

La cronistoria della vicenda esemplare del Cinema America occupato e i futuri sviluppi
C’era una volta il cinema America, in via Natale del Grande 6, a Trastevere. E’ rimasto chiuso per quattordici anni, muto, inattivo, in rovina. Nel 2002 la società Progetto Uno acquista la struttura: vuole demolirla e costruire al suo posto un albergo con miniappartamenti di lusso. La giunta Alemanno sta per approvare il progetto quando un gruppo di studenti e residenti danno il via all’occupazione dell’immobile. Le porte del cinema America sono finalmente riaperte.
Valerio Carocci, 24 anni e occhi entusiasti, attuale presidente dell’associazione culturale Piccolo Cinema America, era tra loro: cinquanta studenti tra i sedici e ventun anni, appoggiati dai residenti, occuparono l’America perché sembrava assurdo rinunciare a un luogo di cultura e aggregazione per degli appartamenti di lusso.
Valerio e sua sorella Flaminia, residenti nel quartiere periferico di Colli Aniene, hanno frequentato per anni rispettivamente il Liceo Cavour e il Tasso, in pieno centro, e sanno bene cosa significa non avere un posto in cui rimanere dopo la scuola, quando si vorrebbe restare a studiare o stare insieme ai compagni di classe, quando si ha un impegno in centro nel pomeriggio e andare e venire da casa è improponibile. Ecco, la maggioranza di questi ragazzi lotta proprio perché ha vita simile e il cinema America è la risposta. “Continuano a arrivare giovani”, dice Valerio. “Sono passati tre anni, l’età massima di noi che fummo i primi si alza col tempo, ma di ragazzi sedicenni o diciassettenni ne accogliamo ogni anno!”.
Preso in ostaggio, il cinema America conosce una nuova fioritura: “Grazie alle donazioni di chi era interessato a noi” spiega Valerio, “abbiamo messo in sicurezza le scale, rifatto i controsoffitti, impermeabilizzato il tetto”. E sottolinea anche il grande insegnamento pratico che i ragazzi hanno tratto da volontari adulti tecnicamente più esperti nel corso del rifacimento.
Centomila euro di lavori per permettere all’America di tornare a essere un importante centro di cultura. Importante davvero: cominciano gli eventi, le proiezioni e a far visita ai ragazzi o a presentare film passano Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Francesco Bruni, Carlo Verdone, Giuseppe Tornatore, Elio Germano, Matteo Garrone, Mario Martone e davvero molti altri.
Ma non c’è solo in grande cinema: questo posto rimane aperto per studiare, conoscersi, vedere la partita della domenica tutti insieme. L’estrema destra romana non sembra gradire l’attrazione che questa alternativa esercita sui giovani del quartiere: ormai circolano più magliette col brand del Cinema America Occupato che con quello di Casapound. C’è qualche episodio di tensione che qualche cronista di una testata online definirà una montatura per coprire presunti dissapori intercorsi tra i membri dello stesso collettivo. “Non è vero” assicura Valerio, “tra di noi non è mai successo nulla di grave. Se si discuteva, lo si faceva come in una grande famiglia; se abbiamo allontanato alcuni membri è stato solo perché coinvolti nello spaccio di stupefacenti, inadatti a mantenere l’ambiente sano che desideriamo all’America”.
Sì, perché questa è una scelta di vita che non tutti sono disposti a fare: questo luogo chiede anima e corpo. Alcuni hanno collaborato per un po’, ma poi hanno preferito sfruttare le proprie capacità e il proprio entusiasmo altrove. Attualmente i membri attivi in prima persona nell’associazione sono circa quindici, ma i sostenitori non mancano. Per capire quanto si venga segnati da un progetto così grande basta chiedere a Valerio cosa vede nel suo futuro: “sicuramente mi vedo presidente dell’associazione Piccolo Cinema America. Mi impegna molto: resta poco tempo per studiare”.
Nel frattempo i ragazzi pensano a dare all’America una tutela ufficiale e ci riescono: nel novembre 2014 l’edificio e le decorazioni sono sottoposte a vincolo su bene di interesse culturale. Finalmente il pericolo che lo stabile sia destinato a uso residenziale è sventato. Ma si sogna ancora più forte: nasce il proposito di comprare il cinema. Carlo Degli Esposti (Palomar) e Nicola Giuliano (Indigo) si apprestano a raccogliere 40 mila euro che ognuno dei quaranta artisti che hanno a cuore l’America è pronto a versare, per giungere a offrire in totale due milioni. “Un’offerta molto vicina al reale valore di mercato dell’immobile non ristrutturato”, dice Valerio. Tuttavia la proprietà rifiuta e la trattativa si interrompe e il cinema viene sgomberato nel settembre 2014.
Valerio chiarisce subito: “l’occupazione non era il fine, è il mezzo estremo che abbiamo avuto, dopo troppe mobilitazioni nel seno della legalità, per smuovere una situazione stantia, senza via d’uscita. E’ l’atto di forza con cui volevamo sbloccare tutto ciò”; smentisce le accuse di alcuni giornalisti sullo scopo abitativo dell’atto: “se ho dormito qui dentro un anno e otto mesi – e con me a rotazione altri studenti a cui erano messi a disposizione alcuni posti letto e uno spazio cucina solo per brevissimi soggiorni – è perché volevo essere pronto a parlare con la polizia e chiamare l’avvocato se fosse servito. E’ perché volevo alzarmi la mattina con la certezza di non aver lasciato andare l’America”.
Dopo lo sgombero il contraccolpo è sorprendente: le iniziative del collettivo sembrano espandersi e rinforzarsi.
Alcuni abitanti di Trastevere concedono in comodato d’uso un ex forno adiacente all’America e qui nasce l’associazione Piccolo Cinema America che attualmente è il volto della mobilitazione. Ma non solo: il locale non è abbastanza grande per accogliere una vera platea e i ragazzi – che sembrano avere nel sangue la capacità di sfruttare ogni colpo accusato per ripartire più forti di prima- arrivano a proiettare film nella piazza di fronte, creando una grande arena all’aperto.
Dopo sei mesi, a marzo, il comodato scade, ma i ragazzi sono tranquilli: il sindaco Marino ha assicurato loro un altro spazio in sostituzione dell’America. La delusione non può essere più grande: nessuno spazio viene concesso e l’associazione viene semplicemente invitata a partecipare al bando per l’assegnazione della Sala Troisi, una struttura di Trastevere dalla storia molto simile a quella del cinema America. “Guarda il nostro sito” mi dice Valerio sarcastico e indispettito, “abbiamo un contatore che segna i giorni che sono passati dalla promessa di Marino! Siamo quasi a trecento…”.

