

Intervista al giovane attore perugino protagonista della fiction di Rai Uno
Giovane, carino e di talento. Queste le caratteristiche principali dell’attore perugino Giordano Petri, reduce dal successo della fiction di Rai Uno “Rosso San Valentino” dove veste i panni di Marco l’antagonista della Famiglia Argenti.
Nipote del celebre regista Elio Petri, Giordano inizia il suo percorso artistico nella Scuola Nazionale di Cinema di Roma portando avanti numerose esperienze teatrali e piccoli ruoli in fiction come Don Matteo, Sei Forte Maestro, Il Sangue e la Rosa, Carabinieri, Il Commissario Manara, Ris Roma, Distretto di Polizia, Benvenuti a Tavola – Da nord a Sud.
La consacrazione arriva con il ruolo da protagonista nella pellicola “Per Sofia”, presentata con successo fuori concorso al Festival di Venezia. Questa parte vanta all’attore importanti riconoscimenti tra cui il Nino Manfredi d’Oro al Cinema come miglior attore Emergente e una Menzione speciale come Migliore Attore Protagonista agli Awards 2010 Sicilian Film Festival di Miami.
Abbiamo intervistato Giordano per farci raccontare la sua passione per la recitazione, il suo rapporto con la città di Roma ed il legame con suo zio.
Giordano, sei giovanissimo ma hai già una carriera che vanta partecipazioni e riconoscimenti importanti, possiamo dire che il tuo sogno si è realizzato?
Quando credi di essere arrivato sulla soglia c’è sempre un qualcosa di inspiegabile che ti manda tutto daccapo a riconsiderare, a ritrovare il coraggio o la voglia di lottare di nuovo, e trovare più peso alle nostre difese. Posso dire che recitare per me viene dal cuore ; è un mestiere molto impegnativo, che richiede sacrifici, parecchio studio e tanta preparazione. Certo una buona dose di talento è fondamentale, la predisposizione a recitare ed esprimere se stessi, comunicare senza imbarazzo è molto importante.
Ma non è tutto, per cui la capacità di concentrazione, la determinazione, la dialettica, la cultura e la predisposizione intellettuale sono elementi imprescindibili se si vuole iniziare un percorso formativo di recitazione, prima ancora di lanciarsi nelle prime esperienze lavorative e affrontarne i relativi casting. Tutto si può imparare con la volontà e spirito di sacrificio, con tanta disciplina; sapersene accorgere e saperlo poi sfruttare è il passo più importante per farsi notare, con la giusta mescolanza di ambizione e umiltà e non di presunzione.
Grande successo per la fiction di Rai Uno ‘Rosso San Valentino’, di cui sei uno dei co-protagonisti. Vuoi parlarci del tuo ruolo?
In Rosso San Valentino interpreto il ruolo di Marco, considerato da tutti un ceffo, un ragazzo vendicativo che deve riavere dei soldi prestati a Simone Argenti (Emanuele Bosi), fratello di Laura, e da lui persi in delle scommesse legate alle corse clandestine. Farò di tutto, non avrò alcuno scrupolo, pur di riavere quei soldi fino a far saltare un portavalori e la stessa casa degli Argenti. Un vero cattivo!
Parliamo del tuo rapporto con la Capitale. Quando ti sei trasferito dalla tua città a Roma quali aspettative avevi?
Mi sono trasferito a Roma ormai più di dieci anni fa. L’impatto ricordo che fu di bellezza. Ho avuto la sensazione di vivere in un luogo molto bello, pieno di fascino e di suggestione. L’occasione del mio trasferimento è stato per studio e poi per lavoro. I romani hanno una grande cordialità che a volte può anche sfociare in una grande amicizia.
Da un lato hanno questa grande simpatia e dall’altro lato quel “tiramo a campà – Famo domani – Chi se ne frega “. Però ai romani gli si perdona tutto perché sono simpatici e spiritosi.
Avevo un sogno nel cassetto, quello di diventare attore e grazie alla mia forza di volontà credevo che un giorno ce l’avrei potuta fare a realizzarlo ma non nella mia città. Quindi dopo vari ripensamenti e lavori precari paralleli agli studi giuridici fatti a Perugia, io sono umbro di Città di Castello, arrivai a Roma, nel 2000, per frequentare la Scuola nazionale di Cinema. Qui mi sono rimboccato le maniche per vivere, svolgendo dopo l’orario di lezioni, che andavano dalle 6 alle 8 ore al giorno, qualsiasi tipo di lavoro mi capitasse: dal barman al pony express, dal cubista in discoteca al cameriere…
Per un anno ho portato pure alle 5.30 del mattino i giornali free press fuori dalla metro…Non mi ero fatto molte aspettative sulla città visto che il mio unico pensiero era stare a scuola e dare il massimo per raggiungere il mio obiettivo… Per cui posso dire che non mi è stato difficile ambientarmi.
