

Il 4 ottobre presso Agricoltura Capodarco in via Tenuta della Mistica
Venerdì 4 ottobre ore 17-19,30 presso Agricoltura Capodarco in via Tenuta della Mistica snc si terrà il Convegno “Roma Agricola. Agricoltura periurbana e politiche per lo sviluppo sostenibile e integrato di Roma.
Matteo Amati, già assessore Politiche sociali Regione Lazio
Carlo Cellamare, Università La Sapienza – Facoltà Ingegneria
Vezio De Lucia, Urbanista
Francesco Montillo, Ricercatore Unir. Sapienza – Facoltà Ingegneria
Giuseppe Liberotti, Promotore Progetto Mistica
Giovanni Cocco, Associazione Srv. e Cultura Colle del Sole
Riccardo Fabi, Presidente Ass. Serv. e Cultura Colle del Sole
Salvatore Stingo, Presidente Coop. Agricola Sociale Capodarco
Carlo De Angelis, Portavoce Furum Agric. Sociale Lazio
Partecipano:
Gruppi consiliari, Assessori Regionali e Comunali, Sindacati e organizzazioni Professionali, Municipi, Associazioni di Volontariato
Ed ecco qui di seguito la bozza del documento generale.
ROMA AGRICOLA
Agricoltura periurbana e politiche per lo sviluppo sostenibile e integrato di Roma
DOCUMENTO GENERALE – BOZZA
La cooperativa Agricoltura Nuova e la rete di cooperative che condividono un impegno per Roma e una prospettiva di sviluppo sostenibile e integrato chiedono di aderire al presente documento/appello per una svolta nel governo della città di Roma e della sua area periurbana attraverso la realizzazione di un programma di scelte e interventi urgenti mirati a una nuova qualità del vivere, dell’abitare, del lavorare, del produrre e del consumare. Bisogna lavorare per costruire una visione del futuro e un progetto per la città.
La tutela e la valorizzazione dell’ambiente, di cui la promozione e lo sviluppo dell’agricoltura periurbana sono un’azione emblematica, costituiscono la centralità di tale programma e ne costituiscono il nucleo culturale e politico, con l’obiettivo di combattere il cambiamento climatico, sviluppare un impegno per una giustizia ambientale, locale e globale, come unica strada per la salvezza della Terra, realizzare una progressiva decarbonizzazione.
I suddetti promotori vengono da una storia di lotte democratiche e di conquiste e realizzazioni sociali e produttive a Roma e nel Lazio che si è costantemente ispirata a valori solidaristici sia laici che religiosi e a un’idea di ambientalismo inteso come militanza e concretezza realizzativa, riuscendo ad essere trasversale a molteplici ambiti, lavorativi, economici e di difesa del territorio.
Quella storia vive tuttora nella memoria di molti cittadini anche perché le sue conquiste resistono tuttora all’usura del tempo.
La cooperativa Agricoltura Nuova e la rete di cooperative connesse, che radicano la loro credibilità in queste esperienze, intendono parlare sia alle vecchie generazioni che ai giovani, come pure al mondo contadino e cooperativistico, al consumerismo informato ed esigente, all’universo giovanile dei senza lavoro, al vasto mondo di cittadini nelle loro differenze sociali e culturali, e in generale a quanti si riconoscono nei valori della dignità umana, del lavoro, della solidarietà, dell’eguaglianza, avviando un confronto e un dialogo costruttivo che apra a prospettive di cambiamento.
La centralità dell’agricoltura periurbana e dei temi ambientali
Si propone di assegnare una marcata centralità progettuale al tema dell’agricoltura periurbana assumendolo a punto di riferimento per una proposta progettuale sul futuro di Roma, in grado di integrare aspetti diversi, dai temi della vivibilità territoriale e ambientale, alla qualità della vita, alla creazione di lavoro dignitoso, alla solidarietà sociale, all’accoglienza e all’integrazione degli immigrati.
Si tratta di una scelta fondata sul dato di realtà che Roma è il più grande comune agricolo d’Italia per estensione e produzioni, le cui potenzialità opportunamente valorizzate possono costituire un importante volano di un più generale sviluppo economico e occupazionale della città, nonché una formidabile opportunità per la messa in sicurezza alimentare della sua popolazione e di difesa del territorio. La valorizzazione dell’agricoltura periurbana di Roma può infatti veicolare una modalità di intervento e di gestione dello sviluppo del territorio urbano utile a ripensare la città e a riqualificare il suo sviluppo insediativo dandole una prospettiva di futuro.
In definitiva il tema dell’agricoltura periurbana non si pone come definizione di un nuovo assetto urbanistico della città, ma è incentrato su due aspetti tra di loro organicamente connessi e reciprocamente funzionali.
