Giovani aggressori di TBM diano una mano nello sportello immigrati

Proposta educativa delle Acli di Roma all’indomani della violenza ai danni di un cinese
Comunicata stampa - 3 Ottobre 2008

«Che tristezza – queste le prime parole del Presidente delle Acli di Roma Gianluigi De Palo, che ha commentato l’aggressione ai danni di un giovane cinese, avvenuta ieri a Tor Bella Monaca – . Prima di essere un episodio di razzismo, è purtroppo l’ennesimo triste episodio di violenza, che nasce in un contesto di evidente emergenza educativa. In una città come Roma è doloroso vedere come molti giovani, spesso minorenni, siano abbandonati a se stessi e girino per strada in cerca di sfoghi insensati. La violenza è l’espressione di un forte disagio sociale: la severità in casi come questi è più che legittima, anzi doverosa, ma perché atti del genere non si ripetano, occorre andare più in profondità, immedesimarsi ed estirpare le ragioni del disagio. Per questo, dopo una valutazione delle autorità competenti e nelle forme che riterranno più opportune, ci proponiamo di coinvolgerli nel nostro sportello immigrazione dove ogni giorno incontriamo decine e decine di immigrati per mostrargli quanto siano una ricchezza per la nostra città e per il nostro Paese».

«Siamo convinti – continua De Palo – che sia importante combattere l’illegalità da qualunque parte essa provenga. Molto spesso siamo portati a credere che ci siano illegalità di serie A e illegalità di serie B a seconda del fatto che a compierle siano cittadini italiani o immigrati. Non è così anche se mediaticamente, spesso, si percepisce questo. Roma che è il centro della cristianità deve essere un punto di riferimento dell’accoglienza e dei valori evangelici».

Le Acli di Roma, da sempre impegnate per l’integrazione e la cooperazione tra le genti, già da diversi anni, cercano di dare il buon esempio coinvolgendo gli immigrati nell’Associazione non solo come utenti di servizi. Basti pensare che nel Consiglio Provinciale sono presenti tra gli altri anche Mohamed Hassan Kalif, un immigrato somalo-etiope di religione musulmana e Aberash Bekele, immigrata somalo-etiope ortodossa.


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