Dal cinema al teatro uno stupendo “Regalo di Natale”

Al Teatro Quirino unanime consenso alla prima per la stampa
a cura di Bruno Cimino e Bruna Fiorentino - 8 Maggio 2019

Alla prima per la stampa, ieri 7 maggio 2019, abbiamo assistito ad uno dei capolavori di Pupi Avati: Regalo di Natale, ovviamente in chiave teatrale grazie ad un pregevole lavoro di Sergio Pierattini e Marcello Cotugno. La rappresentazione, svoltasi al Teatro Quirino di Roma, ha riscosso unanime consenso da parte di tutti i giornalisti presenti sottolineato da lunghi applausi.

Dalla magia del cinema al fascino del palcoscenico teatrale uno spettacolo può riscuotere un auspicato successo solo se le condizioni dell’opera da rappresentare ne consentono l’impresa.

E non è facile se non si è attrezzati professionalmente.

La trasposizione cinematografica in chiave teatrale del capolavoro degli anni ’80 di Pupi Avati, riportata ai nostri giorni, ha raggiunto lo scopo grazie proprio ad un ottimo adattamento (40 per cento del film) di Sergio Pierattini e all’audace interpretazione degli attori, il cui compito non era assolutamente semplice trovandosi a “doppiare” i ruoli che nel film furono di Diego Abbatantuono, Carlo Delle Piane,  Alessandro Haber, Gianni Cavina e George Eastman.

Complimenti dunque agli attori, bravissimi, visti sul palcoscenico del Quirino: Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase e al regista Marcello Cotugno.

Ma andiamo alla storia, ossia ai contenuti di questa splendida idea cinematografica rappresentata al Teatro Quirino.

Tutto si svolge dentro una villa, intorno ad un tavolo verde, dove quattro vecchi amici, più un ospite importante nella vicenda, si incontrano una notte di Natale per giocare a poker. Piano piano e per tutto il primo atto, tra esilaranti battute, emerge la personalità dei singoli mai cambiata, nonchè un lontano particolare rancore rimasto irrisolto.  Si riscopre che la parola lealtà è ancora per lo più sconosciuta e, cosa più amara, nonostante l’aspetto goliardico che li unisce, il disegno premeditato del fregare il prossimo per risolvere i problemi materiali della vita di tutti i giorni.

Nel secondo e ultimo atto, tra le azzardate  “io prendo una carta”, “io passo”, “io rilancio” eccetera,  ecco che viene fuori l’altra anima del gioco che gioco non è se non un feroce strumento per mettere a nudo le loro personalità, rivendicare rancori ancora aperti, subire  fallimenti e sconfitte. Sul “piatto truffa”, insomma, non ci sono solo esagerate somme di denaro, ma il bilancio e le ambizioni della vita di ognuno di loro: giocatori, appunto, truffaldini.

L’illusione della ricchezza facile da raggiungere a qualunque costo non tiene conto dei valori della vita e per questo la partita a poker si svolge tra bugie e tranelli, di notte ovviamente, come copione suggerisce per tramare nel buio, ma l’alba che arriverà non sarà uguale per tutti. Ognuno, secondo il karma che non gioca e non scherza con l’esistenza, avrà il suo meritato prologo.

Dopo l’uscita del film, Callisto Cosulich scrisse su Paese Sera: “… a un certo punto, sarà come se quella stanza priva di ossigeno avesse perso le pareti e abbracciasse per intero questa nostra Italia degli anni Ottanta, imborghesita nel peggior senso della parola, assetata di soldi, dimentica di certi valori primari, quali la sincerità e l’amicizia”.

Ma oggi cosa è cambiato rispetto a quel periodo?

In sala erano presenti tra il pubblico, Pupi Avati, Alessandro Haber e Gianni Cavina, applauditissimi.

 

a cura di Bruno Cimino e Bruna Fiorentino


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti