Crescita economica illimitata: attenti al lupo!

Convegno di “Libertà e Giustizia” di Roma sul superamento del concetto di sviluppo quantitativo infinito

Se nel 2020 si prevede che l’India, un colosso demo-geografico del pianeta, supererà la Cina, forte già del suo 1 miliardo e 300 milioni di abitanti, in numero di bocche da sfamare; che la Terra avrà ben oltre i suoi quasi 7 miliardi di esseri viventi che oggi la occupano, la domanda che ora molti (si fa per dire) si pongono è: il detto biblico “crescete e moltiplicatevi” teneva conto del fatto che la nostra casa universale non può contenere spazi, aria pulita, risorse, energie e crescita economica illimitati per conviverci felicemente al suo interno?

Se la Cina, che già oggi sfida il mondo capitalista per aumento del PIL (il valore di beni e servizi prodotti) e dei consumi individuali, dovesse raggiungere il nostro tenore di vita (auto, industrie, elettrodomestici, emissioni di CO2, ecc.), il mondo non rischierebbe il patatrac? Quali ne sarebbero i costi sociali e ambientali?

Sono queste le domande che si sono posti gli organizzatori di “Libertà e Giustizia” del Circolo di Roma, insieme al nutrito pubblico intervenuto, al convegno del 22 aprile presso la sala della chiesa Valdese di piazza Cavour, il cui titolo era, appunto: “Oltre la crescita”.

Una riflessione, questa (ma altri incontri sono stati programmati sullo stesso filone), su un argomento che i media e la politica sorvolano gioiosamente perché, si sa, carpe diem (è meglio cogliere l’attimo che scrutare il lontano e incerto orizzonte), ma che ha ripercussioni evidenti e anche drammatiche sotto il nostro naso.

Le risposte ovviamente non sono immediate e smerciabili come i capi di vestiario pret-à-porter di ogni stagione.
I due relatori presenti (G. Bologna, del WWF e M. Pallante, del movimento “Decrescita felice”) hanno provato a fare le loro diagnosi e le possibili terapie per combattere la malattia del globo.

Due sono le parole chiave usate dai convegnisti:

* la prima parola è il PIL, che è magica per i tifosi dello sviluppo illimitato;
* la seconda è “sostenibilità” (dello sviluppo), che è lo stesso una parola magica ma per i supporter del progresso qualitativo.

Oltre la crescita, quindi, per i nostri coraggiosi amici significa che il PIL, oggi sempre più considerato il passepartout per aprire le porte dei vari G7-G8 mondiali, non è il totem al quale sacrificare la felicità della nostra vita. Anzi, spesso, come ha fatto rilevare un intervento alle assise, un aumento del PIL può anche registrare la conta di morti dopo un disastro aereo (Assicurazioni).

Di contro, come già diceva Bob Kennedy, nel Pil di un Paese non figurano i disastri ambientali, come non si contano quelli economici, umani e sociali delle migliaia di morti sulle nostre strade.

Oltre la crescita, inoltre, significa qualità della vita in base allo sviluppo sostenibile, cioè uno sviluppo che riesce a conciliare i sistemi naturali con quelli sociali ed economici. In realtà anche lo sviluppo sostenibile, nell’ottica che abbiamo inteso proporre e diffondere, è superato, o comunque non sufficiente, mentre l’obiettivo di questo filone è un benessere e qualità della vita basata su un’economia ecologica, cioè rispettosa dell’ambiente e socialmente giusta.

Secondo la coordinatrice dell’incontro (Cinzia Di Fenza) il rapporto tra crescita economica, ambiente e qualità della vita, va, dunque, rivisitato criticamente.

Anzi, secondo Maurizio Pallante, esso va radicalmente ribaltato, nel senso dato proprio dal nome dello stesso movimento della, appunto, “Decrescita”.

Che non è una parolaccia che fa rima con rinuncia, ma che si sposa con una scelta intelligente e qualitativa di vita. Se, ad esempio, un aumento dell’occupazione avviene nell’economia di guerra, non è meglio puntare ad una decrescita occupazionale e cambiare produzione aumentandola quindi nei settori di una economia di pace?

Sennò, sostengono i relatori, a pagarne il prezzo saranno la terra, l’ambiente, l’aria che respiriamo, la salute delle persone, lo stress di una vita tutta dedita al consumificio di massa e standardizzato.

La crescita illimitata e cieca, hanno concluso i convenuti alla manifestazione, è come un lupo affamato che divora i beni naturali e da cui bisogna stare sempre in guardia. Se possibile, è meglio addomesticarlo anche con la consapevolezza necessaria e coi comportamenti e gli stili di vita quotidiani di consumatori responsabili.

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