

Parla Simone Caputi, un fan del celebre regista italiano
Crimine, sangue, suspence. Sono questi gli ingredienti della rassegna –horror organizzata dalla libreria Rinascita di Largo Agosta, che ha intrattenuto gli “amanti del terrore” il 5 marzo 2008.
Simone Caputi, 25 anni, appassionato del genere e fan di Dario Argento, ha avuto la possibilità di incontrare il maestro del brivido, in occasione della serata dedicata al celebre regista italiano. Dario Argento ha risposto alle domande dei presenti e ha commentato uno dei suoi film più noti, Il gatto a nove code (1971), che è stato proiettato alla fine dell’incontro.
Come è nata la passione per questo genere cinematografico?
Ho iniziato ad amare questi film fin da bambino. Tra i miei amici ero l’unico a non averne paura. Mi piacevano l’adrenalina e la suspence che quelle storie generavano. In particolare, ho iniziato ad appassionarmi alle opere di Dario Argento per la personale tecnica di montaggio che il regista adotta e che contribuisce a creare un’atmosfera di attesa e terrore.
Hai mai pensato di girare un tuo film dell’orrore?
A livello amatoriale, ho scritto e diretto tre cortometraggi horror (Dieci, Turno di notte e Nocturna) ispirato dallo stile inconfondibile di Dario Argento.
Cosa ti ha colpito maggiormente dell’incontro con il maestro del brivido?
La descrizione di come nascono i suoi film. Il regista non si ispira mai alla realtà, ma prende spunto da sogni e fantasie che rielabora. Ha raccontato della voglia di isolarsi per creare le sue storie. In passato ha spesso trovato rifugio in un vecchio casale, dove rimaneva a scrivere fino a tardi, ma dove non è mai riuscito a dormire, perché aveva paura.
Come è nata la passione del regista per il cinema horror?
Dario Argento nasce già nell’ambiente cinematografico. Il padre, perugino, Salvatore Argento era un funzionario dell’Unitalia poi divenuto produttore cinematografico. Ed è proprio accompagnando suo padre ad una rassegna di cinema thrilling che il regista si è appassionato al genere. Argento ha prodotto quasi esclusivamente film gialli e horror, con un’unica eccezione: Le cinque giornate, un’opera comica del 1973, interpretata da Adriano Celentano.
Sei soddisfatto dell’incontro con Dario Argento?
Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua affabilità e dal modo quasi paterno di raccontare aneddoti della sua vita quotidiana. Ho sempre pensato che Argento fosse una persona schiva e poco socievole, ma mi sono dovuto ricredere. Alla fine dell’incontro il regista ha salutato e stretto la mano a tutti i presenti. Ed io non ho potuto fare a meno di chiedere l’autografo al maestro del brivido.
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