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Così è se vi pare di Luigi Pirandello al teatro Quirino

Con Milena Vukotic, Pino Micol, Gianluca Ferrato. Regia di Geppy Gleijeses
Ieri sera, venerdì 14 aprile 2023 ho assistito alla commedia Così è se vi pare di Luigi Pirandello al teatro Quirino, con Milena Vukotic, Pino Micol, Gianluca Ferrato. Regia di Geppy Gleijeses.
Scritta nel pieno della prima guerra mondiale, nel 1917, a distanza di più di un secolo, si rivela di una stupefacente modernità.
Sono presenti tutti gli ingredienti del pensiero del grande drammaturgo agrigentino: il problema della molteplice e a volte inafferrabile identità personale, il conflitto tra io e società, la difficoltà (o impossibilità) di giungere ad una verità indiscutibile e incontrovertibile, la dialettica ragione-follia, la necessità di adeguarsi alle forme (o meglio: alle maschere) e ai formalismi imposti dalle convenzioni sociali.
Il tutto in una storia che poggia su uno sfondo storico che, nel momento in cui l’autore scrive la pièce, era di scottante attualità: il tremendo terremoto della Marsica, le migliaia di persone sfollate e costrette a trasferirsi in ambienti a loro estranei. Le vicende personali della signora Frola e del genero signor Ponza sono inserite in un contesto di piccola borghesia provinciale, ottusa e molto spesso violenta, irrispettosa del dolore e delle sofferenze dei protagonisti, alla spasmodica ricerca di una qualsiasi verità che soddisfi una morbosa curiosità che si alimenta di un vuoto e molesto chiacchiericcio.
“Curiosità”, “chiacchiera”, “equivoco”: sono quelle “strutture esistenziali”, tipiche di un’esistenza “inautentica”, che qualche anno dopo (1927), nella sua magistrale opera Essere e tempo, Martin Heidegger analizzerà e approfondirà, in decine e decine di pagine, con acume e dovizia di argomentazioni filosoficamente fondate e con un linguaggio del tutto nuovo.
Forse la specificità di questa pièce è da individuare nella feroce e sarcastica critica che Pirandello (attraverso il suo portavoce Lamberto Laudisi) rivolge a questo piccolo e squallido mondo borghese, fatto di burocrati che si credono padreterni, e di donne forzatamente casalinghe e perciò costrette a fare i conti con la noia che deriva dal benessere derivante dall’elevato (o presunto tale) status sociale.
Una pièce che il regista Glejeses, ispirandosi ad un’idea del critico Giovanni Macchia (il cannocchiale rovesciato che consente di vedere le cose vicine da una distanza che ne evidenzia gli aspetti ironici e grotteschi), ha sviluppato mediante una scenografia del tutto originale e “straniante”, ma comunque funzionale allo spirito animatore di essa.
Bravissimi gli interpreti, con una particolare menzione per l’intramontabile e inossidabile Milena Vukotic, in perfetta forma nel ruolo della povera signora Frola.

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