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Giulio Aristide Sartorio (1860 – 1932)

Mostra antologica al Chiostro del Bramante fino all'11 giugno

Il DART-Chiostro del Bramante ha organizzato dal 24 marzo una grande mostra dedicata a Giulio Aristide Sartorio, uno dei grandi pittori italiani vissuto tra l’800 e il ’900, curata dal prof. Renato Miracco. La mostra, visitabile fino all’11 giugno, è presentata come la prima antologica dopo quella del 1933, con l’appoggio degli eredi Sartorio e del relativo Archivio.

La mostra ha voluto riunire opere che permettano di conoscere esperienze significative nel percorso pittorico dell’artista, dalla fine del 1800 al 1932, anno della sua morte.
Nell’esperienza sartoriana si può riscontrare l’idea di ricerca, progresso, di ricostruzione di una storia italica partendo dalle classi meno abbienti, come è visibile nei suoi primi quadri, con il dipinto "Malaria", esposto a Roma nel 1882, che presenta accenti di verismo umanitario.
Dal 1896 è intensa anche la sua attività di illustratore, ad esempio per D’Annunzio, di critico (per le esposizioni alla Royal Academy, per quella di Venezia…), così come di propulsore per un rinnovamento delle arti e nel 1924 è rappresentante dell’arte italiana nel periplo dell’America Latina sulla "Regia Nave Italia".

Sartorio è anche pittore di guerra, infatti egli ha dipinto più di cento quadri durante la Prima Guerra Mondiale, illustrandone gli episodi più significativi in 27 soggetti (Milano, Galleria d’Arte Moderna).

La mostra su un personaggio definito dallo stesso D’Annunzio "unico e grande per l’eccesso di lavoro, per passione di bellezza, per impazienza di creazione", è divisa in sezioni, ognuna delle quali cercherà di mettere in evidenza un particolare aspetto dell’arte sartoriana.

La prima sezione, in cui si può ammirare anche l’autoritratto conservato agli Uffizi di Firenze, è dedicata ai primi disegni dell’artista realizzati all’età di 17 anni e durante la sua frequenza all’Istituto delle Belle Arti di Roma. La prima sezione termina con alcuni frammenti del celebre quadro "I figli di Caino", ispirato ad un’opera letteraria di Leconte de Lisle.

Nella seconda sezione è esposto il quadro "Le vergini savie e le vergini folli" seguito da "Dante e Beatrice" del 1896 e "Allegoria" e "Pro-patria" del 1885. Una parte dellla sezione è dedicata alla "Madonna degli angeli", dove l’aspetto simbolico viene maggiormente evidenziato. Sartorio, pittore e autore sui saggi preraffaelliti è sicuramente la figura più interessante del simbolismo italiano. Come altri artisti anche egli era partito dal naturalismo e per lungo tempo si era dimostrato incerto tra la rappresentazione della realtà e l’evasione nei miti, nei sogni. In questi anni il pittore viaggia ed espone a Parigi, Londra, Berlino e questo aspetto internazionale nella mostra è illustrato da carteggi, dichiarazioni e recenzioni. La seconda sezione si chiude con il quadro "Sera di primavera" del 1894, di proprietà del Comune di Roma.

Un soggiorno in Germania (1846-1899 ), come insegnante alla Scuola di belle arti di Weimar, gli valse una conoscenza maggiore del simbolismo europeo.
I frutti di queste esperienze si possono cogliere nelle opere realizzate in quegli anni tra cui "La Gorgone e gli Eroi" e "Diana d’Efeso e gli schiavi" che si possono ammirare nella terza sezione della mostra.

La quarta sezione dà la possibilità di ammirare quadri in cui è visibile la continuità tra mito e paesaggio come "Pico Re del Lazio" e "Abisso verde", "Circe" e "Il carro L’aurora" del 1895. Nel nuovo secolo il linguaggio di Sartorio si caratterizza sempre di più in senso eroico: ne sono testimonianza il monumentale fregio della Biennale di Venezia del 1907 e quello realizzato nell’aula del palazzo di Montecitorio a Roma, del 1908-1912. Queste opere monumentali e retoriche hanno generalmente indotto a considerare involutivo il percorso seguito dall’artista; tuttavia questo giudizio non rende ragione della molteplicità di esperienze e ricerche di Sartorio che si cimentò anche nella grafica con il poema figurato "Sibilla" del 1922 e che ancora dipinse trepidi paesaggi.

Tra il 1892 e il 1896 realizzò una serie di acqueforti e di litografie della campagna romana di straordinaria suggestione poetica e di appassionata fadeltà al vero che non usò sempre perché ormai i suoi orientamenti si erano precisati in senso opposto.

Un’altra sezione è incentrata sulla produzione dei grandi quadri dedicati alla famiglia e a Fregene.

In un’altra sezione sono esposti oli di grande dimensione insieme ai lavori realizzati con le tempere. Per ricordare l’attività di regista del pittore, che tra l’altro ha girato alcuni filmati sulla scia di "Cabiria", con testo di D’Annunzio.
Una sala è stata dedicata al film "Il mistero di Galatea". Inoltre si ricorda anche l’attività grafica del pittore, che sin dal 1886 illustra alcune opere di Gabriele D’Annunzio come l’"Isotta Guttadauro" e "L’invincibile".

Nel 1928 il pittore svolge il suo lavoro nella decorazione a mosaico per il nuovo Duomo di Messina.
Concludono la mostra una serie di ritratti e progetti decorativi dell’ultimo periodo.

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