Gheddafi: ‘Non favoriremo nessun altro paese su gas e petrolio’

La sua terza giornata a Roma. Polemiche sull’atteggiamento provocatorio del Colonnello verso il sistema politico italiano
di Serenella Napolitano - 12 Giugno 2009

È giunta alla terza giornata la visita del libico Muammar Gheddafi. Nell’ultima parte ufficiale della sua visita, il colonnello incontra in mattinata gli imprenditori e una rappresentanza delle donne italiane, per chiudere nel pomeriggio con il faccia a faccia con il presidente della Camera Gianfranco Fini, prima di una tavola rotonda con lo stesso Fini e l’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema.

La permanenza a Roma sarà fino a domani, quando nella sua tenda beduina a villa Pamphili, riceverà le ultime visite della sua permanenza romana.
Il suo primo intervento è stato in mattinata con il presidente Confindustria Emma Marcegaglia e molti imprenditori italiani in base all’accordo che vede le imprese italiane in prima fila nei rapporti con la Libia. Secondo Gheddafi la Libia non favorirà altri paesi a spese dell’Italia, ma le imprese che lavoreranno in Libia dovranno essere esenti da corruzione, soddisfacendo il popolo libico. Scusandosi di quanto detto precedentemente ha continuato “Non vorremmo che un giorno una di queste imprese venisse accusata di questo e mandata via”. Dal canto suo la Marcegaglia ha affermato quanto sia importante questo accordo con il paese libico: molte sono già le imprese italiane in Libia come ENI, ENEL, Trevi, Tecnimont e Finmeccanica, per citarne alcune. Le imprese italiane che vorranno investire ed operare in Libia per lo sviluppo del Paese potranno insediarsi in una ‘zona franca’ che godra’ di un trattamento economico e fiscale ‘speciale’, dall’esenzione per 5 anni delle tasse sul reddito ai prezzi scontati di elettricita’ e gas. Il Presidente di Confindustria parla di ‘svolta’ dovuta anche al superamento delle condizioni storiche che hanno condizionato il passato dei due paesi.

Un secondo incontro all’Auditorium Parco della Musica di Roma lo vedrà faccia a faccia con il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna che ha più volte ribadito di fare un appello per le donne africane affinché possano vedere riconosciuti i loro diritti, in Africa come nel resto del mondo, e 700 donne esponenti del mondo imprenditoriale, politico e culturale italiano.

Alle 16.30 ci sarà l’incontro alla Camera con il presidente Gianfranco Fini. Quindi, nella Sala della Lupa, tavola rotonda d’eccezione organizzata dalla Fondazione Italiani europei con due ex ministri degli Esteri, lo stesso Fini e Massimo D’Alema e l’ex ministro degli Interni Giuseppe Pisanu.
Intanto in questi giorni varie sono state le polemiche intorno al trattato Libia-Italia, si è cercato infatti, di sottolineare l’importanza del rispetto dei diritti umani e del diritto d’asilo. Il consigliere Athos De Luca e il Capogruppo Umberto Marroni, protagonisti della dimostrazione del PD contro Gheddafi, dichiarano: “È giusto che un paese democratico come il nostro, nel perseguire la pace e il dialogo tra tutti i popoli del mondo, si incontri e stipuli anche accordi con regimi totalitari, purché questo dialogo e questi accordi servano a fare un passo avanti verso la democrazia e il rispetto dei diritti umani” hanno continuato “È giusto che l’Italia ripristini il pagamento delle pensioni di guerra ai titolari libici, e risarcisca dei danni procurati dal regime fascista e dal famigerato generale Graziani lo stato libico, come previsto dal Trattato. E’ anche giusto che la Libia restituisca i beni confiscati ai 35 mila italiani espulsi nel 1970, clausola non prevista dal Trattato”.

Lo stesso discorso è stato perseguito anche dal Consigliere del Comune di Roma Fabrizio Santori, che ha ricordato la clausola del 22 febbraio 2009 in cui venivano approvati i diritti degli italiani rimpatriati dalla Libia e le iniziative storico-culturali volte a diffondere i valori della libertà e dell’identità nazionale. Il suo discorso è stato rivolto al sindaco Alemanno affinché si faccia promotore di tale iniziativa e possa dare risposte agli esuli libici rimpatriati, diffondendo nelle scuole, con le dovute iniziative storico-culturali, quei valori dell’identità nazionale della quale il Paese ha sempre più bisogno. Forti critiche anche sull’ atteggiamento provocatorio che il colonnello ha avuto nei confronti del sistema politico.

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