L’associazione accoglie comunque l’invito, ha voglia di cimentarsi nella gestione di una sala in maniera legale, ma ciò non significa rinunciare all’America né fermarsi: come dicevamo, l’associazione Piccolo Cinema America ha già cominciato a invadere Roma “per rivedere l’offerta e la comunicazione culturale in città”, dice Valerio.

C’è il Drive In di Casal Palocco, che definisce “il progetto più folle”; la presentazione di “Mary per sempre” con Marco Risi in persona, la proiezione de “La Mala Educaciòn” di Pedro Almodovar e di “Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino” di Uli Edel nell’ex carcere minorile di San Michele a Ripa; il festival itinerante – il progetto Schermi Pirata – lungo il raccordo anulare per dare nuova vita a quei “non-luoghi”, come la palestra del Liceo Benedetto Croce a Colli Aniene in cui nella sera del 25 novembre 2015 si sono raccolte più di mille persone per l’anteprima del film “La felicità è un sistema complesso” di Gianni Zanasi (presentata da Giuseppe Battiston, Daniele De Angelis e proprio il regista Gianni Zanasi).
“Trovo che sia una cosa emozionante vedere tanta gente che viene al cinema con questa modalità, dà il senso di una festa” ha dichiarato quella sera l’attore Giuseppe Battiston.
Qui il videoservizio de La Repubblica.

“Il cinema è adatto alle periferie! Il cinema è anche popolare” afferma Valerio. “E’ una forma di linguaggio e per definizione può essere destinata a chiunque”. Sottolinea poi l’importanza dei social nel pubblicizzare gli eventi (non a caso oggi, pur studiando Scienze della Comunicazione a La Sapienza, lavora come social manager per l’uscita del nuovo film di Francesco Bruni “Tutto quel che vuoi”, produzione Caschetto).
Ora l’associazione attende il cambio di amministrazione per avanzare di nuovo le proprie proposte, è in cerca di dieci scuole lungo il raccordo anulare che offrano gli ambienti per il progetto Cinematografo Errante e Valerio ci dice che in cantiere ci sono altri due progetti di cui non ci svela nulla: attenzione, gente, il Piccolo Cinema America arriverà ancora più lontano!
Di seguito il link alla loro pagina facebook: https://www.facebook.com/piccolo.cinema.america
E al loro sito ufficiale: https://americaoccupato.org/
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