Il primo aspetto è che il rilancio e la valorizzazione dell’agricoltura periurbana di Roma ha un grande valore in sé, per quanto riguarda gli aspetti produttivi e il lavoro, i servizi ecosistemici, la produzione di cibo di qualità, la ricostruzione di un rapporto tra aree urbane ed ambiti agricoli, la riscoperta dei valori culturali connessi ai cicli naturali, per cui è immediatamente obbiettivo prioritario.
Il secondo è che le modalità di attuazione e sviluppo dell’agricoltura periurbana di Roma, funzionali a un modello di economia territoriale “sostenibile e integrata”, possono essere un importante punto di aggancio per riqualificarla e per questa via rilanciare decisamente la sua economia oggi in difficoltà, anche perché affidata a uno spontaneismo mercantile privo di progettualità e di visione.
In questo senso rimanda alla centralità del tema ambientale, della sua tutela e valorizzazione, della capacità di armonizzare lo sviluppo sociale ed economico ai cicli naturali. Non vi può essere giustizia ambientale senza giustizia sociale.
Sullo sfondo si pone una radicale revisione del modello di sviluppo ponendo al centro la decarbonizzazione per combattere il cambiamento climatico e l’impegno per una giustizia ambientale, locale e globale, come unica strada per la salvezza della Terra. Questo si traduce in una serie di impegni prioritari: difesa dei beni pubblici, a partire dall’acqua e dalla città; messa in sicurezza del territorio e valorizzazione del patrimonio culturale, anche attraverso un serio ed adeguato investimento pubblico; moratoria di tutte le grandi opere e consumo di suolo zero; un piano pubblico di riconversione ecologica della produzione e del consumo incentrato sull’efficienza energetica e sul recupero dei materiali di scarto. In questa prospettiva l’agricoltura periurbana svolge un ruolo centrale.
Le prospettive indicate costituiscono un riferimento per affrontare le più ampie problematiche di Roma, che sono andate maturando nel tempo e che per alcuni versi si sono “incancrenite”, reclamando una radicale inversione nelle politiche pubbliche. La disastrosa condizione in cui versa Roma è determinata, tra le altre, dalla somma di due cause. La prima, più antica e profonda, è la dissennata politica urbanistica, che si prolunga da decenni e che ha provocato una crescita abnorme del territorio urbanizzato anche in assenza di incremento demografico. La seconda, relativamente più recente, è prodotta dalla sbalorditiva incapacità di avere cura della città: dalla smaltimento dei rifiuti, alla manutenzione delle strade, del verde pubblico, delle alberature stradali; dalla drammatica crisi del trasporto pubblico alla pessima gestione dell’edilizia pubblica e dei servizi sociali. Queste si pongono oggi sullo sfondo di una mancanza di progetto per la città, di un prevalere di un’economia “avventizia”, che sfrutta le risorse della città senza rigenerarle.
Il ruolo dell’agricoltura periurbana oggi a Roma
Nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile e integrato a partire dalle potenzialità dell’agricoltura periurbana, Roma ha alcune peculiarità che devono essere riconosciute e poste sotto una nuova luce. Accanto alla morfologia del suolo e alla sua frammentata urbanizzazione così caratterizzanti l’Agro Romano ma anche tutto il territorio comunale, si deve riconoscere l’esistenza di un’importante ed estesa parte di proprietà pubblica di molto del suolo agricolo, che può essere riorientato secondo questi obiettivi. I numeri in termini di estensione sono piuttosto significativi (anche se vanno verificati) e vengono qui riproposti suddivisi tra le aziende agricole e le aree che sono state oggetto delle compensazioni urbanistiche.
Secondo i dati della Carta della città pubblica, risultano di proprietà comunale:
A questi vanno sommati i terreni delle due aziende agricole comunali (conteggiati a parte, nella carta della città pubblica e – forse per errore – attribuiti in proprietà alla Regione Lazio):
Sul sito comunale i terreni effettivamente gestiti dalle due aziende risultano di superficie inferiore (rispettivamente 330 ha e 2.000 ha).
Infine, ci sono altri 2.367 ha di proprietà di enti locali che nella carta della città pubblica sono classificati come afferenti a “tenute” (Caffarella, Malnome, Cecanibbio, Malagrotta, Palidoro, Casal del Marmo).
