Emma Bonino: lavorare per migliorare i servizi per i sordi

Valutare la fattibilità giuridica di una legge regionale che riconosca il linguaggio dei segni; definire una figura più specifica di assistente alla disabilità; applicare la legge finora inapplicata a sostegno delle famiglie disabili; fare una mappatura dei servizi per i disabili sul territorio: questi i punti proposti da Emma Bonino nel suo incontro con gli operatori assistenziali, all’Ente nazionale sordi, il 4 marzo 2010.

Emma Bonino è in piena campagna elettorale, la sua agenda degli impegni è fitta: si ferma solo una mezz’ora, ma tocca un bel numero di argomenti.

L’apertura è d’obbligo. Il caso della riammissione o meno della lista del Pdl, con la bufera politica e gli appuntamenti di piazza, non può non meritare almeno una dichiarazione. La Bonino è diretta: riammettere con una legge apposita la lista del Pdl sarebbe «porre una pecetta più illegale delle illegalità già compiute, perché temo che sia questa la strada dove ci si avvia». Altrettanto chiara la sua posizione: bisogna essere «preparati a dire dei no». Chiusa la parentesi, la Bonino si concentra sul motivo della sua visita al Ente nazionale sordi.

Emilio Reale, presidente del consiglio regionale Ens, spiega come la loro proposta di istituire la figura degli assistenti alla comunicazione sia stata respinta più volte, o sia rimasta impantanata nelle Commissioni parlamentari. Volevano riproporla, ma a questo punto hanno preferito aspettare la fine della campagna elettorale. Il problema comunque resta: la specificità del problema dei sordi richiede risposte apposite. Le azioni legislative, invece, sono andate in direzione contraria: si è scelto di definire un’unica figura di assistente alla disabilità.

Per uscirne, la questione si riduce ad una sola domanda, rivolta alla Bonino: sulla base delle opportunità fornite dalla riforma del Titolo V, si può riconoscere almeno a livello regionale la lingua dei segni?

Emma Bonino è chiara, nel rispondere: "serve un approfondimento giuridico. Sarebbe inutile procedere con una legge regionale che poi verrebbe impugnata dal Governo. Se invece le basi ci sono e sono solide, allora si può partire con un’azione politica".

C’è tanto da fare, in ogni caso, e la Bonino non si nasconde. "Vanno tutelati anzitutto i diritti civili e politici dei sordi, pretendendo che i servizi pubblici (Rai in testa) adempiano al proprio ruolo pubblico".

Altra questione da affrontare è quella dell’operatore: "serve indubbiamente una figura professionale specifica, ma serve anche la serietà di sedersi ad un tavolo e darsi un tempo massimo entro il quale decidere. Altrimenti, il rischio è quello di rimanere allo stato attuale.

Per quanto riguarda la legge per il sostegno alle famiglie disabili, è ora che venga applicata".

Indispensabile è anche una mappatura dei servizi esistenti sul territorio: paradossale per la Bonino che sia l’istituzione stessa la prima a non conoscere le realtà esistenti. Ancora: una mappatura è indispensabile per evitare duplicati di medesimi servizi in uno stesso territorio, oltre che per comprendere come e dove intervenire.

Un’ipotesi, che la Bonino sottolinea più volte essere una sua idea personale, non un programma di governo, potrebbe essere l’aumento del fondo regionale per la non-autosufficienza. Ma tutto passa per le verifiche del budget.

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