

Se avessimo voluto il male per queste popolazioni avremmo scelto di non interessarci della questione, di glissare sullo stato di degrado ambientale, sanitario e umanitario
La mattina del 23 gennaio, è stato sgomberato il campo nomadi abusivo di Villa de Sanctis.
La raccolta pubblica di firme da me organizzata e sostenuta dall’UDC ha voluto porre l’attenzione dei media e della società su una situazione di degrado, ormai sotto gli occhi di tutti, la cui risoluzione non è più rinviabile. Seppur grati e consci degli sforzi messi in atto dall’amministrazione municipale, abbiamo valutato la situazione dell’accampamento al limite della dignità umana. Sfido chiunque ad alzarsi e ad ammettere il contrario su questo vero e proprio “stato di fatto”. L’ASL RMC aveva già effettuato un sopralluogo chiedendo l’emissione di provvedimento di sgombero e bonifica dell’area al Dipartimento V del Comune di Roma. Se avessimo voluto il male per queste popolazioni avremmo scelto di non interessarci pubblicamente della questione, di glissare sullo stato di degrado ambientale, sanitario e umanitario nelle quali versano.
Accoglienza e sicurezza vanno insieme, ma per maggiore chiarezza, siamo consapevoli del fatto che la criminalità si colpisce arrestando i criminali e non considerando criminale un popolo intero. Siamo altrettanto coscienti che, se le autorità non intervengono in modo più risoluto, è per il diffuso pregiudizio che taluni atteggiamenti siano naturali, indice di una diversità inammissibile, non integrabile nella società. Con pregiudizi di tal fatta, non solo non aiutiamo l’integrazione, e anzi la blocchiamo, ma non colpiamo nemmeno la criminalità. Criminalità che si fa scudo degli onesti e degli emarginati.
L’Italia, lungi dall’essere un paese troppo tollerante, come spesso si ama considerare, è stata più volte, anche recentemente, richiamata al rispetto delle norme comunitarie dall’Unione europea per le politiche di segregazione e di violazione dei diritti umani nei confronti delle popolazioni nomadi. L’appartenenza all’Unione europea impone dei doveri che sono da rammentare, volentieri e giustamente, ai Paesi che vogliono essere ammessi a farne parte. Non bisogna però ricordarlo anche a se stessi, rammentando che esiste un livello minimo di civiltà che un paese dell’Unione europea deve adottare verso i suoi immigrati e verso chi, autoctono o meno, abita il suo territorio?
Siamo convinti che non possano esserci strategie internazionali e nazionali efficaci in questo senso, senza un diretto coinvolgimento delle popolazioni nomadi nella preparazione e nell’attuazione di qualsiasi strategia. Difficile parlare di un futuro costruttivo per i nomadi se non saranno coinvolti direttamente nelle politiche che riguardano la loro esistenza.
Con la stessa fermezza non mancheremo mai di ricordare loro anche il dovere di assumere tutti gli obblighi che una partecipazione responsabile alla vita sociale e politica comporta.
Mario Galli
Responsabile Ufficio Degrado
Direzione UDC Roma
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