

Proiezione del film "Non tacere don Roberto Sardelli e la scuola 725" con dibattito
Don Sardelli mercoledì 7.novembre 2007 alle ore 17:30 sarà alla Libreria Caffetteria Rinascita in viale Agosta, 36 (info 06/25204819).
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Sarà pure proiettato il film "Non tacere don Roberto Sardelli e la scuola 725", cui seguirà dibattito. la durata del film è di 40 minuti circa.
Su questo sito è stato pubblicato il testo integrale della lettera al sindaco di don Sardelli.
Qui di seguito riportiamo un’interessante intervista di Angela Mauro apparsa su Liberazione il 18 maggio 2007.
Il padre della "Scuola 725" perplesso dal piano di sicurezza del Viminale: «E’ politica dell’emergenza»
«Pensare al sociale. Veltroni faccia come La Pira: requisisca gli immobili disabitati e le assegni ai poveri»
Don Sardelli: «Sindaco, non ci chiami prima di firmare con Amato?»
«Ma perchè Veltroni non si è consultato con noi prima di firmare un patto del genere?». Don Roberto Sardelli è a dir poco perplesso di fronte al "Patto di sicurezza" del ministro Amato per le grandi metropoli, che oggi verrà sottoscritto dal sindaco di Roma. Ancora speranzoso su una «risposta vera» di Veltroni ai problemi posti dalla "Scuola 725", quella delle baracche dell’Acquedotto Felice che negli anni ’70 interrogò sulle emergenze sociali l’allora sindaco della Dc Darida, il prete di frontiera non condivide il modo in cui la politica si pone nei confronti delle povertà, l’immigrazione, l’emarginazione sociale. «Si fa ricorso all’urgenza senza progettualità. Invece, vorrei che fosse rispettato il classico schema secondo cui la destra è per la repressione e la sinistra per la prevenzione».
Poteri straordinari al prefetto per individuare zone dove ospitare i campi nomadi. Lo prevede il piano Amato. Le sembra una risposta?
Sono molto perplesso dal ricorso all’urgenza perchè significa mettere un tampone: se il fiume straripa, il compito della politica non è tamponare, ma prevedere lo straripamento. Quando si agisce sull’emergenza, per forza di cose, la politica scade dal progetto al tampone. Questo non vuol dire che il tampone sia cattivo, ma non risolve il problema: lo rinvia. Tra un anno o due saremo nella stessa situazione. Paolo VI definì il fenomeno dei baraccati come una "germinazione spontanea": non è così, nascono perchè c’è speculazione edilizia e mancanza di lavoro, il fenomeno dell’immigrazione e l’incapacità della politica di ricevere gli imigrati. Non scarico tutto su Veltroni, ma bisogna farsi carico del problema, non si può arrivare al tampone, bisognava prevedere.
Oggi però Veltroni firma quel piano.
Prima di firmare bisognerebbe parlare. Democrazia significa governare la città parlando con la sua base popolare. Siccome il sindaco ha un dialogo con noi su questi temi, perchè, prima di firmare, non si è consultato con una base sensibile che riflette su questo problema come noi? Gli avremmo consigliato, per esempio, di garantire un’abitazione degna agli immigrati, a chi anche a Roma abita nelle grotte, visto che ci sono migliaia di appartamenti disabitati da anni, di proprietà di enti anche pubblici. Gli avremmo consigliato di fornire un’assistenza sanitaria a chi vive nelle palafitte sull’Aniene. Non sono i poveri, i diseredati ad imbrattare la città, ma forze oscure e reali che esistono: la speculazione, la rendita fondiaria e finanziaria, l’autoritarismo e l’autoreferenzialità della politica. Il povero che ricorre al furto compie una cosa illegale che va indagata: è dettata da una condizione di vita estrema. Il problema va risolto alla radice, fornendo istruzione, assistenza: si riduce così lo spazio del delinquere.
Il sindaco è comunque fiducioso nell’approvazione del piano sociale. Lo ha chiesto in una lettera ai ministri.
Ai tempi in cui operavo nelle baracche, chiedemmo al sindaco, al governo di allora di requisire le abitazioni vuote e darle ai poveri. La Pira lo faceva a Firenze negli anni ’50. Veltroni requisisca gli appartamenti non utilizzati.
Nella lettera Veltroni parla di una lista di immobili liberi…
In trent’anni, la politica edilizia a Roma ha costruito pochino sul piano dell’edilizia popolare. Veltroni dice anche di voler attingere a "fondi particolari", ma questi fondi non sono nati oggi, esistono da parecchi anni.
Che gioco fa Veltroni?
Non voglio pensare al gioco, ma ad un’insufficienza dello schema governativo della città che negli ultimi venti anni si è poggiato sull’immagine, sull’attrazione turistica. Si dovevano invece privilegiare la società e il sociale perchè ora lo schema non regge più. Bisogna pensare alla scuola, alla cultura di base: la programmazione di uno spettacolo per mesi non può assolvere alla funzione culturale, è solo un’offerta della quale la periferia e le fasce più deboli della società non usufruiscono. La cultura deve fornire gli strumenti per produrre cultura: se non ci sono, è come se offrissi una lettura di Dante ai cinesi. Mi mette paura il concetto dell’emergenza. Vorrei che fosse rispettato lo schema classico secondo cui la destra è per la repressione e la sinistra è per la prevenzione.
Veltroni ha risposto a "Scuola 725" con una lettera. Interlocuzione ancora aperta?
Noi consideriamo il dialogo aperto, ma per ora lui non risponde ai nostri interrogativi che concernono la politica che è saltata per aria, la crisi della politica che si rifugia nel personalismo, l’allarme per la democrazia. Il piano Amato era un’occasione per consultarci. E’ andata persa
Angela Mauro
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