I terreni e gli occupati nelle proprietà comunali principali
| Terreni | Estensione
(ha) |
Occupati | |
| 1. | Tor Marancio | 60 | 12 |
| 2. | Tor Bella Monaca | 30 | 8 |
| 3. | Montecucco | 40 | 6 |
| 4. | Borghetto | 40 | 10 |
| 5. | Tor di Nona | 20 | 5 |
| 6. | Laurentino Acqua Acetosa | 60 | 5 |
| 7. | Nuova Fiera di Roma | 20 | 5 |
| 8. | Casal Bianco Guidonia | 100 | 15 |
| 9. | Via Risaro (Tor de’ Cenci) | 20 | 8 |
| 10. | Castel di Guido | 2.200 | 100 |
| 11. | Tenuta del Cavaliere | 300 | 20 |
| 12. | Marcigliana (Castumellum) | 80 | |
| 13. | Mistica | 50 | 20 |
| 14. | Monte della Caccia | 20 | 5 |
| 15. | Tenuta Redicicoli (Porta di Roma) | 37 | 5 |
| Totali | 3.077 | 224 | |
| Occupati indiretti per fornitura di servizi | 100 |
Bisogna poi considerare la Tenuta Vaselli (200 ha), collocata vicino all’autostrada del Sole, oggetto di una vicenda assai complicata (nel 1978 il Comune ha pagato 50 milioni di penale), nonché le proprietà Lenzini in zona Cassia (negli anni ’70 il Casale è tornato al proprietario).
Per Roma che cambia
Vogliamo riaffermare la necessità di restituire alla pianificazione e alla centralità del tema ambientale il ruolo di strumenti e di criteri fondamentali per il governo della città. In questa prospettiva più ampia, l’agricoltura periurbana svolge un ruolo determinante. Si tratta peraltro di un’idea che viene da lontano.
Nell’occupazione delle terre del 2 luglio 1977 la Cooperativa Agricoltura Nuova aveva recuperato all’agricoltura le tre “decime”, in zona Castel di Decima, riaffermando la prospettiva che non bisognava sviluppare la città verso il mare, che non si doveva creare una testa di ponte con la 167 per un’ulteriore sacco di Roma, ma bisognava ritornare al progetto di sviluppo equilibrato che prevedeva il piano regolatore. L’allora assessore all’agricoltura del Comune di Roma Olivio Mancini e il Sindaco di Roma Carlo Argan ben compresero questa iniziativa, ma forti e grandi erano le resistenze all’interno del sistema. L’allora Sindaco Argan però volle fare un gesto forte promuovendo la prima e unica conferenza sull’agricoltura del Comune di Roma, presso le sedi della coop. Agricoltura Nuova, occupata abusivamente. In quella sede nel 1978 affermò: “Il recupero delle risorse agricole nella campagna romana, non è solo un fatto economico ma anche culturale, i problemi della città non possono essere scissi dal vasto territorio che la circonda. L’agricoltura non ha solo un valore di centralità per la ripresa economica del paese, per il risanamento dei nostri debiti, appalesa anche una centralità per porre una barriera alla devastazione del territorio e alla salvaguardia dell’ambiente, il lavoro dei campi è fonte preziosa dell’occupazione e riscoperta di valori umani produttivi e cultura.”
Considerazioni che furono più che mai profetiche. E’ in questo quadro di visione generale della città metropolitana che si dovevano inserire le liste di progetti sull’agricoltura, ambiente, territorio. Questi temi devono tornare ora ad essere al centro del dibattito tra le forze politiche-sociali e le istituzioni.
Sono necessari una politica e un governo della città che rendano efficaci ipotesi di sviluppo con azioni di tutela che congiungano sviluppo tecnologico e scientifico e modelli di vita basati sulla fruizione rispettosa delle risorse naturali. Sono proprio le intercomunicazioni esistenti tra ambiente e sviluppo economico che rendono necessaria l’individuazione ed il perseguimento di obiettivi di pianificazione e gestione del territorio che sgombrino il campo da fenomeni di abuso e speculazioni e ne consentano un uso collettivo che migliori la qualità della vita, le relazioni sociali, l’occupazione.
In questo quadro di strategia ambientale abbiamo la necessità di coinvolgere le nuove generazioni per realizzare nuovi sbocchi occupazionali, ma anche per sviluppare idee innovative e per trovare le vie più adeguate di uno sviluppo sostenibile e integrato, centrato sui temi ambientali.
Obiettivi
L’indirizzo generale è quello di valorizzare i vuoti urbani, i caratteri e le potenzialità ambientali, anche a servizio dell’abitare (a cominciare dai parchi verdi attrezzati), il carattere polifunzionale delle attività agricole, il patrimonio culturale a partire dai i parchi archeologici.
In particolare:
Un progetto che ruoti intorno a queste direttrici prioritarie è certamente in grado di unificare concretamente il binomio ormai inscindibile di agricoltura, ambiente e sostenibilità del territorio.
