

Il lungometraggio, in anteprima al Politecnico Fandango nel quartiere Flaminio, narra di un uomo che lascia la caotica metropoli londinese per recarsi in un paesino del centro Italia
Holy Money è il film d’esordio come regista del direttore delle fotografia Maxime Alexandre, italo-belga classe ’71 professionista rinomato in ambito internazionale, che ha mosso i primi passi nel mondo pubblicitario approdando al cinema nel 2003.
Il lungometraggio, proiettato in anteprima al Politecnico Fandango nel quartiere Flaminio, identicamente a Un’ottima annata di Ridley Scott narra di un uomo che lascia la caotica metropoli londinese del business per recarsi in un paesino del centro Italia. Neanche a dirlo, anche qui il tema centrale è l’eredità di un vigneto e il relativo profitto che potrebbe avvantaggiare il proprietario. Mentre nel film di qualche anno fa Russel Crowe riusciva a trovare nelle colline toscane la propria pace interiore scandita dai tempi della vita rurale, qui il protagonista Aaron Stanford cade nella trappola di complotto organizzato a scopo di lucro da una galleria di personaggi sinistri che, citando l’archetipo romanzo vampiresco di Stoker, cerca di impossessarsi della proprietà fonte del sangue/vino di Sant’Angelo. Un bicchiere che si frantuma, il rumore di un colpo di pistola e il vino che si sparge…è questo il fil rouge della storia che lega la scena iniziale e l’inaspettata conclusione. Vino e sangue quindi, simboli sacri e terreni, di vita e di morte, che caratterizzano questo film poco convincente che vuole essere un thriller misterioso ma finisce solo col mettere in vetrina i paesaggi provinciali e il buon cibo tipico regionale.
Proiettato casualmente in una piccola sale cinematografica adiacente a un bistrot, è da menzionare esclusivamente per due caratteristiche: l’interessante operazione di marketing che è stata fatta in fase di produzione e che permette alle aziende, in questo caso enogastronomiche, di accedere a nuove possibilità di promozione sostenendo, nel contempo, la cultura, e la presenza di una sempre brava Valeria Solarino e di un cast per metà formato da attori italiani. Il product placement permette infatti a un brand e a un prodotto di entrare nelle scene di un film e trasmettere delle emozioni allo spettatore. In Holy Money si vedono tazzine di cremoso caffè, bicchieri di vino dall’aroma fruttato, formaggi e prosciutti di rinomate marche che mirano a raggiungere un pubblico internazionale. Come non ricordare la macchina simbolo di 007 o gli occhiali di Tom Cruise in Top Gun? Per testimoniare questa nuova svolta del marketing nel 2004 si contavano 30 aziende che hanno investito nel product placement per 10 film con una cifra di 800 000 euro, mentre nel 2007 sono state 86 aziende che anno investito per 26 film la somma di oltre 6 milioni di euro. In tempo di crisi questi dati fanno ben sperare, se non altro per i prodotti made in Italy.
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