Cosa ti ha dato questa città?
Ho incontrato da subito ottime persone con cui ancora ci lega un profondo rapporto di amicizia..Roma ti permette ogni giorno di fare tante cose e diverse tra di loro vista la varietà di scelte disparate che offre.. Vado in bici, faccio passeggiate, ascolto la solitudine..Il mio rapporto con Roma è di amore, perché io riesco a vivere i lati positivi della città, di una Roma caotica, dove non c’è puntualità e dove ci sono molti problemi di traffico e di inquinamento..
Però muovendomi con lo scooter e facendo un lavoro sicuramente privilegiato, mi permetto sempre di amarla, perché anche quando si è soli, una camminata per le strade e nelle piazze romane ti rasserena. Per me Roma è la città più bella al mondo. La cosa triste è che ci si ricorda di Roma solamente nel calcio mondiale o nel campionato gridando “Forza Roma”, invece bisognerebbe capire che Roma è un gioiello straordinario che va però tutelato, perché sembra che non lo si capisca abbastanza.
Per uno che ama il cinema e il teatro come me c’è l’imbarazzo della scelta nel vedere certi spettacoli e film. Amo e ho sempre amato di Roma la serietà con cui affronta le sue sfide, la disponibilità della grandissima parte dei suoi abitanti, la bellezza geografica, il mare a pochi km raggiungibile anche in scooter .. e poi gli angoli di Roma vecchia, le pizzerie, l’Aventino, Trastevere e Rione Monti come bellezza e romanità, Diciamo che la Capitale mi ha adottato e mi rispetta…come una madre e non come una matrigna.
Quale angolo di Roma ami di più?
Difficile dire quale angolo preferisco, essendo Roma un museo a cielo aperto.. Tuttavia fra i tanti posti che frequento e che amo l’Isola Tiberina mi piace molto, perché io amo molto l’acqua. L’acqua mi dà molta serenità e tranquillità e quindi passeggiando e attraversando l’Isola Tiberina e i suoi due ponti mi rasserena e mi dà pace.
Con il Tevere ho un rapporto conflittuale. A volte ho un rapporto di malinconia, nel senso che il Tevere è un gradissimo fiume che purtroppo non viene valorizzato, utilizzato per quello che potrebbe essere un fiume. E’ malato perché viene continuamente trascurato, ecco.
Tu sei il nipote di Elio Petri, il grande regista fu autore di un’inchiesta dal quale fu tratto un film simbolo del neorealismo, “Roma ore 11”. Sono passati oltre 50 anni da quel film, del quale Elio Petri fu anche aiuto regista. In cosa è cambiata la Roma di quell’inchiesta?
Roma ore 11 è un album in cui le attrici che lo compongono ricostruivano sul set il corpo della donna italiana, le sue pulsioni, i suoi desideri, i suoi complessi d’inferiorità, le sue aspirazioni, le sue qualità, i suoi problemi di quel tempo.
Le ragazze dell’epoca si riconoscevano in quelle ragazze del film, nei loro sentimenti familiari, nei loro problemi sociali, alla ricerca di un lavoro che aprisse loro la via ad un domani migliore. Questo film indubbiamente rappresentò, forse unico, esplicitamente il tema della disoccupazione. Ciò che, a distanza di sessant’anni dalla sua irruzione nelle sale colpisce ancora di Roma, ore 11, è la sua straordinaria attualità, la capacità innata di cogliere il senso del contemporaneo , come del resto tutte le opere del periodo neorealista.
La storia – tra l’altro tratta da una tragedia realmente accaduta a Roma nel 1951, in via Savoia – delle duecento e più ragazze coinvolte nel crollo delle scale di una palazzina mentre sono in attesa di partecipare alla selezione per un posto da dattilografa, è la stessa che ogni giorno, in un’Italia in crisi (economica, ideologica, morale) vede uomini e donne confrontarsi con un sistema che li schiaccia senza considerarli, vedendoli come ingranaggi di quel mostruoso macchinario capitalista, contro il quale si combatte una battaglia quotidiana per la sopravvivenza.
Il problema della disoccupazione è tornato nel nostro Paese. I senza lavoro sono ormai 2 milioni .Tra i giovani i disoccupati sono un terzo del totale. E tra i giovani che lavorano un buon numero sono precari, non hanno sicurezza alcuna per l’avvenire,sono sottopagati. E se non ci svegliamo sarà ancora peggio di 60 anni fa!!!!!
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