24 febbraio, nella sala del cinema Maestoso, è stato indetto un Consiglio straordinario del IX municipio aperto ai cittadini per salvaguardare il complesso immobiliare di via Appia 416-420.
Il Consiglio ha approvato all’unanimità (15 consiglieri compresa la Presidente, presente anche il consigliere aggiunto, che però non può votare) una risoluzione che dà mandato alla presidente Susi Fantino e alla Giunta del Municipio di compiere tutte le iniziative di loro competenza per difendere il diritto all’abitare degli inquilini dei 14 appartamenti sotto sfratto e dei cittadini che si vedrebbero privati di una importante risorsa culturale, uno dei due soli cinema rimasti nella zona.
Considerando che il Maestoso, realizzato dall’ingegnere Riccardo Morandi nel 1957, può ritenersi patrimonio dei beni culturali, il Municipio ne richiederà la tutela al Consiglio comunale.
Di altro avviso è l’Immobiliare Appia 2005 srl, che dopo aver rilevato tutte le proprietà all’interno del complesso, vorrebbe avviare la costruzione di un mega centro commerciale su più piani.
Secondo la presidente Susi Fantino occorre impedire “una trasformazione urbanistica che eliminando quel luogo, cancellerebbe l’identità stessa del Municipio” e favorire piuttosto una “valorizzazione dell’immobile alla luce del nuovo Piano Regolatore” che rispetti la “forte identità di una città costruita organicamente per grandi eventi e non per eventi occasionali”.
”Il cinema è stato luogo di riferimento per due generazioni, – ha proseguito la Fantino – e la scelta di un consiglio aperto, anche se abbiamo già incontrato i rappresentanti delle famiglie sfrattate è stata pensata per invitare anche altri enti locali di governo a monitorare le situazioni, a cercare soluzioni e a farsi carico della società”.
”Vivo in questo stabile da quando avevo otto mesi – racconta Francesca Felici che oggi ha quasi 35 anni e al Consiglio ha portato anche sua figlia di 16 mesi – qua paghiamo dai 500 ai 700 euro d’affitto, chiediamo di poter scegliere la destinazione degli edifici”.
Molte le famiglie che non si sono arrese a questo sfratto immediato piovuto sulle loro vite come una doccia fredda.
“L’appartamento mi è stato assegnato nel 1998 dalla Commissione di via del Colosseo 20 – ci riferisce Maiemi Floriani – mi sono trasferita con l’illusione di poter comprarlo con dei mutui.”
Gli inquilini hanno deciso di rivolgersi allo Sportello abitativo municipale di Action, che si trova in viale Castrense. Il responsabile, Bartolo Mancuso, ha svolto da intermediario tra gli inquilini e il Municipio. Lo striscione che hanno appeso a ottobre è tuttora visibile guardando in alto, sopra l’edificio.
”Questa zona si sta trasformando in un quartiere di carta – spiega Mancuso – le case servono solo per speculare, vendere, rivendere, aumentare gli affitti”.
“Oggi assistiamo ad un grande momento di democrazia – prosegue il responsabile di Action – l’istituzione municipale e i cittadini stanno dalla stessa parte, cercando una soluzione comune per la tutela del diritto all’abitare e alla cultura; noi di Action chiediamo, invece di un accordo di programma, una delibera di salvaguardia del patrimonio artistico rappresentato dal Complesso del Maestoso”.
All’evento ha partecipato anche il presidente della Commissione “Lavoro Pari Opportunità e Politiche Giovanili” della Regione, Giuseppe Mariani www.peppemariani.it , che da tempo è accanto ai cittadini, svolgendo anche battaglie legali e raccolte di firme, per la tutela dei luoghi artistici e culturali, ambientali e abitativi.
”La nostra è una città complessa, in cui notiamo una crescita culturale, economica e del turismo – chiarisce Mariani – rimane però la lobby dei poteri forti e dei gruppi finanziari che si appropriano di pezzi della città senza guardare in faccia nessuno, a discapito della cultura, del diritto all’abitare, delle occupazioni ormai conclamate e storiche”.
“Oltre allo sradicamento delle famiglie – continua il Consigliere regionale – dismettere questo luogo di cultura significa spolpare e svuotare le periferie: come conseguenza abbiamo lo spostamento verso il centro e un aumento della mobilità a discapito delle zone marginali, dell’ambiente e dei centri abitativi storici”.
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