I punti di forza dell’agricoltura periurbana e i criteri di riferimento di una proposta
I punti di forza per una prospettiva sostenibile e integrata, che possiamo derivare da una azione di valorizzazione dell’agricoltura periurbana a Roma e che siano in grado di coniugare il ripensamento del modello di sviluppo in relazione ai cicli naturali e alle pressanti emergenze ambientali, sono:
– consumo di suolo zero. E’ il fondamento di una politica per ripensare lo sviluppo insediativo (per i problemi ben noti su cui non stiamo a dilungarci).
– centralità del lavoro. Che significa molte cose: prima di tutto produzione di reddito (come lotta alla povertà crescente nella città), poi qualificazione del lavoro ovvero del contributo che le persone danno, ed infine soprattutto ripensare il “modello di sviluppo”, l’economia della città (“di cosa deve vivere la città”), spesso troppo schiacciato su attività economiche “avventizie” che consumano risorse e non le rigenerano, non diventano propulsive e innovative.
– sostenibilità economica ed economia circolare. E’ uno stimolo, appunto, a ripensare il “modello di sviluppo” della Capitale, termine che può non piacere, ma che intende affrontare il nodo problematico per cui la città è bloccata, schiacciata tra le attività economiche speculative e “avventizie” (che non la rilanciano) e l’esaurimento (oltre che appiattimento) delle tradizionali attività che non costituiscono più un motore per la città (pensiamo al grande apparato dei servizi pubblici e dell’amministrazione).
– lavorare per cicli. In questo caso si tratta del ciclo di rifiuti (pensiamo al ciclo dell’umido, per esempio) e del ciclo dell’acqua in primis, ma anche – fattore sempre più centrale – del ciclo del cibo. Il che significa anche ricostruire un rapporto tra consumatori e produttori e ridare senso a quell’agro romano che ha storicamente sostenuto l’alimentazione alla Capitale. Il che significa anche disponibilità di prodotti “a km zero”, come già avviene per quelle aziende che hanno intrapreso questa strada.
– integrazione con i cicli naturali e la funzionalità ecologica. Contro la frammentazione del sistema insediativo e l’integrità dell’agro romano.
– qualità dei prodotti. Che, in generale, significa fare leva sulla qualità e sulle specificità come motore per la città (e sono tante le cose che può offrire la città).
– polifunzionalità. Oltre la produzione di qualità e la funzionalità ecologica di cui sopra, bisogna considerare anche i servizi che possono essere svolti (e che già sono svolti in molte esperienze): servizi ecosistemici (la depurazione, ecc.), fruizione, tempo libero, attività sportive all’aria aperta e benessere, attività culturali e valorizzazione del patrimonio storico-culturale, ecc. Ad esempio, anche nei rapporti con le scuole.
– gestione, utilizzazione e valorizzazione del patrimonio pubblico. Il patrimonio pubblico costituisce una risorsa e una opportunità enorme, la prima che è nelle mani del soggetto pubblico per poter fare delle politiche urbane. Pensiamo alle proprietà di terreni agricoli per quanto riguarda l’agricoltura, ma pensiamo agli immobili e alle aree in contesti urbanizzati attraverso i quali si potrebbe fare una politica sulla casa o sui servizi locali. Bisogna ripartire da lì per fare politiche pubbliche urbane.
– coinvolgimento delle forze sociali, valorizzazione del protagonismo esistente e riappropriazione dei luoghi. La città è caratterizzata da molte esperienze di protagonismo sociale, riappropriazione degli spazi e autorganizzazione (pensiamo banalmente, nel mondo dell’agricoltura urbana, alla diffusione degli orti) che rappresentano una capacità di azione, di progettualità e di gestione, nonché di ricostruzione di un rapporto tra gli abitanti e la città molto importanti, da sostenere e valorizzare.
– autogestione e collaborazione col pubblico. Il rilancio della città non può che partire dalla valorizzazione delle forze sociali ed economiche costruttive nella città e quindi da una grande alleanza tra l’amministrazione pubblica e tali forze. Questo induce anche un ripensamento delle istituzione e delle modalità di azione dell’amministrazione pubblica, che sia in grado di coinvolgere i soggetti sociali attivi, mantenendo un ruolo di garanzia dei processi, di sviluppo di un progetto per la città, di capacità di programmazione. Come si sta cercando di sperimentare in diverse realtà romane, le iniziative nei territori possono essere sostenute da soggetti con una composizione tripartita: soggetti produttivi, economici e imprenditoriali radicati territorialmente (che mantengono la sostenibilità economica delle iniziative, ma anche lo sviluppo del lavoro); società civile e attivismo sociale locale (che mantenga vivo il rapporto con il territorio e convogli energie positive); l’amministrazione, che curi la responsabilità pubblica e tutela dell’interesse pubblico.
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