Convegno “L’aumento di psicopatologie nelle forze di polizia: cause e soluzioni”

Organizzato dal Sindacato Autonomo dei Finanzieri (S.A.F.) e dall’Associazione culturale onlus Gens Nova il 18 ottobre 2019
Marco Maestà - 14 Ottobre 2019

Il Sindacato Autonomo dei Finanzieri (S.A.F.) e l’Associazione culturale onlus Gens Nova organizzano il convegno “L’aumento di psicopatologie nelle forze di polizia: cause e soluzioni” che si svolgerà venerdì, 18 ottobre 2019, ore 10.00 presso il centro congressi Cavour di Roma, via Cavour, 50/a.

All’evento parteciperanno rappresentanti delle sigle sindacali e personale militare e civile del comparto sicurezza.

 

I dati statistici degli ultimi anni evidenziano nella stretta attualità una vera e propria emergenza e fanno riflettere sulla gravità del problema: siamo di fronte ad una strage silenziosa, continua, taciuta, quella di chi si toglie la vita tra gli appartenenti alle forze dell’ordine;  quasi tutti scelgono di farla finita,  premendo il grilletto della propria arma d’ordinanza.

Per ascoltare le diverse realtà professionali, al convegno parteciperanno i segretari generali e nazionali della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria e dei Carabinieri.

Il S.A.F. proporrà il convegno anche in altre regioni al fine di sensibilizzare le coscienze e successivamente presentare, con l’ausilio di medici professionisti, un progetto che possa essere di ausilio ad arginare lo sconvolgente fenomeno del suicidio, che è la prima causa di morte violenta tra le forze dell’ordine.

Che la situazione non sia monitorata e che, anzi, soffra ancora oggi di un certo imbarazzo istituzionale che rallenta la prevenzione, è dimostrato dal fatto che non sono mai stati resi pubblici degli studi per capire la reale portata del fenomeno.

La data spartiacque è il 15 settembre 2016, quando l’allora sottosegretario all’Interno Domenico Manzione diffuse per la prima volta alcuni dati ufficiali aggregati dei suicidi tra le forze di polizia, ferme al quinquennio 2009-2014.

In media 12 suicidi all’anno: 62 sono stati quelli tra gli agenti di polizia, 92 tra i carabinieri, 45 nella guardia di finanza, 47 tra i poliziotti penitenziari, otto tra i militari dell’ormai sciolto corpo forestale.

E così si arriva al biennio 2015-2016 quando i suicidi sono stati in tutto 66, suddivisi in 34 nel 2015 e 32 nel 2016.

Insomma, tra il 2010 e il 2016, ben 255 agenti si sono tolti la vita. Un numero preoccupante, visto che la percentuale è doppia rispetto alla media di suicidi nella popolazione civile italiana.

Da gennaio si sono tolti la vita 44 agenti.

Le nostre forze di polizia rischiano di avvicinarsi a situazioni gravi di altri Paesi europei. È il caso della Francia, dove negli ultimi vent’anni si sono contati costantemente tra i 60 e i 70 suicidi ogni dodici mesi, a fronte di una dozzina di agenti rimasti uccisi in scontri con la criminalità.

Per esempio, nei primi 11 mesi del 2018, 61 sono gli appartenenti a polizia e gendarmeria che si sono tolti la vita.

Una situazione drammatica soprattutto per la gendarmeria, dove il numero di suicidi è di fatto raddoppiato: 31 morti contro i 16 dello stesso periodo del 2017, in un organico complessivo di 100 mila unità.

È difficile arginare questo rischio suicidio per il numero di variabili a cui sono esposti i membri delle forze dell’ordine.

Purtroppo, sia in Italia sia in Francia, si incontrano problemi per organizzare una prevenzione che sia davvero efficace.

Anche introdurre servizi di psicologia appropriati, che rendano più capillari e frequenti quelli già offerti, non è semplice.

Le difficoltà derivano da mancanza di fondi e scetticismo.

Il disagio psicologico è sintomo di debolezza o malattia che comporta automaticamente un isolamento invece di un supporto.

Risultato, quello che accade è questo: “Se sto male me lo tengo dentro“.

E non aiutano certo i medici inquadrati militari cheesso, quando raccolgono confidenze sui disagi dei poliziotti, non sono in grado di tenere il silenzio e quindi ne riferiscono ai superiori mettendo in moto il meccanismo di esclusione.

Per i casi accertati la spiegazione del gesto è per il 43% dei casi “ignota”, mentre nel 17% risulta legata a questioni sentimentali, e poi via via a forme di depressione, malattie di congiunti, separazioni.

I numeri in costante aumento delineano quindi una situazione che non si può più sottovalutare.


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