Giorgia Ferrero: gradito ritorno in “Un posto al sole”

Nella soap opera di Rai 3, dal 3 ottobre per sei puntate, interpreta Martina Landi, l’antipatica cugina della protagonista Arianna
Riccardo Faiella - 11 Ottobre 2016

Ma è davvero così antipatica Martina?

Martina Landi è un personaggio che io amo – risponde Giorgia Ferrero – Non facile da interpretare: è antipatica, molto abile nel tessere la sua tela. È una donna che trama, ma ha delle motivazioni. Sa di agire nel giusto. Ha un grande senso di protezione nei confronti della cugina Arianna. Vuole darle un futuro certo. Non a caso l’ha fatta tornare a Siena, a lavorare nella sua azienda tessile, proprio per offrirle una vita migliore, di quella che le può prospettare Andrea. Per me Martina rappresenta una sfida, perché è un personaggio lontano da me. Nella vita reale non sono così antipatica. Anche se toccherà delle corde che io ho.

Per te è un ritorno sul set di Un posto al sole. Con i compagni come va?

Benissimo, con tutti: attori, tecnici, registi. La Rai a Napoli, è una famiglia. Mi sento a casa, mi coccolano. L’atmosfera è molto tranquilla. Un modo di lavorare che mette a proprio agio noi attori. E poi è un format che resiste da venti anni, ha un gran seguito. Il pubblico ritrova nella soap-opera, la propria quotidianità. Ti fa compagnia. E questa secondo me, è una cosa molto bella e interessante , anche da un punto di vista sociologico. La forza della serialità, rispetto a un film che fai dall’inizio alla fine. Quando un personaggio ritorna, hai sempre modo di scoprire e approfondire nuovi lati. È una continua ricerca, è sempre un nuovo copione, perché gli sceneggiatori continuano a scrivere.

Quindi non sai come andrà a finire il tuo personaggio.

Giorgia Ferrero e Samanta Piccinetti

Giorgia Ferrero e Samanta Piccinetti

Non si saprà mai, di tutti i personaggi. Spero che Martina abbia una lunga vita. Io la difenderò sempre. Noi attori, anche se interpretiamo un serial killer o un pedofilo, dobbiamo amare e difendere i nostri personaggi.

Parliamo della sacralità della recitazione.

Il teatro ha il gesto, la parola, il corpo. Il cinema, che io amo moltissimo, ha un altro modo di comunicare. Ha l’immagine. La tv è molto popolare, entra nelle case degli italiani, della gente. Ma l’attore ha il rispetto del proprio lavoro. Su qualsiasi palcoscenico o set tv o cinematografico, per noi attori non c’è differenza. Cerchiamo di dare il massimo sempre e ovunque.

Progetti futuri e programmi.

Ci sono delle opportunità all’orizzonte. Incrociamo le dita. Intanto continuo a portare in giro per l’Italia, insieme al Generale Luciano Garofano, il mio spettacolo sul femminicidio. Uno spettacolo dove io interpreto sia la vittima, la donna, che il carnefice, l’uomo. Ho collaborato anche alla scrittura, quindi è come se fosse mio figlio. Cercheremo di portarlo anche nelle scuole, a Parma. Questo per sensibilizzare i ragazzi, fin da piccoli, su queste tematiche che, purtroppo, sono sempre attuali.


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