Francesco Guccini. La morte di uno degli ultimi poeti del “Tempo della privazione”

Nell'epoca seguita alla "Fuga degli dei dal mondo"

La scomparsa di Francesco Guccini ha evocato, negli oscuri e caotici meandri e cunicoli della mia memoria, un’antica e pressoché obliata elegia di F. Hoelderlin, uno dei maggiori poeti romantici di lingua tedesca: intendo “Pane e vino” (Brot und Wein), scritta agli inizi del XIX secolo.

In quei misteriosi versi Hoelderlin (fraterno amico di Hegel) si chiede “perché i poeti nell’epoca della privazione?” (Wozu Dichter in der duerftiger Zeit?).

L’epoca della privazione, secondo il poeta tedesco, è quella seguita alla grande fuga degli dei dal mondo, o alla “morte di Dio”, e quindi all’inizio di quella lunga notte segnata dal predominio della Tecnica e dall’oblio dell’Essere, vale a dire di quel fondamento comune che tiene uniti gli uomini tra loro, e gli uomini e tutto il vasto mondo della Natura (cielo, mare, terra, acque, aria, piante e animali.

Foto internet

Ebbene, la funzione dei poeti, in questa notte lunga e spaventosa, è quella, cantando, di seguire le tracce, le impronte degli dei fuggiti. Nel tempo della notte del mondo il poeta canta il Sacro, pur restando sul ciglio dell’abisso, dal cui precipizio, tenendo ben in alto la fiaccola della Poesia (l’unico linguaggio attraverso il quale riesce ancora ad esprimersi la verità dell’Essere), egli mette in guardia il resto dei mortali.

Francesco Guccini fu, nel corso di tutta la sua carriera di artista, uno di questi poeti e, in particolare, essendo poeta caro a Dioniso, il dio del vino, ha percorso le tracce del dio che (parafrasando Hoelderlin e il suo massimo interprete Martin Heidegger) “custodisce nella vite e nel suo frutto l’appartenenza reciproca originaria di Terra e Cielo come il luo della celebrazione dell’unione di uomini e dei (dei viventi e della Natura)”.

Ricordiamo il poeta Francesco Guccini con i versi della sua più struggente poesia:

CANZONE PER UN’AMICA (1968)

Lunga e dritta correva la strada
L’auto veloce correva
La dolce estate era già cominciata
Vicino a lui sorrideva
Vicino a lui sorrideva
Forte la mano teneva il volante
Forte il motore cantava
Non lo sapevi che c’era la morte
Quel giorno che ti aspettava
Quel giorno che ti aspettava
Non lo sapevi, ma cosa hai provato
Quando la strada è impazzita
Quando la macchina è uscita di lato
E sopra un’altra è finita
E sopra un’altra è finita
Non lo sapevi, ma cosa hai sentito
Quando lo schianto ti ha uccisa
Quando anche il cielo di sopra è crollato
Quando la vita è fuggita
Quando la vita è fuggita
Vorrei sapere a che cosa è servito
Vivere, amare, soffrire
Spendere tutti i tuoi giorni passati
Se presto hai dovuto partire
Se presto hai dovuto partire
Voglio però ricordarti com’eri
Pensare che ancora vivi
Voglio pensare che ancora mi ascolti
Che come allora sorridi
Che come allora sorridi

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